La recente decisione della Regione Emilia-Romagna di abolire l’addizionale comunale sui diritti di imbarco aeroportuali, la cosiddetta council tax, per gli aeroporti di Parma, Rimini e Forlì rappresenta una occasione di rilevanza strategica per il futuro del sistema aeroportuale locale. La tassa, che fino al 31 dicembre 2025 veniva applicata ai passeggeri in partenza da questi scali, non sarà più dovuta a partire dal 1° gennaio 2026. Il provvedimento, approvato nell’ambito della legge di bilancio su richiesta della Regione, ha ottenuto un consenso trasversale a livello parlamentare.
L’eliminazione di questo tributo, benché limitata nel suo impatto economico immediato, è stata interpretata dalle compagnie aeree come un segnale concreto di apertura e di maggiore attrattività di mercato per gli aeroporti minori. In particolare, Ryanair ha accolto con favore la decisione, annunciando che è “pronta ad aumentare i voli sugli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma”, sottolineando come la riduzione dei costi di accesso possa tradursi in maggiori collegamenti, più aeromobili e tariffe competitive, come già avvenuto in scali simili in altre regioni italiane.
Questo scenario offre a Parma una finestra strategica che non può essere sprecata. Non è più sufficiente che lo scalo funzioni come semplice destinazione (ossia come punto di arrivo e partenza di voli programmati in modo stagionale o discontinuo) per generare effetti economici strutturali sul territorio. Una destinazione, per quanto utile, rimane un ruolo passivo, fortemente dipendente dalle scelte operative delle compagnie e privo di una reale capacità di pianificazione e governo del proprio sviluppo.
L’obiettivo da perseguire deve essere, con chiarezza, quello di rendere Parma base operativa per una o più compagnie.
Una base non è soltanto un aeroporto in cui si atterra e si decolla, ma un’infrastruttura in cui gli aeromobili sono stabilmente presenti, con equipaggi e personale dedicato, rotte regolari, frequenze elevate e programmazione annuale stabile. È questa condizione che garantisce continuità operativa, stabilità gestionale e reale capacità di governo dello scalo, elementi indispensabili per costruire uno sviluppo duraturo.
In questa fase, in cui l’eliminazione della council tax rende lo scalo particolarmente appetibile grazie a un vantaggio competitivo immediato di 6,50 euro per passeggero, diventa fondamentale che l’aeroporto di Parma non si limiti a dialogare con un singolo vettore, ma apra un confronto strutturato con più compagnie, facendo emergere quelle realmente interessate a investire sul territorio in modo stabile e industriale.
Solo in questo modo è possibile generare una pressione concorrenziale virtuosa, capace di rafforzare la capacità negoziale dello scalo e di consentire il conseguimento di condizioni più favorevoli non solo in termini di rotte, ma anche di investimenti, basi operative e presenza strutturale dei vettori.
Tale obiettivo presuppone un investimento consapevole e continuativo sulla funzione commerciale, attraverso l’avvio di una trattativa sistematica e trasversale con l’insieme dei vettori potenzialmente interessati, evitando approcci episodici o opportunistici. Un aeroporto il cui core business è rappresentato dallo sviluppo del traffico aviation non può, per sua natura, prescindere dall’esistenza di una struttura commerciale dedicata, stabile e adeguatamente qualificata.
Proprio l’assenza, negli ultimi otto anni, di una funzione commerciale strutturata ha progressivamente indebolito questa leva strategica, storicamente fondamentale per So.Ge.A.P., con ricadute evidenti sulla competitività complessiva dell’aeroporto e sulla sua capacità di costruire una visione autonoma e sostenibile di sviluppo.
Diventare base significa generare un impatto economico ben più significativo rispetto a una semplice destinazione: nuovi posti di lavoro diretti e indiretti, investimenti infrastrutturali, crescita del traffico passeggeri, rafforzamento dell’indotto turistico e produttivo. Le compagnie, quando basano aeromobili, portano con sé strutture, personale, manutenzione, servizi e una presenza stabile che trasforma l’aeroporto in un vero motore economico territoriale.
Esperienze analoghe dimostrano come politiche di riduzione dei costi di accesso agli aeroporti abbiano favorito l’apertura di nuove basi operative da parte delle compagnie low cost, con conseguente crescita del traffico e dell’occupazione.
Per Parma, la sfida ora è trasformare questa occasione in un progetto industriale concreto e coerente. Le istituzioni locali, il mondo economico e gli stakeholder devono lavorare insieme per non accontentarsi di una crescita episodica, ma per costruire le condizioni affinché lo scalo diventi strutturalmente centrale nello sviluppo economico e nella connettività del territorio.
In conclusione, la cancellazione della council tax non è una semplice misura fiscale: è una leva di politica industriale. Per Parma, coglierla significa smettere di inseguire soluzioni temporanee e assumere finalmente un ruolo attivo, ambizioso e stabile nel sistema dei trasporti aerei, trasformando il proprio aeroporto da infrastruttura marginale a punto di riferimento dinamico e competitivo nel panorama regionale e nazionale.
Luca Bocchialini
Cofondatore pagina Parma Per il Verdi



