Costruire comunità, prevenire il disagio e restituire ai giovani spazi e opportunità. È questa la sfida lanciata dalla Provincia di Parma e dalla Provincia di Reggio Emilia che uniscono le forze per contrastare il malessere giovanile e promuovere partecipazione attiva, benessere e inclusione sociale. Un progetto ambizioso che punta a intercettare fragilità e trasformarle in opportunità concrete per oltre 5mila ragazzi e ragazze del territorio.
Si chiama “Pregio: Parma (e) Reggio Emilia Giovani” ed è il progetto con cui le due Province — con Parma capofila — hanno partecipato al bando nazionale “ProvinceXgiovani” promosso dall’Unione delle Province d’Italia, ottenendo un finanziamento di 110mila euro su un investimento complessivo di 152mila.
L’iniziativa nasce dal lavoro dell’Ufficio Europa della Provincia di Parma e coinvolge sette partner: oltre alle due Province, anche UPI Emilia-Romagna, Asp-distretto di Fidenza, Consorzio Fantasia onlus e i Comuni di Fidenza e Fornovo.
Obiettivo principale è sviluppare un percorso integrato di prevenzione e contrasto del disagio giovanile attraverso partecipazione attiva, co-progettazione, educazione tra pari e rafforzamento delle competenze socio-emotive.
Il progetto avrà una durata di 18 mesi e prevede la costruzione di reti di comunità, attività culturali e sportive, laboratori e iniziative di cittadinanza attiva ideate direttamente dai giovani. Centrale sarà anche l’individuazione precoce delle situazioni di fragilità e l’orientamento verso servizi di supporto, rafforzando la collaborazione tra scuole, associazioni e centri giovanili.
Le azioni si concentreranno su tre direttrici principali: coinvolgimento dei ragazzi in percorsi partecipativi e attività educative; promozione del benessere psicosociale e del protagonismo giovanile e creazione di una rete territoriale efficace tra contesti formali e informali.
Nonostante un quadro socio-economico complessivamente positivo per i giovani tra i 14 e i 25 anni, nel Parmense emergono criticità significative legate al benessere emotivo e psicologico, con aumento di ansia, insicurezza e inattività. Nel 2023 i Neet — giovani che non studiano né lavorano — rappresentavano l’8,4%.
Le analisi territoriali evidenziano inoltre una carenza di spazi di aggregazione e opportunità strutturate, soprattutto per gli adolescenti e per chi predilige forme di socialità informali. Una situazione che può favorire fenomeni di isolamento, bullismo, vandalismo e microcriminalità, coinvolgendo in particolare giovani fragili e lontani dai contesti educativi tradizionali.
Tra gli obiettivi indicati dagli enti promotori figurano la riduzione dell’isolamento sociale, il miglioramento delle competenze relazionali e l’aumento della partecipazione attiva dei giovani nella vita della comunità. Previsti anche percorsi di educazione socioaffettiva, promozione della legalità e diffusione di pratiche relazionali sane.
L’iniziativa punta inoltre a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, terzo settore e servizi territoriali, con l’obiettivo di costruire comunità educanti stabili e inclusive.
Un investimento che guarda al futuro: contrastare il disagio oggi, per rafforzare la coesione sociale dei territori domani.


