TeoDaily – Quando si parla di amori tormentati, la mente corre subito al dramma shakespeariano Romeo e Giulietta o, in seconda battuta, alle figure di Paolo e Francesca, narrati da Dante nell’Inferno. Meno nota, ma altrettanto intensa e drammatica, è la storia di Pietro Abelardo ed Eloisa, un legame che ha attraversato il Medioevo tra passione, scandalo e lettere memorabili.
Pietro Abelardo, teologo e filosofo francese, era celebre per la sua dialettica brillante. Le sue posizioni nella disputa sugli “universali” — concetti generali come uomo, animale, giustizia o bontà — animarono per secoli il dibattito filosofico e teologico: la questione era se questi concetti esistessero realmente come sosteneva Platone, o fossero solo nella mente o nel linguaggio, come sostenevano i nominalisti. Abelardo scelse una posizione intermedia, secondo il filosofo, gli universali non esistono come oggetti reali indipendenti ma esistono come concetto.
Gli scontri dialettici che lo vedevano coinvolto e da cui usciva sempre vincitore, attiravano folle non solo di studenti e studiosi, ma anche di cittadini comuni, che commentavano e dibattevano le sue posizioni quasi come oggi si fa sui social o nei bar. La sua fama era paragonabile a quella di una rock star o di un calciatore dei giorni nostri.
Eloisa, era una donna straordinariamente colta: padroneggiava latino, greco ed ebraico, un’eccezione per l’epoca, quando le donne erano escluse dalle scuole e dalle università. Sotto la protezione dello zio Fulberto, canonico di Notre-Dame, Eloisa entrò nell’entourage di Abelardo e ne divenne allieva; tra i due nacque presto un amore intenso e scandaloso. La loro passione portò alla nascita di un figlio e a un matrimonio segreto, proibito dalla posizione ecclesiastica di Abelardo.
La tragedia non tardò: Fulberto, sentendosi disonorato, assoldò uomini che evirarono Abelardo, costringendo entrambi a ritirarsi in convento. Nonostante la separazione, continuarono a scriversi lettere che sono oggi tra i testi più toccanti del Medioevo. Da queste emerge una visione dell’amore fuori dagli schemi: Eloisa non rinnegò mai il suo sentimento, mentre Abelardo trasformò la loro passione in un percorso spirituale rivolto a Dio. Non rinnegò l’amore che provò per Eloisa, ma concluse che l’amore romantico era un passaggio da superare per consacrare la propria vita a Dio.
Eloisa, al contrario, non smise mai di amare Abelardo e nelle sue lettere sottolineò di non aver scelto liberamente la vita monastica. Pur riconoscendo la fede, difese l’idea di un amore che non ha bisogno di vincoli sociali o matrimonio, assumendo una posizione sorprendentemente moderna per il suo tempo.
Abelardo viene tutt’oggi studiato come uno dei più importanti teologi e filosofi della scolastica. Eloisa meriterebbe una considerazione maggiore: fu una donna che combinava intelligenza, passione e coraggio morale, molto più moderna rispetto alla mentalità medievale, quasi un’antesignana dei diritti e delle libertà delle donne.
Oggi Pietro Abelardo ed Eloisa riposano insieme nel cimitero del Père-Lachaise a Parigi, meta simbolica per innamorati da tutto il mondo, testimoni di una storia in cui passione, cultura e tragedia si intrecciano in modo indimenticabile. Se come sosteneva Sant’Agostino, l’anima è eterna, ci piace credere che il tempo abbia ammorbidito le differenze e che i loro cuori abbiano ritrovato, nella distanza e nella memoria, la stessa passione che li unì in vita.
Buon San Valentino ai lettori di TeoDaily!
Paolo Mori


