“Truffa BEC” da 11 mila euro a un’azienda di Busseto: smascherata la rete dei presunti riciclatori

by AndreaMarsiletti2

Hanno ricostruito passo dopo passo il percorso del denaro sottratto a un’azienda della Bassa parmense attraverso una e-mail ingannevole, individuando i presunti responsabili lungo l’intera filiera del trasferimento dei fondi: dal cosiddetto “money mule”, che avrebbe ricevuto il primo bonifico, fino agli intestatari dei conti utilizzati nei passaggi successivi.

È l’esito di una complessa indagine condotta dai Carabinieri della Stazione di Busseto, che, incrociando dati informatici e flussi bancari, hanno fatto luce su una presunta operazione di riciclaggio. L’attività investigativa si è conclusa con la denuncia di quattro persone e con l’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso dalla Procura della Repubblica di Catania. Gli indagati sono una donna italiana di 33 anni e tre cittadini stranieri di 66, 48 e 32 anni.

La vicenda risale allo scorso gennaio, quando un’azienda di Busseto è rimasta vittima di una truffa realizzata con la tecnica del “BEC” (Business Email Compromise). Un soggetto, fingendosi un dipendente dell’azienda temporaneamente all’estero e utilizzando un indirizzo e-mail contraffatto, ha contattato l’ufficio amministrativo chiedendo la modifica dell’IBAN per l’accredito dello stipendio e di alcune competenze arretrate. In buona fede, l’azienda ha disposto un bonifico di 11.000 euro, scoprendo solo in seguito di essere stata raggirata.

Dopo la denuncia, i Carabinieri hanno avviato articolati accertamenti tecnici per seguire le tracce digitali del denaro. Il primo riscontro ha condotto gli investigatori in Sicilia, dove è stata individuata una 33enne italiana, intestataria del conto corrente sul quale era confluita inizialmente l’intera somma. Secondo quanto ricostruito, la donna avrebbe agito come “primo livello” della catena, frazionando immediatamente l’importo con una serie di bonifici in uscita per rendere più difficile la tracciabilità dei fondi.

Seguendo questi movimenti, i militari hanno individuato il secondo livello della presunta rete. Una parte del denaro sarebbe stata indirizzata nelle Marche, su un conto intestato a un 32enne straniero, formalmente residente nella regione ma risultato di fatto irreperibile. L’uomo, secondo gli accertamenti, avrebbe messo a disposizione il proprio conto per ricevere i proventi illeciti, anche se l’operazione è stata in parte bloccata dai sistemi di sicurezza bancari.

La quota più consistente, pari a 7.700 euro, è invece approdata in Veneto, su un conto intestato a una ditta individuale. Qui i Carabinieri hanno identificato gli ultimi due indagati: un cittadino straniero di 66 anni, titolare formale dell’impresa, e una donna di 48 anni, delegata a operare sul conto. Attraverso una società che ufficialmente operava nel settore dei servizi e delle telecomunicazioni, i due avrebbero ricevuto il denaro proveniente dal conto della 33enne.

Le verifiche bancarie hanno evidenziato come le somme sarebbero state gestite senza apparenti giustificazioni commerciali e con modalità tali da ostacolarne l’identificazione, per poi essere trasferite verso circuiti esteri.

Al termine delle indagini, i Carabinieri di Busseto hanno ottenuto dall’Autorità giudiziaria il sequestro preventivo dei conti correnti, riuscendo a bloccare parte della somma sottratta. L’inchiesta ha così definito le posizioni dei soggetti coinvolti, chiamati ora a rispondere dell’ipotesi di reato di riciclaggio.

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