Monopattini a Parma, Ubaldi: “Controlli seri o sospendere il servizio”

La consigliera solleva il problema della sicurezza e della gestione del servizio in sharing, evidenziando carenze nei controlli e rischi per pedoni e utenti

di Tatiana Cogo

Tra monopattini in sosta sui marciapiedi e utenti che ignorano le norme di sicurezza, la micromobilità a Parma diventa terreno di confronto politico. A sollevare il caso è la consigliera comunale di Civiltà Parmigiana Maria Federica Ubaldi, che ha presentato un’interrogazione all’amministrazione Guerra per capire come intenda regolare il servizio di monopattini in sharing, alla luce delle nuove norme del Codice della Strada e dei recenti interventi in altre città italiane che hanno sospeso il servizio per motivi di sicurezza.

«Le risposte fornite — afferma Ubaldi — confermano, alla luce di una mala gestione sotto gli occhi di tutti, la mancanza di una vera e propria regia pubblica. L’attuale approccio mette a rischio la sicurezza degli utenti e dei pedoni e lascia troppo spazio all’autoregolazione dei gestori privati».

Un esempio emblematico riguarda il tema della sosta. «Mentre tutti vediamo quotidianamente monopattini parcheggiati sui marciapiedi — prosegue Ubaldi — l’amministrazione risponde che nell’ultimo anno è stata elevata una sola sanzione per sosta vietata». Nel contratto di proroga del servizio, inoltre, viene vietato il parcheggio solo sui cosiddetti “marciapiedi stretti”. «Si tratta di una formulazione ambigua e inefficace — spiega — perché non definisce criteri oggettivi e scarica sull’utente la valutazione di ciò che è “stretto” o “largo”. Ma soprattutto ignora le esigenze delle persone più fragili: per chi si muove con passeggini, carrozzine o ausili per la deambulazione, qualsiasi monopattino in sosta rappresenta un ostacolo. Questa scelta è incoerente con gli obiettivi di una città che dichiara di voler abbattere le barriere architettoniche».

Sul fronte delle violazioni durante la circolazione — mancato utilizzo del casco, trasporto di passeggeri e altri comportamenti pericolosi — le sanzioni salgono a 114. Un numero che, se rapportato ai 365 giorni dell’anno e all’uso quotidiano e diffuso dei monopattini in sharing, appare tutt’altro che elevato e indicativo di controlli sporadici e insufficienti. «Siamo preoccupati — continua Ubaldi — anche per la decisione di prorogare di altri tre anni il contratto con RideMovi senza introdurre alcuna miglioria nelle modalità di utilizzo del servizio. L’obbligo del casco non può restare una semplice indicazione scritta su un sito web: deve essere reso effettivo, verificato e sanzionato».

Le richieste rivolte al Comune sono chiare: controlli mirati e sistematici da parte della Polizia Locale, verifica dell’obbligo del casco e delle altre infrazioni, ma anche sanzioni nei confronti dei gestori in caso di violazioni ripetute. «Se non c’è la volontà di fare un cambio di passo — conclude — il servizio va sospeso o ritirato, come già avvenuto in altre città italiane ed europee».

«La micromobilità — conclude Ubaldi — non è un gioco né una moda. Il Comune oggi sta rinunciando a governare lo spazio pubblico, demandando tutto ai concessionari privati: un chiaro segnale della mancanza di una strategia pubblica. O si garantisce la sicurezza, oppure si abbia il coraggio di fermarsi».


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