Sulla diga di Vetto, la Lega incalza la Regione: “Non ci può essere nessun ripensamento per l’invaso medio grande indicato nello studio di fattibilità”

“Sulla diga di Vetto non si può più tentennare. La Regione Emilia-Romagna renda pubblico lo studio di fattibilità elaborato dall’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po che accerta come tale opera sia indispensabile ed indifferibile per affrontare l’emergenza idrica per una vastissima area tra le province di Reggio Emilia e Parma e ne segua l’iter amministrativo e progettuale di cui il Consorzio di Bonifica Emilia Centrale ha chiesto ufficialmente l’avvio”.

È quanto hanno dichiarato i Consiglieri regionali del Gruppo Lega Salvini Emilia-Romagna, Il Vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale, Fabio Rainieri, il vice capogruppo, Gabriele Delmonte, Emiliano Occhi e Maura Catellani dopo aver presentato un’interrogazione alla Giunta regionale, a prima firma Rainieri, sulla questione inerente la costruzione dell’invaso nell’alta Val d’Enza tornata alla ribalta dopo che il CdA del Consorzio di Bonifica Emilia Centrale, lo scorso 22 settembre, ha chiesto a larghissima maggioranza di avere un finanziamento pubblico di 5,5 milioni di euro per redigere il piano di fattibilità dell’opera.

“Lo studio di fattibilità che era stato concordato di far elaborare dall’Autorità di Bacino a conclusione del tavolo tecnico Enza nel giugno 2018 per prendere una decisione definitiva su cosa fare per risolvere le frequentissime criticità idriche di quel bacino idrografico e per cui la Regione ha speso 300000 euro, sarebbe stato alla base della deliberazione approvata dal Consorzio di Bonifica Emilia Centrale di avviare l’iter per la realizzazione di un invaso medio/grande per usi plurimi e di altre opere di compensazione ambientale”, hanno aggiunto i leghisti.

“Ora chiediamo alla Regione che per motivi che non si conoscono quello studio non lo ha ancora pubblicato, se condivide, comunque, che a questo punto, non vi possono più essere ripensamenti su tale opera. A meno che non voglia nuovamente seguire quelle sirene ultra ambientaliste che, purtroppo sembra abbiano voce in capitolo nella maggioranza e nella Giunta regionale e che tanti danni hanno già fatto, bloccando la realizzazione della stessa diga dalla fine degli anni ’80 e per 3 decenni successivi mentre l’agricoltura e tante altre attività di quella vasta zona soffrivano ciclicamente e maledettamente di sete con inevitabili ripercussioni negative anche ambientali”.