La nuova classificazione dei Comuni montani accende lo scontro politico in Emilia-Romagna. Il gruppo del Partito Democratico ha portato il tema in Assemblea legislativa con un question time che contesta duramente gli effetti della cosiddetta Legge Calderoli, approvata dal Governo a settembre 2025, chiedendo una revisione dei parametri e l’apertura di un confronto in Conferenza Stato-Regioni.
La norma ridefinisce i Comuni montani basandosi esclusivamente su altimetria e pendenza, cancellando un’impostazione più ampia che teneva conto di fattori sociali, economici e territoriali. Secondo il PD, il risultato è un drastico ridimensionamento delle aree riconosciute come montane, con il rischio di escludere quasi il 40% dei Comuni dell’Emilia-Romagna oggi beneficiari di misure specifiche.
«È un approccio miope e centralista – hanno dichiarato i consiglieri regionali Matteo Daffadà, Barbara Lori e Andrea Massari – che rischia di colpire duramente vaste aree dell’Appennino e della collina. Questa legge crea divisioni tra territori e mette in discussione risorse essenziali per cittadini e imprese». In gioco ci sono infatti fondi per la manutenzione delle strade, criteri per il mantenimento delle scuole di montagna, incentivi allo smart working, agevolazioni fiscali per la casa e per le attività produttive, oltre al sostegno agli imprenditori agricoli.
Il provvedimento, secondo i dem, smentisce anni di politiche regionali orientate a una strategia unitaria tra montagna, collina e pianura, fondata su solidarietà e complementarità. «Invece di ridurre i divari territoriali, li amplifica», hanno ribadito.
A rispondere in Aula è stato l’assessore regionale al Bilancio, alla Montagna e alle aree interne Davide Baruffi, che ha confermato la linea di netta contrarietà della Regione: «Il confronto con il Governo è ancora aperto e non è stata raggiunta alcuna intesa. Il parere negativo di sei Regioni ha spinto il ministro Calderoli a prendersi ulteriore tempo. Questa legge restringe la platea dei beneficiari e mette in crisi strategie di sviluppo che legano Comuni di monte e di valle. Chi l’ha voluta tradisce la montagna».
Il confronto resta aperto, ma il tema è ormai diventato centrale nel dibattito sul futuro dell’Appennino e delle aree interne, tra equità territoriale e politiche di coesione.


