Emma Nicolazzi Bonati è una delle promotrici di Parma Capitale europea dei giovani 2027.
L’abbiamo intervistata per fare con lei il punto della situazione.
A che punto sono i prepara1vi per Parma Capitale europea dei Giovani?
A buon punto, stiamo seguendo il programma previsto nel Dossier con cui ci siamo presentati allo European Youth Forum, la nostra bussola. Abbiamo tanto lavoro davanti: concludere le coprogettazioni, mettere a terra il programma del 2027, rafforzare il legame con le altre capitali e molto altro.
Lo so, forse ancora non è chiaro alla città cos’è Parma European Youth Capital 2027: “capitale” può voler dire molte cose e a volte non ce le si sente tutte addosso. Tra i preparativi sarà fondamentale anche questo: far comprendere che PrEYC2027 è prima di tutto un grande laboratorio, non un “eventificio”; un processo, non una bandierina; un’opportunità, non un mero titolo. Infatti, ne stiamo già impostando la legacy.
Come siete organizzati? Qual è il rapporto col Comune di Parma?
Il 2025 è stato l’anno della struttura: abbiamo costituito il Consiglio Locale dei Giovani e il Comitato per Parma EYC2027, due piattaforme fondamentali per garantire che il percorso sia rappresentativo della città. Più di 30 organizzazioni giovanili hanno partecipato alla creazione del CLG, ad oggi un unicum in Italia: non un forum delle associazioni, non un consiglio comunale dei giovani e neppure una consulta, ma un’associazione di secondo livello, della quale possono far parte organizzazioni formali e non e singoli, autonoma e insieme riconosciuta dall’ente pubblico.
Il ruolo del Comitato è realizzare tutte le azioni e i contenuti del Dossier, un comitato di scopo, di diritto privato, i cui soci fondatori ad oggi Comune, Provincia, Università, CLG, UPI, PICS e CSV Emilia (e da statuto è prevista la possibilità per ulteriori di aggiungersi): non scontato, se consideriamo l’esperienza delle altre EYC.
Non avremmo potuto realizzare tutto ciò se non ci fosse stata una forte volontà del Comune, che mantiene la titolarità del percorso, ma soprattutto con cui continuiamo ad avere un confronto costante. Penso sia prezioso per tutti noi, giovani ed adulti, avere uno spazio in cui imparare ad osservare la città da differenti prospettive, in cui potersi “contaminare”, a volte anche discutere, sempre con la consapevolezza che l’obiettivo è comune.
Quali sono i progetti di Parma Capitale dei giovani su cui state lavorando?
C’è una grande coprogettazione in corso con proposte locali, nazionali ed europee. Il tutto andrà declinato e reso sostenibile all’interno di un programma coerente, che tra laboratori, festival, eventi e percorsi partecipativi, arriverà a superare le 200 iniziative. Ma, prima del 2027, il 2026.
Allora eccoci con un piccolo spoiler, che approfondiremo la mattina del 24 gennaio a Mi Prendo Il Mondo: già da questo settembre avremo 4 momenti di dimensione europea sulle 4 Vie della Trasformazione, ovvero sui nostri pilastri, che ci accompagneranno ad inaugurare il 2027.
Come state coinvolgendo i giovani della città? Quali risposte ricevete?
Una premessa: quando si parla genericamente di giovani si rischia di annullare sotto una macro etichetta persone con differenti esigenze, storie, idee. Non esiste una formula magica che vada bene per tutti: ci vogliono parole, spazi, metodi diversi.
Un ingrediente che non può mancare? Affidare responsabilità: quando l’altro sente fiducia, sente di essere parte di qualcosa. Non basta ascoltare: perché esista davvero una comunità, ciascuno deve avere un compito. Qui sta il processo. Abbiamo cominciato da amici e conoscenti, poi mappando le realtà giovanili del territorio e contandole una ad una. Abbiamo coinvolto le scuole e stiamo arrivando i neo rappresentanti. Ma non solo. Abbiamo riunito organizzazioni che si occupano di accoglienza e integrazione per avvicinare gli under35 ad una partecipazione effettiva: una pizza e una partita di pallacanestro possono essere un momento prezioso per raccontarsi come si vive la città, sentirsi visti e parte della comunità.
Prossimamente col CLG affiancheremo l’Unità di Strada in alcune uscite per raccogliere bisogni direttamente dalle voci dei ragazzi. Inoltre, nel CLG è emersa l’esigenza di provare a coinvolgere i carcerati under35, azione su cui ci stiamo triangolando con Comune ed associazioni. Come in tutti i progetti nuovi e complessi, le risposte sono varie: l’entusiasmo è notevolmente cresciuto negli ultimi mesi, ma mentirei se dicessi che la percezione è solo positiva. È naturale. Ed è proprio questa la sfida: far sì che il 2027 sia rappresentativo di tutti, anche di chi, per le motivazioni più disparate, è restio a partecipare.

Sui giornali e si si parla spesso di “baby gang” e di “maranza”. Cosa significa e cosa può rappresentare per loro Parma Capitale europea dei Giovani?
Premetto che ritengo entrambe le terminologie deprecative e svilenti. Qui torno sulla fiducia: se si continuano a chiamare “baby gang” e “maranza” giovani, per lo più minori, che delinquono e compiono atti violenti non si farà altro che incentivare un’evidente percezione di scollamento di questi ragazzi dalla città. Non è premendo verso i margini che si risolve il disagio sociale.
E non lo dico senza la consapevolezza che nella vita quotidiana si può “avere paura”: sono una ragazza di 22 anni e la sera non mi sento sempre sicura a camminare da sola, ma non è sfogando rabbia contro rabbia che si risolverà il problema, anzi. Parma EYC27 allora può avere un duplice effetto, diretto e riflesso. Da un lato gradualmente coinvolgere questi ragazzi nei processi non solo di ascolto, ma soprattutto di partecipazione attiva, assieme alle realtà che se ne occupano tutti i giorni, con la lentezza, delicatezza e attenzione che questo processo richiede: insomma, non aspettarli, ma andarli a cercare.
Dall’altro lasciare in città un rinnovato senso di comunità: perché se qualcuno sente di non potervi accedere, se la percepisce come esclusiva, se non si sente all’altezza – e di qui la rabbia e la violenza – allora quella non è una vera comunità, allora c’è qualcosa che non funziona.
Provare a lasciare una città che vuole conoscere, non ghettizzare. Sta anche in questo risemantizzare il concetto di “Capitale”: non qualcosa che sta in cima perché migliore, ma che sta in testa perché vede e vuole vedere. Ci proviamo. Ma possiamo farlo solo se ci proviamo tutti. Insieme.
Andrea Marsiletti



