Bitcoin, quindici anni di corsa all’oro digitale

Sono trascorsi quindici anni da quando, nell’ottobre 2008, Satoshi Nakamoto pubblicava il white paper “Bitcoin. A Peer-to-Peer Electronic Cash System”, che gettava le fondamenta di un sistema di pagamento libero dal controllo di qualsiasi autorità pubblica.

Da allora Bitcoin è divenuto un fenomeno globale, che ha contribuito a modificare gli assetti economico sociali mondiali ed ha sviluppato un mercato da oltre 1.300 miliardi di dollari.

Se ne è parlato al convegno organizzato dai club Rotary Parma, Parma Farnese e Brescello Tre Ducati, in collaborazione con il Dimetech Lab del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma, istituito con lo scopo di promuovere iniziative di ricerca, didattica e divulgazione sui temi dei mercati finanziari e delle nuove tecnologie.

Dopo i saluti di Andrea Errera, presidente Rotary Club Parma, Lucio Riva, presidente Rotary Club Parma Farnese, ha aperto i lavori la prof.ssa Maria Gaia Soana, direttrice del Dimetech Lab e docente di Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari, rimarcando l’importanza della collaborazione tra Università ed associazioni del territorio sui temi dell’economia e della finanza.

Bitcoin e la nuova tecnologia Blockchain hanno rivoluzionato il sistema bancario finanziario, lanciando il messaggio che una nuova economia è possibile, non sottomessa alle autorità centrali e libera dalle regole della finanza.

Dal punto di vista giuridico – ha precisato Antonio Bodria, avvocato già presidente del Rotary Parma Farnese – la recente introduzione della prima disciplina organica del settore cripto-economico, sia in ambito UE (vedi i Regolamenti MICAR e Pilot) che in ambito nazionale (il Decreto Fintech), rappresenta certamente un meritevole ed incoraggiante passo avanti. Bisogna pur dire – prosegue Bodria – che la normativa che si riproponeva di regolamentare il mondo dei crypto-assets mostra già alcuni limiti, in parte forse inevitabili, in quanto si prefigge di normare attività che proprio alla normazione si dimostrano poco predisposti.

Resta il fatto che Bitcoin ha dato il via ad un Far West di circa 10.000 cripto valute, di cui proprio Bitcoin detiene una quota di mercato pari al 40% del totale.

A cosa è dovuto il successo di Bitcoin? Risponde Ferdinando Ametrano, docente di Bitcoin and Blockchain Technology all’ESSEC Business School (École Supérieure des Sciences Economiques et Commerciales) di Parigi e all’Università Milano Bicocca e Direttore esecutivo del Digital Gold Institute: “Bitcoin è un bene digitale trasferibile ma non duplicabile, cioè spendibile una sola volta (a favore di Tizio) ma non due volte (a favore anche di Caio). Essendo limitato a 21 milioni, abbiamo quindi per la prima volta in ambito digitale un bene intrinsecamente scarso, come fosse l’equivalente digitale dell’oro”.

“Se consideriamo il ruolo dell’oro nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza – conclude Ametrano – possiamo intuire che l’emergere del suo equivalente digitale, “liquido” come la musica ed i film che consumiamo oggi, è dirompente nell’attuale civilizzazione digitale e lo sarà ancora di più nel futuro della moneta e della finanza. Per questo il suo prezzo di mercato continua a crescere.”

Il prof. Giulio Tagliavini, docente di Economia dei Mercati e degli Intermediari Finanziari, intervenuto all’incontro, ha rilevato che Bitcoin ha certamente alcune caratteristiche molto marcate che lo qualificano come moneta, ma su altre caratteristiche ha contenuti ambigui. “Una moneta è sempre originata da un debito di una istituzione molto solida – spiega Tagliavini – una banca centrale il più delle volte. Questo ne stabilizza il valore in modo significativo. Bitcoin invece non prende vita da un debito di una banca centrale (e neppure di una banca di operatività ordinaria) e di conseguenza ha escursioni di prezzo che la rendono uno strumento incerto per la conservazione del valore. Gli investitori devono inserire le crypto currency in modo molto oculato nel loro portafoglio di investimenti, per una quota secondaria o addirittura marginale”.

“Investire su Bitcoin realizza qualcosa di rischioso – conclude Tagliavini – non legato a fenomeni sottostanti su cui sia semplice riflettere. Se scommettiamo su Jannik Sinner è perché lo abbiamo visto giocare, o perché abbiamo parlato con una persona che lo ha visto giocare. Nel caso del Bitcoin, scommettiamo sul rialzo di un fenomeno che è stato visto in azione, direttamente, da qualcuno che non conosciamo”.

Con la disciplina MICAR, introdotta dal legislatore europeo, si è voluto dare una regolamentazione ad un settore che è cresciuto rapidamente ed in maniera disordinata, senza specifiche tutele per i consumatori, spesso vittime di millantatori e truffatori.

Con il Micar la Commissione europea ha voluto regolamentare l’intero settore dei crypto-assets, spiega l’avvocato Giuseppe G. Luciani del Dimetch Lab dell’Università di Parma, intervenuto all’incontro. Il problema è che il regolamento Micar – continua Luciani – si applica agli emittenti di cripto-attività nonché ai prestatori di servizi in cripto-attività nell’ambito dell’Unione Europea, di conseguenza Bitcoin, che detiene la gran parte delle quote di mercato delle crypto-currency sfugge a questa disciplina. Sembra assurdo, ma con Bitcoin non è possibile individuare un emittente”.

“La disciplina Micar, invece – conclude Luciani – è di particolare interesse perché impone una serie di obblighi informativi e comportamentali a carico delle piattaforme di excange e dei prestatori di servizi di custodian, con conseguente configurazione di precise ipotesi di responsabilità nei confronti dei gestori”.
E’ un primo passo verso una efficace regolamentazione della disintermediazione?

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