Notte di vibrante attesa del Natale, quella appena trascorsa, per le comunità ortodosse di Parma delle Chiese dei Santi Nectario di Eghina e Giovanni il Russo, di via Giusti, e delle Sante Donne Mirofore di borgo Santa Caterina.

Entrambe le parrocchie ortodosse, facenti capo al Patriarcato ortodosso di Mosca, celebrano infatti oggi, 7 gennaio, la Natività di Gesù, secondo il calendario giuliano, detto ‘vecchio’, rispetto al ‘nuovo’, il calendario gregoriano che la celebra il 25 dicembre. E così, in un’atmosfera molto sentita dai fedeli ortodossi, caratterizzata da una Liturgia ricca di antichi riti, simboli e canti propri della tradizione liturgica del cristianesimo orientale, si sono scandite attraverso un tempo lento, ben distante dal tempo accelerato e frenetico dell’oggi, le ore che hanno accompagnato la celebrazione del Natale.
Nel silenzio della fredda notte del 6 gennaio i tanti fedeli ortodossi, originari di diversi Paesi dell’Est Europa, accorsi con le loro famiglie per celebrare allo scoccare della mezzanotte la nascita di Gesù, entrando nelle rispettive chiese di via Giusti e di borgo Santa Caterina, si sono lasciati avvolgere dal caldo abbraccio delle luci delle numerose candele accese nei luminosi lampadari e candelabri dorati, e nelle tradizionali teche a sabbiera, per i “vivi” e per i “defunti”, così caratteristiche del rito ortodosso.
Tutto questo in un intenso gioco di luci e di ombre, avvolto in profumi d’incenso, teso a valorizzare le immagini delle sante icone dorate con le immagini di Cristo, di Maria Madre di Dio, dei Santi, dei Profeti e degli Apostoli contenuti nell’Iconostasi, la parete scolpita nel legno che separa la “navata”, lo spazio dei fedeli, dal “santuario” o “altare”, lo spazio dove si celebra il rito dell’Eucarestia prima di essere offerta ai fedeli stessi. Icone che sembrano muoversi di vita propria nel balluginio della luce liberata dalle decine di sottili candele accese in un rito dai richiami antichi, capace di coinvolgere i fedeli attraverso un’esperienza religiosa che nella Liturgia ortodossa è al contempo e inscindibilmente spirituale e sensoriale, coinvolgendo nei gesti, nelle posture, nelle sollecitazioni visive, dell’udito ma anche olfattive, l’intera corporeità che diventa partecipe attiva di un rito che si fa ponte tra cielo e terra. Una terra oggi sempre più martoriata da conflitti e da guerre, ma che proprio per questo, come afferma con forza e fiducia Padre Dimitrie Doleanschii, titolare della parrocchia dei Santi Nectario di Eghina e Giovanni il Russo, “ha bisogno del Natale”.
Infatti “il mondo – prosegue padre Dimitrie – purtroppo ha sempre avuto i conflitti e le guerre”, tuttavia “la Festa del Natale anche a distanza di secoli porta con la nascita di Gesù sempre l’annuncio e il messaggio di pace”. È per questo “che i pastori hanno sentito dagli Angeli annunciare: ‘gloria a Dio nell’alto dei celi, pace sulla terra e agli uomini della sua [ndr di Dio] benevolenza’”.
Quindi il Natale ci ricorda che “Cristo tramite la sua Nascita dona a noi la pace e vuole che i popoli la pratichino”. Difficile per padre Doleanschii non avere presenti i teatri di guerra in corso nell’Est Europa ed è per questo che egli rivolge un’accorata preghiera a Dio perché “nelle nostre terre la pace prevalga sulle armi!”. Ed anche se lo “spirito del mondo” con la sua mondanità e tragicità sembra a volte prevalere, per padre Doleanschii “non possiamo disperare, perché Cristo ha promesso di rimanere in mezzo al gregge, fino alla fine del mondo”.
Una promessa che per chi l’accoglie diventa una responsabilità da custodire e da condividere perché, come afferma padre Doleanschii, “grazie al Natale abbiamo visto con la nascita di Cristo la ‘luce che mai tramonta’” ed è per questo che “il Natale richiama i fedeli a esaminare se stessi e a far sì che il cuore di ciascuno di noi diventi una mangiatoia dove Gesù Bambino possa riposare. Perciò – prosegue padre Doleanschii – è molto importante che la luce del Bambino nato a Betlemme, rimanga con noi ed illumini il nostro camino tutti i giorni verso le opere buone e non solo a Natale”. Una luce di salvezza e di pace, quella portata nel buio del mondo dalla nascita di Gesù, che va quindi custodita, ma anche condivisa e praticata, perché rimanga accesa, ben oltre il giorno della festività del Natale.

Ed è proprio in questa prospettiva di “condivisione e comunione” che padre Doleanschii rivolge il suo migliore augurio di “un Buon Natale e di un benedetto 2026” a Parma, “a tutte le comunità ortodosse presenti in città, alla Diocesi e al suo Vescovo Enrico Solmi con il quale abbiamo sempre condiviso una bella amicizia fraterna”, ma anche “a tutti i cittadini di questa carissima nostra città, nella speranza che ognuno di noi contribuisca sempre di più al suo sviluppo culturale e spirituale in modo equilibrato, pacifico e fraterno”.
Fausto Pagnotta




