La scelta della direttrice di Teatro Due, Paola Donati, di autosospendersi arriva dopo settimane di polemiche, testimonianze e una sentenza che ha scosso profondamente il mondo culturale parmense. Ma per molte associazioni questo passo non rappresenta una vera svolta: è piuttosto l’ennesimo tentativo di archiviare in fretta una vicenda che ha fatto emergere un sistema di silenzi, omissioni e responsabilità diffuse. In questo comunicato, le realtà firmatarie spiegano perché l’autosospensione non basta e perché, davanti a decine di racconti di molestie e a una ferita ancora aperta, servano gesti radicali e un cambiamento reale, non solo di facciata.
Qui di seguito il comunicato stampa firmato da: Casa delle Donne e firmato da: Amleta, Centro antiviolenza di Parma; Europa Teatri, Festina Lente Aps, Gianluca Foglia Fogliazza, Giolli Cooperativa Sociale, La Paz Antiracist F.C., Lenz Fondazione, LOFT Aps, Maschi che s’immischiano, Progetti&Teatro Aps, Teatro del Cerchio, Teatro Necessario, Vagamonde Aps, Zona Franca Aps, cittadine e cittadini di Parma.
“Paola Donati si è autosospesa. E tutti ringraziano tutti, per il lavoro svolto, per la qualità, per la professionalità. Per ‘la corretta e positiva attività finora svolta’.
ll Cda e i soci, addirittura, ne prendono atto “pur ritenendo che non vi siano elementi tali da poter determinare la scelta”. Ecco fatto. Siete contenti? Andiamo avanti e non parliamone più. E allora a noi cosa resta da fare? Unirci ai ringraziamenti come se niente fosse? Come se non ci fosse la condanna di un tribunale, come se non ci fossero decine e decine di donne che in questo ultimo mese si sono unite al coro di chi in quel teatro ha subito molestie, per raccontare le proprie?
Dovremmo ringraziare la direttrice per “il suo senso di responsabilità”, arrivato dopo comunicati e interviste irricevibili per il loro tono supponente e arrogante? Il tono di chi non avrebbe fatto un passo indietro nemmeno se fosse stato l’ultimo? Dovremmo metterci l’animo in pace e tornare allegramente a Teatro Due? In effetti è un po’ questo che si fa in questi casi, si cambia perché nulla cambi e tutti fanno finta di crederci.
Con le parole di rito inviate alla stampa – la faccia pubblica – e quello che poi si dice a voce, nelle telefonate, nei commenti di corridoio, nelle chiacchiere a tu per tu. Perché sappiamo tutti che Paola Donati non si è dimessa ma solo “autosospesa” e che chi è stato nominato per sostituirla non rappresenta certo il cambiamento.
Perché, anche lui, come lei si è trovato fianco a fianco al regista che ormai tutti vituperiamo come unico “mostro”, gli ha fatto da assistente, lo ha tante volte visto e guardato e, se non ha mai sospettato che qualcosa nel suo comportamento non andasse bene, allora significa che anche lui è parte del problema. Perché qui il problema non è il mostro. I mostri non esistono senza una palude che li nutre e li fa sopravvivere.
È inutile che ce lo raccontiamo, ed è inutile che noi si faccia finta di credere a questo non-cambiamento. Meglio avrebbero fatto, tutti quanti, a fare ciò che solo Paolo Bocelli ha avuto il coraggio e la grandezza di fare davanti a tutti, a quell’incontro di metà dicembre a Teatro Due. La grandezza di dire “io mi autoaccuso”. Non di sapere, ma di non aver voluto sapere. E “io vi chiedo scusa”.
Capiamo la fretta di metterci una pietra sopra, ma le pietre devono stare dove stanno se non sono quelle giuste. Quando abbiamo chiesto un cambio di direzione a Teatro Due sognavamo un teatro nuovo, di persone nuove, come quegli studenti del corso di Alta Formazione di quest’anno che da soli, contravvenendo al proprio interesse, quando hanno saputo della sentenza sono scesi in sciopero, non sono più andati a lezione, hanno rinunciato alla propria formazione e a una possibile carriera (perché un corso a Teatro Due ti apre una carriera). Sognavamo persone che si assumono la responsabilità di quanto accaduto e che sanno rinunciare e fare passi indietro e mettere qualcosa di fronte al proprio tornaconto.
Persone che sanno riconoscere il male, parlare, denunciare, impedire. Paola Donati e il suo vice, che ora prende il suo posto, tutto questo non lo hanno saputo fare e non lo sapranno mai fare e a poco serviranno i loro regolamenti, i loro prontuari. Quando il diniego è l’unico orizzonte, non si può cambiare la realtà. Non si possono fare gesti coraggiosi. Perché senza la consapevolezza, anche degli errori fatti, non si cambia nulla.
E noi in questa autosospensione non vediamo consapevolezza, ma solo il tentativo, anche un po’ goffo e tardivo, di mettere una pezza laddove la realtà ha squarciato un abisso. E allora, se vogliamo davvero “non dissipare quanto costruito nel tempo”, come scrive il sindaco di Parma, non facciamoci bastare le pezze. Noi pretendiamo gesti coraggiosi e un’autosospensione in mezzo a mille ringraziamenti non lo è”.


