Il 23 aprile la nuova edizione della Biennale di Venezia

SMA MODENA
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La curatrice della Biennale di Venezia 2022, Cecilia Alemani, parla dell’evento atteso da due anni a partire dal titolo scelto per la mostra: “Il latte dei sogni”. Un titolo non scelto a caso ma frutto dell’interesse della curatrice ai temi della contemporaneità che vengono mutuati da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011), attraverso il quale l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata.

E’ un universo libero e pieno di infinite possibilità quello descritto dalla Carrington che diviene allegoria dei nostri tempi, di un secolo (quello attuale) che racconta due facce della stessa medaglia: da una parte la grande libertà degli individui di vivere le infinite possibilità che vengono offerte, dall’altra la crescita esponenziale della tensione che grava, tal volta in modo intollerabile, sull’identità umana.
L’uomo del nostro tempo appare come essere sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente, perennemente smarrito e in perenne trasformazione.

L’esposizione “Il latte dei sogni” sceglie le creature fantastiche di Carrington, per concentrarsi sulle figure della trasformazione: come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano. Cambiano le identità fisiche e emotive dell’uomo con una velocità senza precedenti e in questo periodo storico la Biennale sente di doverne parlare attraverso i propri artisti, in massima parte di sesso femminile. La mostra ideata da Alemanni nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza molte domande che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo e che possono essere elencate di seguito:

Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?

A tali interrogativi questa edizione della Biennale Arte vuole dare il proprio punto di vista e tentare di rispondere, partendo dal presentare tre aree tematiche: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi; la relazione tra gli individui e le tecnologie; i legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra.

Molte artiste e artisti contemporanei stanno immaginando una condizione postumana, mettendo in discussione la visione moderna e occidentale dell’essere umano – in particolare la presunta idea universale di un soggetto bianco e maschio “uomo della ragione” – come il centro dell’universo e come misura di tutte le cose.

Al suo posto, contrappongono mondi fatti di nuove alleanze tra specie diverse, abitati da esseri permeabili, ibridi e molteplici, come le creature fantastiche inventate da Carrington. Sotto la pressione di tecnologie sempre più invasive, i confini tra corpi e oggetti sono stati completamente trasformati, imponendo profonde mutazioni che ridisegnano nuove forme di soggettività e nuove anatomie.

Oggi il mondo appare drammaticamente diviso tra ottimismo tecnologico e lo spettro di una totale presa di controllo da parte delle macchine per mezzo dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Questa frattura si è acuita ulteriormente con la pandemia da Covid-19, che ha intensificato ulteriormente le distanze sociali e ha intrappolato gran parte delle interazioni umane dietro i dispositivi elettronici.

La pressione della tecnologia l’acutizzarsi di tensioni sociali lo scoppio della pandemia e la minaccia di incipienti disastri ambientali ci ricordano ogni giorno che in quanto corpi mortali non siamo né invincibili né autosufficienti, piuttosto siamo parte di un sistema di dipendenze simbiotiche che ci legano gli uni con gli altri ad altre specie e all’intero pianeta In questo clima, sono molte le artiste e gli artisti che ritraggono la fine dell’antropocentrismo celebrando una nuova comunione con il non-umano, con l’animale e con la Terra esaltando un senso di affinità tra specie e tra l’organico e l’inorganico, l’animato e l’inanimato.

La struttura della mostra “Il latte dei sogni” si suddivide negli spazi del Padiglione Centrale, dei Giardini, delle Corderie, delle Artiglierie, del Giardino delle Vergini, delle Gaggiandre.

La mostra prevede i lavori di più di duecento artiste e artisti provenienti da 61 nazioni, di questi 180 sono alla loro prima Esposizione Internazionale di Arte. Per la prima volta la Biennale di Venezia include una maggioranza preponderante di artiste donne e soggetti non binari, scelta che riflette un ridimensionamento della centralità del ruolo maschile nella storia dell’arte e della contemporaneità.

Tommaso Villani