Un appello giusto, doveroso, condivisibile. Ma anche, secondo il Sulpl, incompleto e contraddittorio. È questo il cuore della presa di posizione della segreteria regionale Sulpl Emilia-Romagna, guidata da Nicolas Gianni Brigati, che interviene nel dibattito sulla sicurezza riacceso nei giorni scorsi dalla firma del presidente Michele De Pascale a una richiesta formale rivolta al Governo per ottenere nuovi interventi in materia di ordine pubblico.
Un’iniziativa che il sindacato della Polizia Locale sostiene apertamente, ma che lascia sul tavolo una questione irrisolta: il recente stop regionale all’utilizzo del Taser da parte degli agenti municipali. Una decisione che, secondo il Sulpl, va in direzione opposta rispetto alle reali esigenze di chi ogni giorno presidia le strade, affrontando situazioni sempre più complesse e potenzialmente pericolose.
«Non possiamo non rilevare la distanza tra le parole e i fatti», sottolinea il sindacato. In un contesto sociale segnato da un aumento delle aggressioni e delle tensioni, il Taser – se accompagnato da una formazione rigorosa e controllata – viene indicato come uno strumento di tutela indispensabile, non solo per gli operatori ma anche per la sicurezza dei cittadini.
Da qui l’appello diretto al presidente De Pascale: rivedere la posizione assunta dalla Regione e riaprire il confronto. «Non vogliamo pensare che sia una scelta politica», chiarisce il Sulpl, ricordando che dietro ogni decisione ci sono donne e uomini in divisa che lavorano quotidianamente senza le tutele necessarie, ma sempre presenti nei quartieri, nei comuni, nelle città.
La richiesta è chiara e non ha il sapore di una rivendicazione corporativa: «Non chiediamo privilegi, ma dignità e sicurezza nello svolgimento del nostro lavoro». Un tema, conclude il sindacato, che dovrebbe unire la politica anziché dividerla, perché la sicurezza non è uno slogan, ma una responsabilità condivisa verso l’intera collettività.



