Val d’Enza, l’Ordine dei Geologi solleva dubbi sul progetto di invaso

Criticità geologiche e idrogeologiche potrebbero compromettere sicurezza, costi e impatti ambientali dell’opera

by Tatiana Cogo

La proposta di realizzare un invaso sul Torrente Enza, nelle ipotesi Vetto e Le Gazze, solleva perplessità importanti: lo evidenzia l’Ordine dei Geologi dell’Emilia-Romagna con una serie di osservazioni tecniche al Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap), presentate nell’ambito del dibattito pubblico. L’opera, sottolineano i geologi, comporta impatti permanenti sulla Val d’Enza e sulle comunità locali, e richiede un’analisi più approfondita delle criticità naturali presenti nell’area.

Tra le principali criticità emergono frane attive e quiescenti, alcune direttamente coinvolte nel bacino dell’invaso, che potrebbero rappresentare fattori escludenti secondo le norme tecniche per le dighe. Particolare attenzione viene posta sulla stretta di Vetto, dove versanti instabili, cavità naturali come la grotta Giulia da Neda (“Buche di Giola”) e spesse coperture detritiche richiedono studi geologici e strutturali ex novo.

Per l’ipotesi Le Gazze, i geologi segnalano frane storiche e attive che potrebbero compromettere sicurezza e funzionalità dell’invaso e interessare insediamenti abitativi. Ulteriori criticità riguardano il trasporto solido del Torrente Enza, che potrebbe causare interrimenti significativi in decenni, riducendo la vita utile dell’opera e aumentando i rischi idraulici a valle.

Anche la fattibilità della condotta Vetto–Cerezzola e l’analisi delle acque sotterranee risultano incomplete, con discrepanze rispetto ai dati Arpae. L’Ordine dei Geologi sottolinea la necessità di rispettare il principio europeo Dnsh (Do no significant harm) e di considerare l’effetto del cambiamento climatico sulla disponibilità idrica futura.

Viene inoltre evidenziata l’importanza di valutare alternative ai grandi invasi, come bacini consortili realizzabili in cave dismesse o in fase di escavazione, già previste dalla pianificazione provinciale, che potrebbero offrire benefici economici e ambientali senza i rischi associati a grandi sbarramenti.

In conclusione, secondo l’Ordine dei Geologi, le criticità geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche della Val d’Enza richiedono approfondimenti molto più estesi prima di qualsiasi decisione progettuale, pena rischi elevati, costi aggiuntivi e impatti permanenti sul territorio e sulle comunità locali.

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