Diga di Vetto, nasce il Coordinamento per la tutela del fiume Enza: “Un errore storico, istituzioni sorde”

Associazioni ambientaliste e comitati uniti contro il progetto della diga: rischio di danni irreversibili e spreco di denaro pubblico

by Tatiana Cogo

È nato in questi giorni il Coordinamento per la tutela dell’Enza, una rete di associazioni ambientaliste, culturali e comitati che denunciano con forza l’attuale percorso istituzionale volto a valutare la costruzione di una diga sul torrente Enza, nei pressi di Vetto. Un’opera definita senza mezzi termini “un errore storico”, destinata a produrre danni irreversibili al territorio e a compromettere il futuro dell’agricoltura della valle.

Ne fanno parte Università Verde Reggio Emilia, Lipu Reggio Emilia, Wu Ming Foundation, WWF Emilia Centrale e WWF Parma, Legambiente Regionale, Legambiente val d’Enza, Legambiente Reggio Emilia, Legambiente Appennino Reggiano, Legambiente Parma, Salviamo il Paesaggio Reggio Emilia, Associazione Terre di Canossa, Pro Natura Reggio Emilia, Pro Natura Val d’Enza.

La nascita del Coordinamento segue l’incontro di mercoledì 14 gennaio, durante il quale è stato presentato alle associazioni e ai comitati il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap) sulla diga di Vetto. Un appuntamento che, anziché chiarire, ha rafforzato le perplessità e le critiche dei partecipanti, evidenziando – secondo il Coordinamento – tutte le fragilità di un percorso giudicato frettoloso, opaco e inadeguato.

“La prima, grave criticità è il metodo – afferma il Coordinamento –. Per un’opera che sarebbe la più grande infrastruttura pubblica del territorio dopo l’Alta Velocità, il confronto è stato ridotto a due assemblee e a quattro incontri online, senza un vero dibattito pubblico. È un percorso formalmente legittimo, ma politicamente e democraticamente insufficiente”.

Secondo il Coordinamento, negli anni le istituzioni hanno evitato un confronto diretto con i cittadini, lasciando che il dibattito si sviluppasse quasi esclusivamente sui giornali. “L’unica vera informazione sul territorio è arrivata dalle associazioni, attraverso iniziative autogestite come le proiezioni del film La valle ferita. Un fatto che segnala in modo clamoroso la debolezza e l’assenza delle istituzioni pubbliche”.

Durissime anche le critiche al Docfap, giudicato un documento fragile, lacunoso e tecnicamente debole, non all’altezza della complessità dell’opera. “È paradossale – prosegue il Coordinamento – che si ipotizzi di spendere fino a 20 milioni di euro per un futuro progetto di fattibilità partendo da uno studio preliminare che non approfondisce adeguatamente gli scenari, vanificando di fatto la verifica reale dell’opzione zero, cioè la scelta di non costruire la diga. Così si rischia di buttare un mare di soldi pubblici in un progetto destinato a schiantarsi contro la realtà”.

Il Coordinamento denuncia inoltre l’assenza di una seria valutazione delle alternative reali, come ad esempio l’efficientamento delle pratiche irrigue, e contesta l’insistenza su una presunta scarsa qualità delle acque ad uso civile. “Su questo punto – affermano – chiederemo risposte pubbliche ai gestori del servizio idrico. Finora abbiamo ascoltato solo affermazioni generiche, prive di dati e di responsabilità”.

“Ci troviamo di fronte a un rischio concreto: un enorme spreco di risorse pubbliche e una scelta irreversibile calata dall’alto – conclude il Coordinamento –. Per questo continueremo a chiedere trasparenza, approfondimenti veri e un confronto pubblico reale. Il futuro della valle dell’Enza non può essere deciso in stanze chiuse o in incontri di facciata”.

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