Sanità, Bocchi (FdI): “Pronto soccorso in affanno e servizi al collasso, ma la Regione premia i vertici”

Il consigliere regionale attacca la Giunta: “Bilanci in rosso, cittadini penalizzati e manager ricompensati. È un paradosso inaccettabile”

by Tatiana Cogo

Servizi sotto pressione, pronto soccorso al limite e cittadini chiamati a pagare il conto di un sistema che non regge. Ma mentre la sanità emiliano-romagnola arranca, i manager vincono. È un attacco frontale quello lanciato dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Priamo Bocchi, che interviene duramente sui premi di risultato ai direttori generali delle aziende sanitarie, dopo la risposta della sottosegretaria Manuela Rontini a un’interpellanza sul tema, con particolare riferimento all’Ausl di Parma.

“I conti non tornano, i servizi arrancano, ma manager e direttori generali trasformano un fallimento collettivo in un successo individuale – denuncia Bocchi –. Quando le aziende chiudono i bilanci in rosso e i cittadini devono mettere mano al portafoglio per coprire un buco da 200 milioni di euro, l’assegnazione di premi di risultato non è solo inaccettabile, ma contraria a ogni principio di etica pubblica”.

Per il consigliere meloniano, la Regione non può liquidare il problema come una questione tecnica o normativa, né continuare a nascondersi dietro il sottofinanziamento statale. “I problemi della sanità non dipendono solo dalle risorse – incalza – ma da una gestione inefficiente dei fondi, che vengono bruciati senza produrre servizi adeguati”.

Nel mirino finisce anche il mancato completamento dell’unificazione delle aziende sanitarie parmensi, obiettivo mai raggiunto nonostante fosse indicato tra i traguardi del mandato dell’ex direttore generale Massimo Fabi, oggi assessore regionale alla Salute. “Siamo ancora fermi – accusa Bocchi – con due strutture che viaggiano su binari paralleli, tra duplicazioni e sprechi che ricadono sui cittadini”.

La denuncia si fa ancora più concreta con una nuova interrogazione depositata sul Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Parma: sovraffollamento cronico, turni notturni coperti da soli due medici, personale allo stremo e pazienti già destinati al ricovero costretti a restare per giorni in PS per mancanza di posti letto.

A questo si aggiungono la carenza strutturale di medici e infermieri, il ricorso costante a cooperative e partite Iva, e una rete dell’emergenza-urgenza che, secondo il consigliere, continua a scaricare il peso quasi esclusivamente su Parma, lasciando ai margini Vaio e Borgotaro.

“Questo è il paradosso – conclude Bocchi –: un sistema che non funziona, ma che invece di fare autocritica scarica i problemi su cittadini e operatori, continuando a premiare i dirigenti. Per questo continueremo a incalzare la Giunta: a pagare non possono essere sempre e solo gli emiliano-romagnoli”.

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