Venerdì 17 ottobre, al Teatro Farnese, alle 21, la città si ferma al battito dell’“orologio apocalittico”. In prima assoluta, “89 Seconds to Midnight” si propone come un viaggio sensoriale inquietante: un’opera in cui elettronica e canto lirico si intrecciano per evocare un mondo sull’orlo del collasso, e dove il silenzio è più assordante della voce.
Il Festival Verdi amplia i confini della contemporaneità con Ramificazioni, la sezione dedicata alle nuove opere, e affida al progetto Gradus in scena la missione di portare in scena le inquietudini del nostro tempo. Ed è proprio in questo contesto che debutterà “89 Seconds to Midnight”, un’opera audace che unisce elementi performativi diversi per sondare due nodi cruciali della modernità: la dimenticanza della cura e l’elusione della responsabilità.
La composizione è firmata da Maria Vincenza Cabizza, mentre libretto e regia sono affidati a Lisa Capaccioli. Il corpo e lo spazio dialogano grazie alla coreografia di Daisy Ransom Phillips, e ai contributi visivi di Francesca Sgariboldi (scene, costumi e video). Il sound design, curato da Davide Bardi, insieme al lavoro sulle luci di Andrea Borelli, costruisce un paesaggio sonoro immersivo che avvolgerà gli spettatori nello spazio scenico, grazie a un sistema ottico che rompe la separazione tra palco e platea.
Sul palco si muovono figure che incarnano archetipi umani e sociali: Maria Eleonora Caminada (soprano) veste il ruolo della Madre, Danilo Pastore (controtenore) interpreta il Figlio, Daisy Ransom Phillips, Marina Boselli (euphonium), Fanny Meteier (tuba) assumono le sembianze di presenze magiche e inquietanti, custodi di un destino invisibile.
La trama si dipana come un rituale: in un’ambientazione spoglia e sospesa nel tempo, un figlio accompagna la madre sul cammino verso una vetta, dove lei verrà abbandonata. Sull’orlo della notte, entrano in scena tre figure femminili che, come streghe, evocano una profezia e una scelta. L’orologio batte – 89 secondi separano i protagonisti dalla mezzanotte – e il mondo sembra retto da un pendolo etico che si inclina verso il declino.
L’elettronica diventa corpo, ambiente e oppressione, mentre il canto lirico — fragile come gocce d’acqua — emerge come resistenza, come tentativo di dare voce al silenzio. L’euphonium e la tuba amplificano questa tensione crescente, trascinando il paesaggio sonoro verso il margine dell’abisso.
Con “89 Seconds to Midnight”, il Teatro Regio di Parma celebra la Giornata Internazionale del Patrimonio Culturale Immateriale, rinnovando l’impegno per la salvaguardia del canto lirico italiano, riconosciuto come elemento culturale universale dell’Unesco. Il titolo stesso rimanda all’orologio del Giudizio Universale (Doomsday Clock): un conto alla rovescia simbolico che ci costringe a interrogarci sul tempo che resta e sulle scelte che rinviamo.
“89 Seconds to Midnight” non è solo uno spettacolo: è un invito a osare la riflessione, a rompere il silenzio e a misurare quanto peso hanno le nostre responsabilità. Un’opera che, nel suo linguaggio ibrido e coraggioso, ci sfida a tornare custodi del tempo e della vita comune.
Info: teatroregioparma.it



