Da 532 a 515 istituti scolastici: in Emilia-Romagna il taglio di 17 autonomie imposto dal commissario ad acta rischia di trasformare le scuole in veri e propri “mega-istituti” con numeri fino a 2.500 studenti. Una decisione che la Regione contesta con forza, sottolineando come gli accorpamenti aggravino le criticità già presenti e mettano a rischio qualità dell’insegnamento, inclusione e sicurezza.
“Ci siamo opposti con fermezza a questa misura – spiegano il presidente Michele de Pascale e l’assessora Isabella Conti –. L’Emilia-Romagna è una regione virtuosa e ridurre le autonomie significa penalizzare chi già funziona, comprimere i diritti e scaricare sulle comunità scolastiche i problemi organizzativi e educativi”.
Il decreto, pubblicato dal commissario Bruno Di Palma, entra in vigore per l’anno scolastico 2026/2027 e riguarda tutte le province. Gli accorpamenti generano scuole di dimensioni insostenibili, con personale amministrativo e tecnico ridotto e un numero di studenti in crescita, una contraddizione destinata a ricadere sulle bambine, i bambini e il personale educativo.
“Non si tratta di un’opposizione ideologica – concludono –. Siamo favorevoli all’efficientamento, ma non a un efficientamento cieco che ignora le specificità territoriali e la complessità sociale. Difendere l’autonomia scolastica significa difendere la democrazia e il futuro delle nuove generazioni”.


