C’era una volta una rana che affogò il topo. Esopo aveva già previsto i destini di Salvini e Di Maio

Lo scrittore dell’Antica Grecia Esopo aveva previsto i destini di Matteo Salvini e di Luigi Di Maio già nel 600 a.c quando scrisse la favola “La rana e il topo”.

C’era una volta un topo di campagna, col musetto simpatico e gli occhioni scuri, che incontrò una rana. Osservandosi al principio diffidenti, i due fecero presto amicizia e andarono insieme nel bosco in cerca di cose da mangiare. C’era un Governo da mettere in piedi.

Per non perdersi si legarono l’un all’altro con una corda chiamata “contratto”.

Trovano tanto cibo. Ne portò a casa di più la rana che ottenne il blocco dei porti, quota 100, un po’ di flat tax, l’immunità sulla Diciotti, la legittima difesa e le autonomie delle Regioni del nord. Il topo si accontentò del reddito di cittadinanza.

A un certo punto si avvicinano all’orlo di uno stagno.

“Non avere paura. Adesso ti aiuterò io” disse la rana al topo che non sapeva nuotare.

Ma una volta raggiunto il punto più profondo, la rana decise di uccidere il topo e lo trascinò nel fondo dello stagno. I suoi polmoni si gonfiarono d’acqua e l’animale morì affogato.

Il corpo esangue del topo galleggiava, legato al piede della rana.

Lo vide un minaccioso nibbio dagli artigli aguzzi: la crisi economica incombeva, i ricavi industriali erano calati verticalmente del 7,3% su base annua, lo spread schizzava a 500, l’Europa imponeva una manovra correttiva, la TAV era ferma, i TG riportavano tutti i giorni di truffatori che incassavano il reddito di cittadinanza, le difficoltà delle aziende preoccupavano più dei migranti, gli imprenditori erano in rivolta.

Esopo scrisse che il nibbio si portò via il topo e con esso la rana, legata alla carcassa del ratto, che servì pure lei per la cena dell’uccello.

Morale della favola: chi fa del male agli altri spesso da questa sua azione riceve lui stesso un danno.

Salvini saprà invertire il suo destino e sconfessare Esopo? Riuscirà a salvarsi sganciandosi, prima che sia troppo tardi, dal peso morto del topo che blocca le opere, incentiva l’assistenzialismo e il lavoro nero con il reddito di cittadinanza, che aveva perso la faccia sul balcone annunciando di aver sconfitto la povertà? Disconoscerà la sua amicizia dopo averlo spremuto e avere ottenuto da lui tutto quanto poteva dargli, fin a farlo immolare e massacrare dagli altri topi per assicurarsi la sua stessa incolumità?

Chissà, magari dopo le europee, non cambierà solo la maggioranza del Parlamento di Bruxelles ma anche il finale della favola di Esopo.

La rana si prenderà tutto il cibo, si metterà in proprio e sarà la regina incontrastata dello stagno.

E vivrà felice e contenta.

Andrea Marsiletti