TeoDaily – Il Vangelo (immaginario) secondo Andrea
La notte era ferma, come se il cielo trattenesse il fiato. Betlemme dormiva dietro porte chiuse.
Maria e Giuseppe avevano trovato riparo in una piccola grotta usata per i pastori.
Nel grembo della donna che sedeva su una stuoia il cielo aveva trovato una casa più grande di sé.
Il volto di Maria era illuminato da una fiamma tremante che pareva non avere abbastanza forza per vincere l’oscurità. Eppure, negli occhi della donna brillava una luce diversa, più antica del mondo, che profumava di creazione.
Giuseppe le teneva la mano, senza parlare: era il silenzio di chi sa di essere davanti a un mistero che supera ogni domanda.
Il parto arrivò senza clamore. Nessun grido squarciò la notte: solo un respiro profondo, come se la terra stessa si aprisse per accogliere un seme divino. Il bambino nacque fragile, caldo come brace appena accesa. Maria lo prese tra le braccia e in quel gesto ogni timore si dissolse.
La grotta si riempì di un chiarore dolce, non forte come il sole ma simile all’alba che ancora non è, quando tutto promette e nulla è rivelato. La grotta era la porta attraverso cui l’eterno aveva imparato a respirare.
“È venuto come una parola sussurrata, eppure questa parola reggerà il mondo” mormorò Maria.
Il piccolo piangeva piano. Maria si avvicinò al suo volto, sfiorandogli la fronte con un bacio lento, come si fa con ciò che si teme di rompere. L’Onnipotente aveva disceso tutte le distanze per arrivare a un bacio di sua madre.
Il bambino si quietò per un istante, come riconoscendo da quel tocco la stessa voce che lo aveva accompagnato per mesi nel silenzio del grembo. “Tu sei il mio Signore e il mio figlio” sussurrò. “Ed entrambi vi porto nello stesso amore.”
Giuseppe, guardando il bambino che tremava di freddo, si chiese come potesse l’infinito aver accettato la misura del battito umano. Era un pensiero troppo grande per il suo cuore semplice. E tuttavia intuì qualcosa: se Dio si lasciava fasciare come un neonato, allora nessuna miseria, nessuna fragilità, nessuna lacrima dell’uomo gli sarebbe più stata estranea.
Giuseppe strinse il mantello attorno a Maria e al bambino. Posò lo sguardo su entrambi e comprese che quella notte non divideva più il prima dal dopo: la storia intera si era stretta in una culla di legno.
Fuori, ignara, Betlemme continuava a dormire.
Dentro la grotta, il mondo ricominciava.
Andrea Marsiletti
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