Vittorio Sgarbi in vista alla mostra “Antelami a Parma”: “È un’occasione straordinaria per vedere i fondamenti della scultura romanica al loro più alto livello”

Il programma di Parma 2020 è entrato nel vivo con l’inaugurazione di sabato scorso dell’esposizione “Antelami a Parma. Il lavoro dell’uomo, il tempo della terra”, curata da Barbara Zilocchi per la Diocesi di Parma.
Un evento unico, per osservare e ammirare da un altro punto di vista e molto da vicino, le quattordici statue dei Mesi e delle Stagioni, solitamente esposte a sette metri e mezzo di altezza. Tra i visitatori di oggi, uno d’eccezione: Vittorio Sgarbi che, guidato da Ezio Zani direttore del Comitato Parma 2020, ha osservato da vicino non solo il ciclo incompiuto dell’Antelami, ma anche i capolavori del Duomo di Parma, dove l’abbiamo incontrato.

“È un’occasione straordinaria per vedere i fondamenti della scultura romanica al loro più alto grido in condizioni di perfetta visibilità. Io li vidi da vicino salendo sulle impalcature quando furono restaurati da Bruno Zanardi, ma l’impressione da qui è diversa: così da vicino ti fa sentire lo spirito essenziale di Antelami, uno scultare che ha il senso della grande struttura della scultura classica e ha dei segni anche di realismo e di naturalismo; basta vedere come tiene la vanga o come mostra un calzare. Sono i primi esempi di quell’arte padana che poi arriverà a Caravaggio, cioè volta all’attenzione per le cose. Subito dopo di lui, c’è stato un suo allievo meno conosciuto, perché non ha un nome, è chiamato il “Maestro di Ferrara” che è un realista assoluto dei dettagli nelle scarpe, negli abiti. C’è quindi questa potenza sintetica che però apre a una verità vera, quella dei corpi, del lavoro. E vederli da vicino ti da questa sensazione di un grande fondatore che fonda una civiltà.

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Avete avuto “sfiga” e “culo” allo stesso tempo, si è interrotta ma poi avete occupato due anni guadagnato sei, sette mesi… Parma meritava sommamente il titolo dopo il 2019 di Matera. L’inaugurazione con Mattarella è stata sontuosa e solenne e dava la sensazione di una forza, come se Parma fosse Capitale europea della Cultura, quale di fatto è, anche se non viene nominata. Dopo di ché la falsa pandemia ha bloccato tutto e non abbiamo gli strumenti per giudicare, ma partì benissimo. Adesso con la mostra di Ligabue e di Vitaloni, molto ben allestita, ha una buona occasione. Fino a quando con il direttore Zani faremo una grande mostra della pittura del settecento per esempio… Sai, dopo aver fatto Correggio e Parmigianino dove sono stato in entrambi coinvolto, cosa fai a Parma?

E oggi, a proposito di Europa, erano presenti diversi i visitatori giunti dall’estero, per ammirare la mostra antelamica. Abbiamo incontrato una coppia di Cannes (Francia), decisamente affascinata dall’esposizione e dagli affreschi del Battistero e due giovani provenienti da Anversa (Belgio), in realtà mossi verso la nostra città dalla passione per il cibo e, dopo la visita a un caseificio per la produzione di Parmigiano Reggiano e aver assaggiato a pranzo il Prosciutto di Parma, hanno voluto scoprire i nostri tesori più preziosi.

E una famiglia di Milano ci ha spiegato di essere venuti a Parma principalmente per la mostra di Fornasetti “Anche se siamo molto vicini in realtà è la prima volta che visitiamo Parma. Conosciamo Fornasetti, abbiamo alcuni suoi piatti e ci interessava vedere l’accostamento con l’antico Teatro Farnese che è un’altra meraviglia! Qui è tutto bello – dice entusiasta – e poi siamo stati a pranzo, abbiamo mangiato benissimo e abbiamo approfittato per vedere un po’ la città e anche questa mostra. L’allestimento è molto valido, mi piace l’idea di portare da lassù (indicando il primo loggiato ndr) dove non vede nessuno a misura d’occhio. È molto interessante”.

Tatiana Cogo