13 giugno 313: viene promulgato l’editto di Milano

proges_4_21

Il 13 giugno 313 viene promulgato l’editto di Milano da Costantino e Licinio.

Si intende per editto di Milano (noto anche come editto di Costantino, editto di tolleranza o rescritto di tolleranza) l’accordo sottoscritto nel febbraio 313 dai due Augusti dell’impero romano, Costantino per l’Occidente e Licinio per l’Oriente, in vista di una politica religiosa comune alle due parti dell’impero. Il patto fu stretto in Occidente in quanto il senior Augustus era Costantino. Le conseguenze dell’editto per la vita religiosa nell’impero romano sono tali da farne una data fondamentale nella storia dell’Occidente.

Secondo l’interpretazione tradizionale, Costantino e Licinio firmarono a Milano, capitale della parte occidentale dell’impero, un editto per concedere a tutti i cittadini, quindi anche ai cristiani, la libertà di onorare le proprie divinità. Una interpretazione recente delle fonti, ha portato alcuni storici a considerare che nel febbraio 313 a Milano Costantino e Licinio decisero, piuttosto che nella promulgazione di un vero e proprio editto, di dare attuazione alle misure contenute nell’editto di Galerio del 311, con il quale era stato definitivamente posto termine alle persecuzioni, accordandosi nel contempo per emanare precise disposizioni ai governatori delle province.

La diarchia Costantino-Licinio durò per undici anni. I due imperatori governarono in pratica in due regni separati. La pace interna cessò nel 323. Nel 324 Costantino sconfisse Licinio in una serie di battaglie, costringendolo a cedergli la sua parte dell’impero.

L’impero ritornò così ad essere un’istituzione monocratica, per la prima volta guidata da un cristiano. Costantino, abbandonata la pluralità degli dei tutelari della tetrarchia, pose il suo governo sotto il segno del Dio unico dei cristiani. La guida spirituale di Costantino fu il vescovo Osio di Cordova (256-357).

Costantino emise nuovi editti in favore dei cristiani. Obiettivo della politica religiosa dell’imperatore fu di «far confluire in un’unica forma e idea le credenze religiose di tutti i popoli», e poi «di rivitalizzare e riequilibrare l’intero corpo dell’Impero, che giaceva in rovina come per l’effetto di una grave ferita». Per questo Costantino scelse come interlocutrice la Chiesa “cattolica”, cioè universale, avente come suo scopo primario il mantenimento della comunione con le altre comunità cristiane.

I principali provvedimenti religiosi emessi dall’imperatore furono i seguenti:

nel 321 stabilì che la domenica dovesse essere riconosciuta anche dallo Stato come giorno festivo (dies Solis);

nel 324 proibì magie e alcuni riti della religione tradizionale (la divinazione privata, fatta nelle case), chiuse i templi e vietò che nei giochi circensi si sacrificassero i condannati a morte;

nel 326 emanò una legge che proibiva l’adulterio e vietava di portare a casa le concubine, inoltre stabilì che gli ebrei non potessero più convertire gli schiavi né praticare su di loro la circoncisione. Con Costantino, il clero assunse un’importanza sociale elevata, attirando anche per questa ragione le migliori intelligenze dell’impero.

D’altra parte Costantino non proibì mai il culto pagano. Manifestò rispetto verso i fedeli della vecchia religione, cercando il dialogo con le correnti monoteizzanti del paganesimo. Egli inoltre sapeva che i membri del Senato avevano continuato a professare la religione tradizionale. Così decise di impostare una politica verso il Senato tesa ad evitare l’insorgere di contrasti. Il fatto che nel 315 il Senato abbia dedicato a Costantino un arco di trionfo (che campeggia ancora oggi a fianco del Colosseo) lascia pensare che la linea di compromesso perseguita da Costantino avesse avuto successo.

AV