Le recenti dichiarazioni del consigliere Vignali sul tema delle liste d’attesa, pur toccando una problematica reale e sentita dai cittadini, dimostrano una preoccupante superficialità e una palese disinformazione che non possiamo tollerare.
È nostro dovere, come rappresentanti delle istituzioni, fare chiarezza e non permettere che un dibattito così delicato venga inquinato da affermazioni imprecise e fuorvianti. Il consigliere Vignali confonde, in maniera inaccettabile, concetti fondamentali della gestione sanitaria. Permettetemi di essere estremamente chiaro:
1.Il Ministro e l’intramoenia: Vignali afferma che il Ministro direbbe il contrario di quanto sosteniamo, ma la realtà è ben diversa. Il Ministro della Salute ha più volte ribadito e normato che, in presenza di tempi di attesa eccessivi, le aziende sanitarie devono sospendere le attività in regime di intramoenia per i professionisti che non rispettano gli obiettivi di abbattimento delle liste. Non si tratta, come Vignali vorrebbe far credere, di un via libera indiscriminato, ma di uno strumento di controllo per garantire il diritto alla salute dei cittadini.
2.Confusione tra libera professione e prestazioni aggiuntive: Il consigliere Vignali sembra non distinguere tra la libera professione, dove il medico stabilisce il proprio onorario, e le cosiddette “prestazioni aggiuntive”. Queste ultime sono contratti specifici, spesso a 80 euro lordi l’ora, che le aziende sanitarie stipulano con i propri medici, al di fuori dell’orario di servizio, proprio per incrementare l’offerta e ridurre le liste d’attesa. Confondere questi due regimi significa ignorare le soluzioni che il sistema già mette in campo per rispondere alle esigenze dei pazienti.
L’illusione del “privato col ticket”: Ancora più grave è l’affermazione che i cittadini possano rivolgersi al “privato col ticket”. Questa è una mistificazione. Quando si parla di “ticket” in questo contesto, ci si riferisce a prestazioni erogate da medici ospedalieri che, in regime di attività aggiuntiva o intramoenia, utilizzano le strutture pubbliche. Non si tratta di un accesso agevolato al vero privato, ma di un’attività che rientra comunque nel perimetro del servizio sanitario pubblico, seppur con modalità diverse. Creare l’illusione di un accesso facilitato al privato tramite ticket è un inganno nei confronti dei cittadini.
Il problema delle liste d’attesa è complesso e richiede soluzioni concrete, non semplificazioni populiste o, peggio, disinformazione. Il consigliere Vignali, in quanto esponente di un partito che è parte del Governo nazionale, dovrebbe avere il dovere e la possibilità di proporre interventi strutturali a livello centrale, anziché limitarsi a critiche infondate e tecnicamente imprecise.
Ci aspetteremmo da lui proposte serie e fattibili, non la creazione di confusione su temi così delicati. La nostra amministrazione è impegnata quotidianamente per affrontare questa sfida, con azioni mirate e un dialogo costante con tutti gli attori del sistema sanitario. Invitiamo il consigliere Vignali a un confronto basato sui fatti, sulla conoscenza approfondita delle normative e su proposte costruttive, nell’interesse esclusivo della salute dei nostri concittadini.
Marco Alfredo Arcidiacono, consigliere comunale Pd Parma



