INTERVISTA – Andrea Bertora (ex Indipendenti X Renzi): “Italia Viva non dovrà essere un cespuglio del Pd. Alleanze predefinite la depotenzierebbero”

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Lombatti
Andrea Bertora

Intervista ad Andrea Bertora, avvocato parmigiano, fondatore nel 2012 del Comitato “Indipendenti X Renzi Parma” a sostegno della candidatura di Renzi alle primarie del Pd.

Qualche anno fa, agli albori del renzismo, sei stato il fondatore del “Comitato Indipendenti per Renzi Parma”. Oggi Renzi ha fatto il suo partito a tutti gli effetti. Come hai accolto questo progetto?

Nell’ottobre del 2012, in occasione delle elezioni primarie del centrosinistra per la premiership, ci riunimmo, in una ventina di amici, molti dei quali privi di esperienze politiche alle spalle, nel comitato IndipendentixRenzi. Avevamo la convinzione di impegnarci, pur fuori dai partiti, per contribuire al superamento di una fase politica che ci sembrava improntata all’immobilismo, al congelamento degli assetti partitici e dell’inamovibile personale politico con la conseguente incapacità del sistema democratico di governare la delicata fase economica e sociale del paese (incapacità che aveva determinato la formazione del governo tecnico di Monti).

Vista da oggi – e sembra passato un secolo – è stata un’esperienza ricca di entusiasmo e di passione: tra una pizza e una birra, discutendo di un comunicato da lanciare o di un convegno da organizzare – riguardando il materiale di allora mi sorprendo di quanto eravamo stati attivi e contribuito al dibattito locale di allora -, parlavamo spontaneamente di futuro, di problemi, di prospettive, di proposte e non di strategie, tattiche o strutture politiche o partitiche.

Ma l’esperienza è rimasta inevitabilmente incompiuta. Infatti, al di fuori da ogni luogo della politica organizzata, le nostre energie, almeno come gruppo, erano destinate a disperdersi al termine della fase specifica in cui era nata.

Ecco: se l’iniziativa di oggi, ancora agli albori, avesse come obiettivo quello di ritrovare quelle idee, quello stile e quell’entusiasmo – che ovviamente non era solo nostro, visto che i comitati, di cui avevamo rappresentato “un’avanguardia”, erano poi fioriti numerosissimi – e sostenerle all’interno della dialettica democratica ed istituzionale, pur nella differenza delle sfide da affrontare nel contesto odierno, allora può certamente avere un senso, una funzione e un futuro e, quindi, nel mio piccolo, la mia simpatia.

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Cosa del “renzismo” deve entrare in Italia Viva e cosa deve rimanerne fuori?

Se Italia Viva aspira a diventare una “casa politica” stabile, e non un comitato elettorale funzionale all’estemporanea promozione del leader, deve, in primo luogo, individuare la sua missione, vocazione e caratterizzazione politica e ideale sulla base della quale elaborare gli specifici contenuti.

Io credo che l’azione politica e di governo di Renzi evidenzi una linea programmatica piuttosto coerente e uniforme, sufficiente a connotare il soggetto con un embrione di profilo politico: quello di un soggetto riformista, europeista e pragmatico, connotato da un idealismo senza illusioni – e quindi non populista – ed attento anche a quei segmenti produttivi e dinamici della società (o potenzialmente tali) di cui spesso alcune elaborazioni troppo ideologiche si dimenticano.

Da “profano della politica”, infatti, ho l’impressione che, nell’attuale contesto, i valori, le aspirazioni e anche gli interessi di importanti categorie sociali ed economiche manchino di una rappresentanza che sia effettivamente a queste corrispondente. La polarizzazione dell’offerta politica, infatti, produce linguaggi e contenuti spesso sopra le righe, con obiettivi puramente sensazionalistici, ma privi di proposte utili ed efficaci.

Invece, chi opera quotidianamente in micro o macro mercati, comunque di giorno in giorno più difficili e competitivi, non ne può più di sentire come le energie dei politici si consumino in continui e inutili proclami e polemiche e nemmeno di vedere provvedimenti demagogici e di breve respiro a fondo perduto per le sgangherate casse pubbliche.

Chiede, invece, una classe dirigente equilibrata che ascolti le sue istanze, contemperandole sì con quelle degli altri settori sociali, ma che cerchi di capire, ad esempio, perché condurre un’attività imprenditoriale, o comunque autonoma, nel nostro Paese sia più difficile, problematico e rischioso rispetto agli altri paesi occidentali, per non parlare di quelli emergenti.

Mi auguro, quindi, che sia questo l’aspetto “renzista” che connoti la nuova iniziativa, con uno stile ugualmente innovativo, ma forse più maturo e meno egocentrico rispetto a quello di cui Renzi ha avuto bisogno per farsi largo, così giovane, in un partito strutturato, stratificato e complesso come il Pd.

Quale credi debba essere il rapporto tra Italia Viva e il Pd?

Non ho riflettuto sulle strategie politiche di Italia Viva perché mi sembrano premature. Mi sembra ovvio, tuttavia, che il nuovo soggetto debba partire dal “costruire” il suo profilo politico e programmatico per poi verificare le eventuali convergenze anche pragmaticamente in relazione alla legge elettorale dell’elezione che si intende affrontare.

Peraltro, più l’elaborazione valoriale e progettuale sarà approfondita, accurata e completa, più l’iniziativa assumerà l’autonomia che auspico.
Infatti, per un progetto politico nuovo, in generale, precostituire alleanze predefinite ne depotenzia certamente l’orizzonte evolutivo: in altre parole, e nello specifico, la prospettiva di diventare un c.d. “cespuglio” stabile del Pd certamente non può entusiasmare nessun potenziale simpatizzante ed aggiungerebbe poco all’attuale scenario politico, soprattutto in un momento in cui mi pare che tale partito si stia legittimamente caratterizzando per un ritorno agli stili ed ai contenuti tipici della sinistra tradizionale, con il recupero del personale politico così orientato.

Del resto, bisogna, a mio parere, evitare che gli eccessi del “salvinismo” oscurino le altrettanto legittime istanze ed aspirazioni di un segmento molto vasto della cittadinanza – almeno così lo rappresentano i sondaggi – che, in realtà, non è mossa da istinti razzisti nè chiede che l’uscita dell’Italia dalla UE. Domanda piuttosto attenzione su temi oggettivamente seri come, ad esempio, l’autonomia regionale, protezione dai regimi fiscali vessatori, una corretta gestione dei fenomeni migratori, una tutela energica dell’Italia e dei suoi interessi presso gli organismi sovranazionali, maggiore attenzione sulle slealtà e distorsioni praticate da alcuni paesi esteri nell’approccio ai mercati ed alla libera concorrenza, e così via.

Renzi vs Salvini. Pensi sia questa la sfida futura della politica italiana?

Nel breve sembra essere così, visto che sono comunque i personaggi più capaci di attrarre l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
Nel medio periodo, confido in un contesto meno personalizzato e muscolare, dove la sfida democratica si produca, non tanto tra il carisma dei leader, quanto tra idee, progetti, programmi alternativi, ma tutti pragmatici ed equilibrati. E che, quindi, quelli estremi tornino confinati ai margini del sistema.

E ciò, non tanto per il timore della tenuta democratica del sistema, che mi sembra piuttosto consolidata (anche se i meccanismi sarebbero, sotto alcuni aspetti, da svecchiare). Ma perché le soluzioni estreme, che nascono da approcci estemporanei ed emotivi, alla prova dei fatti, sul medio/lungo periodo, non funzionano mai.

Andrea Marsiletti