«A Parma il sistema di videosorveglianza è ampio e articolato, con centinaia di telecamere e quattro centrali operative. Ma il numero delle telecamere, da solo, non garantisce più sicurezza», afferma Serena Brandini, consigliera comunale di Azione.
«Pur riconoscendo l’impegno dell’amministrazione per l’acquisto di nuove telecamere – continua Brandini – restano nodi irrisolti: non è chiaro come le diverse centrali operative siano realmente integrate tra loro, chi abbia la responsabilità del coordinamento complessivo del sistema e come venga garantito un controllo costante e continuativo del corretto funzionamento delle telecamere. Senza una regia unica, attiva H24, il sistema rischia di essere frammentato e meno efficace».
«Viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale – prosegue – e un sistema di telecamere di queste dimensioni non può poggiare su infrastrutture minime o obsolete. Servono server adeguati e sicuri sia per la gestione dei video che per lo storage dei dati e tecnologie intelligenti in grado di segnalare in tempo reale guasti e malfunzionamenti. Se ci accorgiamo che una telecamera non funziona solo dopo un reato, quando servono le immagini per capire cosa è successo e individuare i responsabili, significa che il sistema di controllo non sta funzionando. E senza quel reato, nessuno se ne sarebbe mai accorto».
«La videosorveglianza– conclude Brandini – è un patrimonio pubblico: senza tecnologia adeguata e regia efficiente, guarda ma non protegge. Da sola sicuramente non risolve il problema della sicurezza a Parma, ma resta uno strumento indispensabile per polizia locale e forze dell’ordine. Per questo non bastano nuove telecamere: servono responsabilità chiare, controllo costante e strumenti intelligenti che assicurino che il sistema funzioni davvero».



