Ogni volta che ho parlato di immigrazione, spesso nel pubblico contrasto politico, i miei interlocutori, rappresentanti delle forze di Governo, mi rispondevano che il mio essere “buonista” e ideologica mi impediva di riconoscere il vero!
Ebbene è la fonte ministeriale, libera da condizionamenti partitici o ideologici, che mette in chiaro i fatti: le politiche migratorie del Governo sono fallimentari con l’incremento degli sbarchi e la riduzione dei rimpatri.
Nel 2017-19 ci sono stati 154mila sbarchi e 19mila rimpatri mentre il periodo 2023-25 vede 290mila sbarchi e 17mila rimpatri. Non è questione di numeri ma di serietà da mettere in campo per il bene del nostro Paese, per il rispetto della storia del popolo italiano che ha visto milioni di suoi figli emigrare in cerca di pane e futuro.
Come parlare di questo fallimento certificato senza esser tacciata di politicizzare una tragedia che vede persone e Paese in difficoltà?
Credo occorra restare ai dati di verità oggettiva: i tagli ai fondi per l’integrazione e la scelta di emanare solo leggi restrittive non tutelano il benessere e la sicurezza dei cittadini nè, per dirla con parole di questo governo, difendono confini, identità, lavoro. Anzi con tali scelte si accrescono fragilità e insicurezze: chi non ha chance di socialità sana, chi è spinto fuori dal sistema di formazione e tutele finisce per alimentare sacche di illegalità.
Fa male all’Italia chi proclama di aver bloccato il fenomeno migratorio ma poi è smentito dalla realtà, e mostra anche inadeguatezza per le sfide che dobbiamo affrontare. L’Europa ci ricorda che da qui a fine secolo serviranno 150milioni di immigrati per sostenere il futuro, anche contro l’inverno demografico e per garantire i sistemi pensionistici.
Le disumane operazioni contro chi già rischia la vita in mare, spendere 800 milioni per un campo profughi in Albania, lesivo dei diritti, inutile e inutilizzato, puntare solo sui CPR (campi profughi), imposti al territorio e gestiti centralmente tutto grida di incapacità e non lungimiranza oltre che di brutta cultura che offende l’umanità.
La tragedia della migrazione non ha risposte immediatamente efficaci, lo dimostrano anche le nuove regole UE sull’asilo.
Le procedure accelerate, gli accordi con Paesi terzi e la lista comune di Paesi sicuri presentano criticità: il solo inserimento nella lista non è di per sé una garanzia che il Paese sia davvero ‘sicuro’ in maniera stabile e democratica. Inoltre l’esame delle domande di protezione partono dalla presunzione che esse siano infondate. Starà al richiedente provare il bisogno di protezione, ma chi fugge non ha certo rapporti facili con gli uffici preposti a fornirgli le prove richieste.
Occorre smettere di litigare sulla vita di troppi e riconoscere che il fenomeno migratorio è inarrestabile e deve essere affrontato con politiche comunitarie di accoglienza giusta e l’apertura di canali migratori sicuri e regolari. Non è questione di bontà ,ma di legalità, non un mondo senza regole ma neppure la negazione di possibilità per costruire sicurezze sociali e civili per tutti.
Gabriella Corsaro


