Il Teatro Due di Parma è stato per anni (ma potrebbe esserlo stato per due decenni secondo l’associazione Amleta) il palcoscenico di violenze sessuali e psicologiche a giovani attrici. A definire i contorni di questa vera e propria “Mee Too” parmigiana vi sono le 113 pagine che compongono tre diverse sentenze: dei giudici di Parma (n. 593/2024 e n. 474/2025 tribunale del Lavoro di Parma) e Bologna (n. 46/2025 Corte di appello di Bologna).
Se i tribunali hanno fatto la loro parte, condannando per le loro responsabilità civili relative a condotte illecite (violenze sessuali e private e molestie di contenuto sessuale) l’autore delle violenze e la Fondazione Teatro Due ai risarcimenti (per complessivi 106.629,20 euro), ci sono ancora tanti, troppi, che non hanno invece fornito sufficienti giustificazioni alla loro inazione e alle loro mancanze: ciò che, secondo qualcuno, ha favorito e protetto un sistema fatto di omertà, silenzi, impunità. Tutto questo ha un peso politico che non può essere trascurato e che chiama in causa il governo attuale della città e quello della giunta precedente che, sia per le persone che per le scelte politiche amministrative, si sovrappongono fino a diventare un corpo politico unico.
A questa parte della politica, quindi al sindaco, agli attuali assessori e a chi oggi come ieri ricopre ruoli politico-amministrativi, rivolgo queste dieci domande alle quali credo sia necessario rispondere per poter dire che le responsabilità morali di questa odiosa faccenda sono circoscritte ai soli rei accertati in sede giudiziaria.
- Perché di fronte ad evidenti inadempienze il Sindaco, all’epoca dei fatti assessore alla Cultura, non ha preteso le dimissioni immediate della direttrice del Teatro Due Paola Donati ma l’ha invece ringraziata dopo la sua tardiva auto sospensione? Faccio presente che la direttrice artistica e organizzativa della Fondazione, oltre che procuratrice della stessa, per legge e Statuto è designata quale datore di lavoro e responsabile del controllo e della vigilanza sulle attività svolte, della gestione delle attività di formazione dei lavoratori, di cura e diffusione delle norme di prevenzione e protezione degli stessi.
- Perché, davanti alla sentenza di condanna e in seguito all’auto sospensione della direttrice, il sindaco Guerra, il vicesindaco Lavagetto e l’assessora regionale Allegni, hanno ritenuto di dichiarare “A Paola va il nostro apprezzamento per il lavoro così importante portato avanti con la sua direzione”?
- Perché Michele De Pascale ha accettato la candidatura nella lista “Civici per De Pascale” della direttrice del Teatro a sentenza (seppure di primo grado) emessa e dopo che la consigliera regionale di parità e diversi assessori regionali erano stati informati via PEC (13/07/2021) dei gravi fatti denunciati dalle due giovani allieve?
- Perché il sindaco di Parma e la Regione Emilia-Romagna non sono stati decisivi nel chiedere l’azzeramento del CdA della Fondazione Teatro Due?
- Perché il comune di Parma (che ogni anno finanzia il Teatro con 360.000 euro) informato via PEC dalla Fondazione del Teatro Due della ricezione della notifica dei ricorsi al Giudice del Lavoro delle due allieve del corso (26/1/2022) e della consigliera di parità (29/4/2022), il sindaco Pizzarotti e l’allora assessore alla cultura e poi sindaco Guerra non hanno avviato verifiche e chiesto chiarimenti?
- Perché il regista condannato è stato membro del CDA di Reggio Parma Festival fino al 10 marzo 2022 ed in sua sostituzione, dopo le sue dimissioni, la Fondazione i Teatri di Reggio Emilia, la Fondazione Teatro Due e la Fondazione Teatro Regio (soci insieme ai comuni di Reggio Emilia e di Parma) hanno nominato proprio la direttrice del Teatro Due?
- Perché la regione Emilia-Romagna ha continuato a co-finanziare il corso di alta formazione “Casa degli Artisti” senza avviare ispezioni o sospendere l’accreditamento della Fondazione come ente di alta Formazione?
- Perché la regione Emilia-Romagna non ha da subito attivato accertamenti sulla rendicontazione dei finanziamenti della formazione professionale a sostegno dei corsi in cui si sono svolte le violenze? Leggendo le pagine delle sentenze e le diverse testimonianze ivi contenute si apprende che talvolta le lezioni del corso subivano cambiamenti di sede e di orario (si svolgevano a domicilio del regista e in orari notturni): tutto ciò è incompatibile con un corso di formazione.
- Perché il Centro Anti Violenza ha ritenuto di non fornire assistenza legale ad una delle attrici? Ciò ha comportato l’allungamento dei tempi della denuncia e il raggiungimento dei termini di prescrizione?
- Perché non sono state ancora attivate verifiche interne alla Fondazione al fine di comprendere se negli anni si siano succeduti altri meccanismi di gestione arbitraria del Teatro? Ricordo che la Fondazione Teatro Due nel 2024 ha sostenuto 1,77 milioni di costo del personale (media di 65 dipendenti, la maggior parte dei quali stagionali), ha goduto di 3,1 milioni di contributi pubblici e avuto poco più di 563.000 euro di ricavi. Se confermato, per esempio, il fatto che tra i dipendenti figurino la figlia della direttrice e quella del regista condannato, si potrebbe pensare ad un certo esecrabile esercizio di “nepotismo”
Priamo Bocchi
Consigliere comunale e regionale di Fratelli d’Italia

