Musica, parola e memoria: al via la stagione concertistica 2026 del Teatro Regio

Carbonare, Trio di Parma e Marco Baliani inaugurano il cartellone nel Giorno della Memoria con Copland e Messiaen

by Tatiana Cogo

Un concerto che non è solo musica, ma atto civile, rito collettivo e testimonianza. Martedì 27 gennaio 2026, nel Giorno della Memoria, il Teatro Regio di Parma inaugura la Stagione Concertistica 2026 con una serata di grande intensità emotiva e artistica, affidata a tre protagonisti d’eccezione: Alessandro Carbonare, il Trio di Parma e Marco Baliani. Un incontro tra suono, parola e storia pensato per non dimenticare, per trasformare la memoria in esperienza viva.

Alle 20.30 il sipario si alzerà su un programma che attraversa il Novecento ferito, dando voce alla resilienza dell’uomo di fronte all’orrore. In apertura Vitebsk. Studio su un tema ebraico di Aaron Copland, seguito dal Quatuor pour la fin du temps di Olivier Messiaen, capolavoro assoluto nato nel 1940 all’interno di un campo di prigionia nazista. Un’opera che, ancora oggi, parla di speranza, trascendenza e libertà, nonostante tutto.

Il Trio di Parma

Sul palco, accanto al clarinetto di Alessandro Carbonare e al Trio di Parma – Ivan Rabaglia al violino, Enrico Bronzi al violoncello e Alberto Miodini al pianoforte – la voce di Marco Baliani accompagnerà il pubblico in un percorso di riflessione, intrecciando musica e parole attraverso i testi dello stesso Messiaen, trasformando il concerto in un racconto della memoria.

«Uno dei doni più straordinari della musica è la sua forza di connettere gli individui», sottolinea Giampaolo Bandini, direttore artistico della Società dei Concerti di Parma. «Ogni concerto di questa stagione è un focolare d’emozioni, un luogo dove le note si accendono e illuminano l’anima. Abbiamo scelto il fuoco come metafora di ciò che è primordiale e trasformativo: la musica brucia le barriere e ci unisce in un’unica, vibrante esperienza».

Il Quatuor pour la fin du temps, composto da Messiaen nello Stalag VIII-A e lì eseguito per la prima volta davanti a prigionieri e guardie, resta uno dei più potenti manifesti musicali contro la disumanizzazione. Ispirato all’Apocalisse, il brano non evoca la fine, ma l’inizio di un’eternità possibile, affidando al canto degli uccelli, alle armonie sospese e ai silenzi un messaggio di speranza che attraversa il tempo.

Alessandro Carbonare

La serata segna l’avvio di una stagione che da gennaio a maggio porterà sul palco del Regio grandi nomi della musica internazionale – dal Belcea Quartet a Grigory Sokolov, da Benedetto Lupo a Paolo Fresu e Giovanni Sollima – ma è proprio questo primo concerto a indicarne il senso più profondo: fare della musica un luogo di coscienza, di memoria e di comunità.

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