Langhirano entra tra i Comuni montani, Varano de’ Melegari resta escluso

Salta l’intesa Stato-Regioni sulla riclassificazione dei Comuni. Baruffi: “Criteri sbagliati, tuteleremo tutti con risorse proprie”

by Tatiana Cogo

Si è chiusa senza intesa la seduta della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, riunita oggi a Roma, sul provvedimento del Governo relativo alla riclassificazione dei Comuni montani. Un esito che, secondo la Regione Emilia-Romagna, era ampiamente previsto e che conferma le criticità già evidenziate nelle settimane precedenti.

“In tema di riclassificazione dei Comuni montani è mancata l’intesa, come avevamo anticipato – ha dichiarato l’assessore regionale alla Montagna, Davide Baruffi –. I criteri fissati a monte nella legge nazionale erano sbagliati e non potevano che condurre a un risultato insoddisfacente”.

In Emilia-Romagna il numero complessivo dei Comuni montani resta pari a 99, pur con alcune variazioni in ingresso e in uscita rispetto alla precedente classificazione.

Nonostante lo stop all’accordo, la Regione assicura che l’impatto del provvedimento nazionale sui territori sarà contenuto. Baruffi ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà tutti i Comuni montani, sia quelli inclusi sia quelli esclusi dalla nuova riclassificazione, ribadendo che la legge regionale continuerà ad avere un’impostazione inclusiva. Dove la normativa nazionale dovesse determinare una riduzione delle risorse, la Regione interverrà con fondi propri per ripristinare l’equilibrio costruito negli anni, da Rimini a Piacenza, senza alimentare contrapposizioni tra aree di crinale e vallate ma puntando invece su integrazione, cooperazione e solidarietà tra territori.

Una scelta resa possibile anche dall’aumento delle risorse regionali: nella legge di bilancio 2026-2028 il Fondo montagna è stato incrementato del 60%, proprio per prevenire gli effetti negativi di una riforma che rischiava di penalizzare alcuni Comuni. In questo quadro, restano esclusi dalla classificazione nazionale Varano de’ Melegari nel Parmense, Monte San Pietro, Sasso Marconi, Marzabotto, Borgo Tossignano, Casalfiumanese e Fontanelice nel Bolognese, oltre a Mercato Saraceno e Sogliano al Rubicone nel Forlivese-Cesenate. Entrano invece tra i Comuni montani Alta Val Tidone, Piozzano, Travo, Gropparello, Lugagnano Val d’Arda e Vernasca nel piacentino, Langhirano nel parmense, Modigliana e Civitella di Romagna nel Forlivese-Cesenate.

Va inoltre ricordato che la legge regionale dell’Emilia-Romagna riconosce già come montani 121 Comuni, un numero più ampio rispetto a quello previsto dalla normativa statale.

“Alla fine si è verificato quanto temevamo – ha aggiunto Baruffi –: mesi di contrapposizione tra Alpi e Appennino, tra Comuni di crinale e Comuni collinari, per decidere la distribuzione di 200 milioni di euro su circa quattromila enti locali. Un confronto che ha prodotto modifiche rispetto all’impostazione iniziale del provvedimento, riducendo i danni, ma che lascia irrisolti i problemi reali della montagna”.

Pur ribadendo il dissenso di fondo, l’assessore ha riconosciuto al ministro Calderoli la disponibilità a rivedere il testo originario, limitando gli effetti negativi della riforma.

“Proprio per questo – ha concluso – ci chiediamo se questa non-riforma valesse davvero la pena. Avremmo potuto impiegare questo tempo per concordare misure utili ad affrontare spopolamento, servizi e sviluppo delle aree montane. Il nostro dissenso non è mai stato preconcetto, come dimostra l’accordo raggiunto subito dopo sul riparto delle risorse: è interesse di tutti rendere disponibili ai Comuni montani anche le poche risorse che il Governo stanzia, ferme da cinque anni e senza alcun adeguamento all’inflazione”.

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