REPORTAGE BIELORUSSIA – Varcato il confine bielorusso (leggi reportage1), dopo un paio di ore in cui si attraversa solo campagna si arriva a Minsk.
L’ingresso in cittร รจ accompagnato da strade enormi su cui si affacciano palazzoni con un’architettura rigorosamente Stalin’s Empire, rimessi a nuovo. Impressionano questi km e km di strade delimitate da fiori in vaso, senza che neppure un petalo sia sfiorito. Lo dico subito: durante tutta la mia permanenza a Minsk non ho visto una sigaretta per terra. Non una foglia di insalata per terra neppure al mercato cittadino. Non per nulla Minsk si รจ meritata la nomea di capitale piรน pulita del mondo.
Minsk รจ una cittร di due milioni di abitanti (fonte Wikipedia), anche se, devo dire la veritร , io ho visto poca gente in giro.
Alloggio all’hotel Minsk, 4 stelle, il piรน storico della capitale Bierlorussa. Lo stile รจ quello che volevo, che sognavo: sovietico allo stato puro. Quando entri nella hall ti illudi di essere un notabile funzionario bolscevico del PCUS: decoro retrรฒ, qualche raffinatezza, il tutto privo del lusso borghese che contamina le menti.
Andiamo a cena al Comrade Cafรจ, il ristorante piรน comunista di tutta la Bielorussia. Si entra in un palazzo con un ingresso abbastanza inquietante, e si accede al locale da dietro una scala buia. Falci e martelli enormi ostentati all’ingresso e piรน discretamente nel resto del locale. I bagni hanno il soffitto tappezzato di giornali dell’Urss.
Da quanto intuisco รจ un ristorante di sera e una mensa di giorno. Siamo solo noi due, e una decina di uomini, che parlano uno alla volta alzandosi in piedi. Secondo me รจ una cena di partito o di sindacato (ammesso che i sindacati sia tollerati in Bielorussia). Ogni venti minuti giรน, tutto in un fiato, un bicchiere di vodka alla russa, al comando di “hip hip urrร ”.
Per ordinare utilizziamo l’app Google Translate, perchรจ il menรน รจ scritto solo in cirillico e il cameriere non conosce una parola di inglese. Abbiamo mangiato delle verdure e delle patate, per stare nei primi danni.
E poi una passeggiata romantica per le vie quasi deserte di Minsk, attraversando via dell’Indipendenza (la strada principale della cittร ), da Piazza Lenin (oggi Piazza dell’Indipendenza), dove campeggia la statua del rivoluzionario bolscevico, a Piazza della Vittoria, dove si trova l’obelisco commemorativo della vittoria sul nazi-fascismo con davanti un fuoco sempre ardente.
Mi colpisce la bellezza del primo circo al coperto dell’Unione Sovietica voluto da Stalin (vedi foto sotto). Tra i 66 fissi e i 22 mobili dellโURSS il circo di Minsk era considerato il piรน pulito, accogliente e confortevole sia per gli artisti che per gli animali.

L’hotel Minsk si affaccia su piazza Lenin, la piรน monumentale, dove dominano i palazzi del Governo, del Comitato Esecutivo e dell’Universitร . Ci sono due o tre coppiette sedute su qualche panchina, nessun altro.
Una piazza che lascia a bocca aperta per il profumo di soviet che emana, da assaporare a occhi chiusi. Oso aggiungere a quell’atmosfera perfetta le note eteree, sognanti, da carillon triste del circo, di “On the sea” dei Beach House. Secondo me Stalin si sarebbe fatto stregare dalla voce di Victoria Legrand e l’avrebbe fatta risuonare a ogni spettacolo nel suo circo monumentale.
“Fuori sul mare potremmo essere perdonati.
I nostri corpi hanno fermato lo spirito che andava via.
Dentro o fuori tu vai,
nel silenzio della tua anima.”
Anche le coppiette avranno apprezzato la canzone che sublima il loro amore.
Andrea Marsiletti



























































