Venerdì veglia di preghiera in Cattedrale per la pace tra Israele e Hamas. “Dove c’è l’appello a Dio per la violenza non c’è la religione, c’è la bestemmia, perché Dio è pace”. INTERVISTA al Vescovo Enrico Solmi

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Enrico Solmi, Vescovo di Parma

È appena terminata una lunga estate calda, anche dal punto di vista dell’accoglienza dei migranti. Gli sbarchi si sono susseguiti fino a poche settimane fa, facendo impennare le richieste di ricollocamento nelle regioni italiane.

Secondo i dati del ministero dell’Interno, dal 1° gennaio al 13 settembre 2023 gli sbarchi sono stati quasi 124 mila, circa il doppio rispetto all’anno scorso.

Nella nostra provincia, ci sono state criticità, anche per le mancate risposte di diversi sindaci. E i bandi della Prefettura, per l’affidamento diretto dei servizi di gestione di centri di accoglienza per cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, sono andati deserti.

Il flusso di migranti provenienti dall’Africa, ma non solo, si è aggiunto a quello ucraino, saturando di fatto la possibilità di accoglienza. E ora, con il conflitto in medio oriente c’è il rischio concreto di un nuovo esodo. Abbiamo parlato di questi temi con il Vescovo di Parma Enrico Solmi.

“Credo non si debba più parlar di emergenza, circa i migranti, ma di una condizione presente e che continuerà ad essere tale. Dobbiamo cercare di guardare alle cause di questa migrazione. Sono persone che vengono da contesti di miseria, da luoghi dove la crisi climatica è forte, da paesi in guerra. C’è chi sostiene che è un popolo di 60-70 milioni di persone che cerca una collocazione diversa, migliore e non solo per ragioni economiche. Ci siamo già dimenticati del terremoto della Turchia o dell’inondazione in Libia, degli ucraini e prima ancora dei siriani. I flussi non diminuiranno. In questo senso, non possiamo più parlare di emergenza, ma di una realtà che dovremmo leggere a partire dalle cause e in una condizione consueta di vita”.

A suo avviso quali sono le cause?

Credo vadano anche ascritte al tema della giustizia tra i paesi del mondo. Penso allo sfruttamento dell’Africa e al beneficio che ne traggono i paesi più vecchi e più progrediti. Se abbiamo in casa più cellulari dovremmo chiederci da dove vengono i materiali che servono per realizzarli, come il litio. Ci sono paesi dove c’è una guerriglia endemica, dove ci sono pochi ricchissimi e una moltitudine di persone in assoluta povertà.

Cosa fare dunque?

Credo debba essere consueto per noi un atteggiamento di accoglienza e vicinanza. Perché non creiamo dei corridoi umanitari o meglio di umanità, attraverso i quali queste persone possano venire da noi in sicurezza? Chi viene dall’Africa subisce, oltre al Mediterraneo, il Sahara, la detenzione e la tortura. E questo non possiamo dimenticarlo. Da noi potrebbero inserirsi facilmente, soprattutto con qualche forma previa di preparazione, penso a quella linguistica. L’Europa, che tra l’altro è vecchia, ha bisogno della loro presenza, ma in un rapporto di accoglienza e di giustizia.

Veniamo alle problematiche della nostra città, sul fronte accoglienza si sono registrati diversi malumori in particolare questa estate, cosa pensa a riguardo?

Avendo un rapporto con la Caritas so delle persone che arrivano in infradito, un sacchetto di plastica e niente più. Vedo le persone che dormono in Pilotta o in strada. A fronte di questo ci deve essere una accoglienza primaria. Ma la progettualità che dobbiamo mettere in campo rimane una questione decisamente aperta.

C’è stata tanta polemica su Martorano. Io credo che piuttosto che lasciare in strada le persone sia molto meglio avere una struttura del genere, in attesa di qualcosa di più adeguato.

Conosco le esperienze che ha fatto Betania, che è espressione del volontariato cristiano e ha messo a disposizione molte case. Anche la Caritas sta accogliendo i migranti, cito l’esperienza di Serravalle.

Mi faccio però una domanda: altre strutture appartenenti ad enti del territorio non potrebbero essere date per tali fini? E dobbiamo tenere presente che un conto è la struttura e un altro è la gestione, che non può sempre ricadere sul terzo settore. Perché il terzo settore da un lato è forte e duttile, grazie alla disponibilità dei volontari e di tante professionalità, ma dall’altro è fragile proprio perché si basa su persone che non sempre possono garantire continuità di presenza.

Problema sicurezza: i cittadini hanno paura e i sindaci di conseguenza sono restii ad accogliere nei loro Comuni, come vede questa situazione?

Il problema c’è, è indubbio. Il problema della sicurezza è generale, noi non viviamo la città più violenta d’Italia, ma certo è cambiata rispetto agli anni scorsi. Ci sono alcuni aspetti che preoccupano: il disagio giovanile è evidente, il rischio di infiltrazioni mafiose è sempre presente, anche da noi ci sono episodi che inquietano l’opinione pubblica.

Tra i migranti ci sarà una quota di persone che ha problemi con la giustizia, come abbiamo qui normalmente. Aggiungo però che anche il modo in cui li accogliamo fa la differenza e può prevenire episodi di delinquenza. Se sono in strada perché non accolti in modo dignitoso, possono essere attratti dalla malavita, penso al tema dello spaccio. Avere le persone abbandonate in strada senza alcuna possibilità è un potenziale rischio.

Secondo lei Parma è accogliente?

Parma ha certamente una base di accoglienza. Le opportunità per fare di più ci sarebbero. Dovremmo lavorare maggiormente insieme, essere meno legati all’emergenza e alle reazioni emotive e trovare una sinergia leale e sincera.

Cosa pensa del conflitto tra Israele e Hamas?

Le origini sono antiche e i problemi che non si risolvono tendono a incancrenirsi. Tutto ciò che è regolamentato da violenza, vendetta e ritorsione rischia di far aprire a forbice le posizioni e i tentativi di avvicinamento vengono regolarmente osteggiati.

Abbiamo assistito a episodi di violenza inaudita che purtroppo ha colpito e infierito sui civili, da una parte e dall’altra.

Cosa centra la religione con tutto questo?

Dove c’è l’appello a Dio per la violenza non c’è la religione, c’è la bestemmia della religione, perché Dio è pace. Nei 19 attributi di Allah Dio è misericordioso. Succede che la religione in alcuni contesti venga usata con una prospettiva nazionalista e politica, ciò messo in mano a degli estremisti è un’arma. Ma non è più la religione vera è un derivato tossico che significa intolleranza, abuso di potere e precise forme di terrorismo.

Aggiungo che in una situazione come questa non bisogna manifestare “contro” qualcosa ma “per” e, in questo caso, per la pace. Per questo terremo una veglia di preghiera venerdì 27 ottobre alle 20.45 in Cattedrale.

Tatiana Cogo

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