INTERVISTA – Prefetto Garufi: “Non possiamo illuderci, le infiltrazioni criminali nell’economia di Parma ci sono”

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Di pandemia, sicurezza e ordine pubblico, di infiltrazioni criminali nell’economia parmense e di accoglienza, abbiamo parlato con Antonio Lucio Garufi, Prefetto di Parma dal maggio del 2020. Una città la nostra che Garufi ha conosciuto nel 1989, al suo primo incarico, quando ricoprì in Prefettura il ruolo di vice capo di gabinetto.

Eccellenza, è stato a Parma alla fine degli anni Ottanta, al suo primo incarico ed è tornato come Prefetto dopo oltre trent’anni, che emozione è stata e come è cambiata la città dal suo punto di vista?

Devo dire che ritornare come Prefetto in un luogo in cui si è esordito è un appagamento personale grandissimo, ma avverto anche un forte senso di responsabilità.

La città si è sicuramente evoluta, ho trovato molto più costruzioni. All’epoca la città era un po’ “sonnacchiosa”, non era vivacissima. Ora forse, anche per il successo dell’Università che richiama tanti giovani, grazie al fatto che il centro è popolato e pieno di locali è molto, molto vivace.

Io vengo da La Spezia che a causa delle dismissioni statali ha perso molti abitanti e prima ancora ero a Genova che di abitanti ne ha persi 200.000 in trent’anni. Questa città invece, anche per via dell’immigrazione, è cresciuta molto. Gli ambienti produttivi sono un richiamo: da quelli agricoli a quelli di trasformazione che qui sono di primaria importanza. Tutto ciò ha fatto sì che la popolazione aumentasse, il territorio si evolvesse e si antropizzasse ulteriormente. In trent’anni infatti si è passati da 150mila a oltre 200mila abitanti.

È stato assegnato a Parma fra la prima e la seconda ondata della pandemia, a maggio del 2020, che banco di prova è stato?

Complicatissimo e lo è tutt’ora, glielo assicuro. Ho trovato una città e una provincia molto provate, ancora molto scosse da quanto capitato. Nella seconda ondata il mondo sanitario ha reagito bene: non si è mai andati nemmeno lontanamente vicini alla saturazione e al collasso e questo è un elemento di grande vanto per la città.

Dal punto di vista economico produttivo ho raccolto il grido di dolore soprattutto del terziario, di commercianti e piccoli artigiani. Per molti versi, questo periodo non è ancora stato superato. Il mio rammarico però è unito all’apprezzamento per una terra e per gente che non si perde mai d’animo. Questo tessuto è solido e sta cercando di superare con le proprie forze le difficoltà. A tutte le associazioni di categoria imprenditoriali ho chiesto di essere attenti osservatori e segnalare subito qualsiasi situazione anomala, perché sicuramente l’esposizione a un rischio di offerta di capitali di dubbia provenienza potrebbe essere molto allettante in questo frangente. E per quanto mi dicono associazioni di categoria e sindacati dei lavoratori non stanno raccogliendo segnali negativi in questo senso. Forse esiste un ricorso al credito attraverso i canali ufficiali perché esiste un circuito di fiducia reciproca fra gli operatori economici e imprenditoria che negli anni si è consolidato.

Lei ha istituito per la prima volta a Parma il tavolo di concertazione previsto dal codice antimafia questo significa che un problema c’è, come è la situazione?

Il tavolo intende sostenere le aziende sequestrate per favorire la salvaguardia dei livelli occupazionali. Stiamo lavorando in stretto contatto con l’amministrazione giudiziaria che sta facendo un gran bel lavoro.

Da un recente sondaggio è emerso che la gente ora è molto più sensibile al tema delle infiltrazioni criminali nell’economia e questo mi fa piacere perché non ci possiamo illudere, dopo le evidenze giudiziarie, che in questo territorio non esistano, non è così.

A Parma come in generale in pianura padana lo schema di infiltrazione è classico e parte con la fornitura di professionalità alle imprese. Dobbiamo tutti quindi, accentuare la vigilanza perché questo è un territorio ricco e facilmente aggredibile e la gente è ancora, tutto sommato, in buona fede. Rimane però che la frode fiscale è ugualmente pesante anche se viene attuata senza metodi mafiosi, così come lo è l’intermediazione abusiva di mano d’opera. E torno a ripetere che sindacati dei lavoratori e le associazioni di categoria hanno un compito fondamentale. Certamente le forze dell’ordine e di polizia giudiziaria hanno le antenne dritte, ma non possono arrivare dappertutto servono denunce e segnalazioni, altrimenti i reati rimangono sommersi e non si possono contrastare.

In questo periodo la Prefettura ha a che fare con molte proteste di piazza e in particolare con quelle contro lo strumento del green pass, il suo collega di Trieste ha chiuso piazza Unità alle manifestazioni, succederà anche a Parma?

Sul piano dell’ordine pubblico stiamo vivendo un periodo molto intenso, possiamo dirlo. Si alternano manifestazioni, celebrazioni, eventi che comunque impegnano le forze dell’ordine che devono assicurare una cornice di sicurezza. Qui le manifestazioni sono piuttosto partecipate, però non abbiamo avuto specifiche criticità. Le forze di polizia hanno una buona interlocuzione con gli organizzatori, anche se bisogna dire che vengono alla ribalta nuovi individui per certi versi inediti a cui non è facile prendere le misure. Verosimilmente le manifestazioni no green pass proseguiranno, ma ci sono tanti altri appuntamenti. Non sempre riescono a darci i rinforzi dall’esterno, però devo dire che ho avuto una ulteriore dimostrazione di grande senso civico delle persone di questo territorio. Paradossalmente sono più preoccupato per gli elementi che vengono da fuori. Io sono sempre stato dell’idea che, da un lato, non bisogna avere paura dell’ordine pubblico se c’è un discrimine è quello dell’interesse collettivo e non può essere un singolo o un piccolo gruppo a mettere a repentaglio il benessere di tutti, dall’altro, c’è il diritto a manifestare che nessuno si sogna di comprimere o elidere. Vanno coniugati opposti interessi, ma qui non ci sono stati, nell’ultimo anno e mezzo grossi problemi.

Si parla spesso di sicurezza percepita, poi c’è quella “reale”. Quale è la situazione?

Partiamo da dei dati: l’andamento dei reati a Parma e provincia è in diminuzione, in città in modo più accentuato. In provincia dal 2017 al 2018 registriamo un -7,8% dei reati complessivi e -6,3 fra il 2018 e il 2019. Fra il 2019 e il 2020 siamo a -16,7%. In città invece, -8,7% dal 2017 al 2018; -9,2% 2018 al 2019 e -19,3% dal 2019 al 2020.

Quest’anno stiamo assistendo a una rinascita di fenomeni, almeno a partire da maggio. Però se vengono confermati i dati che abbiamo fino a settembre dovremmo essere in linea con lo scorso anno. La tipologia dei reati è però diversificata e sui vari indicatori si possono fare alcune riflessioni. La prima è che sono aumentati i delitti informatici come le truffe e le frodi che, dal 2019 al 2020, sono aumentate del 27% e la causa è ovviamente il lockdown.

I furti, che rappresentano la metà di tutti i fenomeni criminali, nello stesso periodo, sono diminuiti del 27,8%, in abitazione del 34%.

Le rapine nei negozi sono in crescita, però stiamo parlando di numeri davvero contenuti: 54 episodi in tutto l’anno, in tutta la provincia. Abbiamo analizzato comunque il dato e si tratta per lo più di furti aggravati da atto violento. Ma per intenderci non stiamo parlando di episodi del tipo: “mani in altro questa è una rapina”.

Questa città vive molti episodi di spaccio a cielo aperto e ultimamente registriamo anche il fenomeno delle baby gang, come fronteggiate questi fenomeni?

L’azione delle forze dell’ordine è costante, non passa giorno senza un arresto o una denuncia a piede libero, però ci dobbiamo confrontare con un sistema punitivo che è scarso dal punto di vista afflittivo. E la richiesta di sostanze è notevole, l’offerta è varia e a buon mercato e quindi alla portata anche dei giovanissimi. Come fronteggiamo il fenomeno? Ne parliamo ogni giorno, facciamo servizi ordinari e straordinari. Potenzieremo con fondi del ministero dell’Interno la video sorveglianza anche del Parco Ducale e riqualificheremo alcune aree potenziando la difesa passiva come per esempio il miglioramento dell’illuminazione. Armi totalmente vincenti non ce ne sono, altrimenti le avremmo già messe in campo, conduciamo una lotta quotidiana.

Per quanto riguarda le baby gang qui, in realtà, stiamo parlando di gruppi più o meno fluidi di ragazzi che, facendosi forza del fatto di essere in gruppo, sfogano la loro esuberanza. Molti di questi ragazzi deviano anche su alcol e droga. Abbiamo identificato tutti i coinvolti negli episodi che abbiamo avuto in queste settimane, in molti casi si tratta di minorenni e di buona famiglia. Danno come unica spiegazione: “eravamo in gruppo e ci siamo fatti trascinare”. Noi siamo attentissimi nell’attività di controllo e repressione e vorremmo che anche le famiglie degli interessati e la scuola fornissero maggiori strumenti ai ragazzi. Stiamo vivendo un momento non facile in cui la pubblica sicurezza è vittima di un costume sociale che si sta progressivamente deteriorando.

Un altro tema caldo che coinvolge la Prefettura è quello dell’accoglienza. Abbiamo assistito alla crisi afghana con molti arrivi in tutta Europa e anche a Parma. Inoltre gli sbarchi sulle coste siciliane sono quotidiani. Quante persone accogliamo sul territorio?

Recentemente abbiamo pubblicato i bandi per proseguire l’accoglienza nei nostri centri per 1300 posti (i Cas -Centri di accoglienza straordinari – ndr). Ho voluto confermare gli stessi numeri del bando precedente, anche se siamo in un contesto completamente diverso rispetto a tre anni fa. Per quanto riguarda i numeri dell’accoglienza dei richiedenti asilo, oscilliamo fra 500 e 550 persone che sono collocate soprattutto nel capoluogo. Ci vengono destinati, con una media di due volte a settimana, quindi con un certo ritmo, 6 – 8 persone per volta, sono numeri piccoli, ma in crescita. Riusciamo a compensarli, perché ci sono diversi percorsi di autonomia che si completano, tante persone trovano lavoro, casa e lasciano quindi l’accoglienza assistita. Altri vanno via e per alcuni purtroppo il processo di riconoscimento non va a buon fine. Dopo la crisi afghana ci sono state assegnate 50 persone che ora vivono tra Borgotaro e Fidenza, altri sono nei nostri Cas. Gli afghani hanno un percorso di riconoscimento molto rapido perché il loro status è quello di profugo politico. In ogni caso, chi lascia la propria terra non lo fa mai a cuor leggero, indipendentemente dal motivo, quindi noi abbiamo il dovere di accogliere al meglio.

Tatiana Cogo