Antonio Di Pietro, magistrato celebre per il suo ruolo chiave nel pool “Mani Pulite” che negli anni ’90 svelò il sistema di corruzione di “Tangentopoli”, parlamentare ed ex Ministro, è stato a Parma per sostenere il Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. L’incontro, molto partecipato, si è svolto alla Sala Conferenze dell’Assistenza Pubblica, articolato in due appuntamenti promossi dalla Camera Penale di Parma e dal Comitato “Sì Separa” della Fondazione Luigi Einaudi.
«Questa non è una riforma né della destra né della sinistra. Chi ci mette il cappello sopra è un “abusivo”, a cominciare dai berlusconiani – ha affermato Di Pietro -. È una riforma che interessa i cittadini perché dà una risposta che aspettiamo dal 1948. Io voto sì perché rappresenta la naturale conclusione di un processo democratico voluto dai padri costituenti e ribadito nel 1988-89 da Giuliano Vassalli, partigiano e uomo progressista di sinistra».

Il referendum si terrà il 22 e 23 marzo e chiede ai cittadini di esprimersi su una riforma costituzionale che interviene sull’assetto della magistratura. I quesiti riguardano tre punti centrali: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’istituzione di un nuovo organo costituzionale di autogoverno. Votare sì significa confermare la riforma, mentre votare no significa mantenere l’attuale assetto della magistratura. Non è necessario il quorum, perché si tratta di un referendum costituzionale (confermativo), non abrogativo; la sua validità dipende solo dalla maggioranza dei voti validi, indipendentemente dal numero di votanti.
L’ex magistrato ha sottolineato la complessità tecnica del tema: «Speravo che la questione si risolvesse in Parlamento, perché la materia è talmente tecnica che anche noi siamo dovuti tornare a studiare – scherza. Per i cittadini è molto difficile comprendere tutto, anche perché nel referendum sono racchiuse tre questioni enormi».
Di Pietro ha poi criticato duramente l’Associazione Nazionale Magistrati: «Oggi ci sono “imbonitori” che parlano ai tifosi. Ma c’è un fatto gravissimo per la democrazia: l’organo rappresentativo del 97% dei magistrati afferma il falso per indurre i cittadini in errore. Se si vota sulla base della suggestione, la democrazia è in pericolo».
Entrando nel merito della separazione delle carriere, Di Pietro ha dichiarato: «Solo in uno Stato autoritario il pubblico ministero e il giudice appartengono alla stessa famiglia. Era così durante il fascismo, quando il pm sedeva accanto al giudice nel processo inquisitorio. Oggi il pm è formalmente sullo stesso piano della difesa, ma di fatto giudici e pm continuano a decidere insieme carriere, incarichi e procedimenti disciplinari. Questo non va bene in una democrazia liberale».
E ha aggiunto con una metafora sportiva: «È meglio che l’arbitro faccia parte della famiglia degli arbitri e i giocatori di quella dei giocatori. Far parte della stessa famiglia non dà serenità».
Sul Consiglio Superiore della Magistratura, l’ex magistrato è stato altrettanto netto: «Oggi il Csm è sotto le spire di un’associazione privata, l’Anm, che decide chi deve entrarci, cosa deve dire e cosa deve fare. Questo non garantisce terzietà. La riforma della giustizia verrà dopo, ma quella della magistratura va fatta subito, altrimenti non si comincia mai».
Serena Brandini, consigliera comunale di Azione, ha ribadito la necessità di riportare il confronto sui contenuti: «Il dibattito è a un livello bassissimo e indegno, dominato da tifoserie. Se voti in un modo sei di destra, se voti nell’altro sei di sinistra. Ringrazio gli organizzatori perché ci permettono finalmente di entrare nel merito».

Luca Amadasi, referente cittadino del Comitato Sì Separa della Fondazione Luigi Einaudi, ha introdotto l’incontro sottolineando lo spirito dell’iniziativa: «Il comitato nasce per discutere seriamente della riforma, al di là degli schieramenti politici. Siamo in gran parte persone di centrosinistra che non si riconoscono in questo governo, ma affermiamo con forza che la separazione delle carriere non è né di destra né di sinistra».

Amadasi ha concluso: «Al centro della riforma c’è un diritto civile fondamentale: l’equo processo. Chi accusa e chi giudica devono avere ruoli distinti, senza commistioni, scambi di favore e opacità del Csm. Dal 1991 al 2025 si contano oltre 30.000 casi di persone arrestate ingiustamente, a fronte di pochissime sanzioni disciplinari. Un giusto processo oggi in Italia non è garantito. Non fermatevi agli steccati ideologici: un giorno potrebbe capitare a chiunque di trovarsi innocente davanti a un magistrato non imparziale, e a pagare sono sempre i più deboli, coloro che non possono permettersi di pagare un buon avvocato».
All’incontro sono intervenuti inoltre l’avvocata Cristina Sirignano, l’avvocato Stefano Freschi e la presidente della Camera Penale di Parma, Valentina Tuccari.
Tatiana Cogo



