La resurrezione di Kim (di Andrea Marsiletti)

Anch’io ho pensato che il Maresciallo Kim Jong Un potesse essere morto.

Tanti giorni senza mai apparire in pubblico e sui giornali nordcoreani, autorevolissime tastate come la CNN che lo davano per spacciato quando non già sepolto, professoroni universitari sedicenti esperti di Corea e di Cina che fornivano i dettagli del decesso, quando non del complotto, financo delle complicazioni di un’operazione al cuore che lo avrebbero ucciso. “Kim è morto. La fonte è l’ambasciata italiana in Cina” mi ha scritto lapidario in chat uno che crede sempre di essere bene informato. Uno dei tanti.

L’unica speranza erano le parole di Trump che aveva bollato il servizio della CNN come “fake news”.

La prima cosa che ho fatto è stato chiamare l’ambasciata nordcoreana a Roma, che mi aveva rassicurato ma, non me ne voglia il compagno Pak che legge questo mio intervento, i dubbi continuavo ad averli.

Per giorni ho fatto dei refresh sulla pagina web della Korean Central News Agency che di solito non è reticente nella pubblicazione delle immagini del Leader Supremo…. niente. Solo notizie su come la guida del Partito dei Lavoratori sta sconfiggendo il Covid-19… tutto molto interessante, per carità, ma diciamo che sapere se Kim Jong Un aveva raggiunto Stalin in cielo o se si trovava ancora tra noi a edificare il Socialismo lo era di più.

Ieri la KCNA ha fatto definitiva chiarezza pubblicando la notizia e 21 foto di Kim Jong Un mentre inaugura una nuova fabbrica di fertilizzanti.

Ciò ha dato tregua al mio whatsapp che per giorni era stato bersagliato di messaggi (anche di meme, a dire il vero) che mi chiedevano informazioni sullo stato di salute del Maresciallo. Mi hanno scritto persone comuni ma anche personaggi insospettabili e molto importanti, imprenditori, parlamentari di varie province, sindaci e amministratori.

In tutti loro ho avvertito un sincero dispiacere perchè Kim fosse morto o potesse essere morto. Una preoccupazione trasversale, da sinistra al centro a destra, non solo tra le file dei marxisti leninisti o degli studiosi dell’ideologia dello Juche.

Sì, il paradosso è che Kim Jong Un, un leader che sta interpretando il socialismo senza compromessi e con la massima determinazione, è tanto apprezzato tra le fila della destra, anche estrema, per l’ordine che impone, il militarismo del Songun, le frontiere invalicabili, la contrapposizione agli Stati Uniti, la sfida di Davide contro Golia.

Chissà, se fosse morto Kim forse avrebbe preso il posto di Che Guervara.

Sì, proprio del rivoluzionario cubano morto giovane e bello e poi assurto alla dimensione del mito. Lo scatto “Guerrillero Heroico” del Che è diventato uno dei più famosi del XX secolo, tanto da essere stato il più riprodotto nella storia della fotografia su stampe, bandiere, poster, tappetini per il mouse, felpe, bandane, bikini, tatuaggi, t-shirt, più ancora delle foto di John Lennon e Jim Morrison.

Non so dire se la foto di Kim Jong Un che scruta in cielo le scie dei missili balistici intercontinentali avrebbe sostituito quella di Che Guevara nella cornice appoggiata sul comodino.

Non lo so, chi lo sa. Avrebbe potuto essere.

Del resto sembrava impossibile anche che quei razzi potessero volare così lontano.

O che in Corea del Nord non ci fosse neppure un caso di Coronavirus.

Sembrava impossibile anche che Kim Jong Un diventasse un’icona internazionale.

O che Kim Jong Un potesse risorgere.

Ma lo ha fatto.

Andrea Marsiletti

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