Salvini non è Icaro

C’era una sola possibilità che, quantomeno nel breve-medio periodo, potesse inceppare o addirittura mandare in crisi il consenso di Matteo Salvini: il caos finanziario che si sarebbe scatenato con un’infrazione europea, con le polemiche sull’ItalyExit e sulle elezioni anticipate, lo spread a 300, 400, 500, e l’assedio degli speculatori sulla Borsa di Milano, sulle aziende italiane, sulle banche e sulle casse dello Stato…

A quel punto i cittadini avrebbero visto attaccate le loro residue sicurezze economiche, e davanti ai propri risparmi minacciati, anche il migrante o lo spacciatore sotto casa sarebbero passati in secondo piano. Un contesto esplosivo che nessun italiano avrebbe desiderato, men che meno gli elettori della Lega, men che meno se si dovevano immolare per il reddito di cittadinanza.

Per il M5S, invece, poteva diventare realtà la filosofia di vita di Félix Gallardo, narcotrafficante messicano della Serie Netflix Narcos 4, che continua a ripetere che “ogni crisi genera nuove opportunità”. Nello sfascio il M5S avrebbe tratto nuova ragion d’essere e rilanciato con proposte eclatanti che avrebbero sicuramente trovato disperati disposti a crederle.

Con l’accordo di ieri tra l’Italia e l’Unione Europea sulla legge di Bilancio questo scenario di caos non c’è più: la Commissione ha accettato i conti italiani, di fatto legittimando la sostenibilità delle scelte del Governo del Cambiamento.

Salvini, che aveva fatto la voce grossa e schernito i richiami dell’Ue come
“letterine di Natale” di burocrati quando non di ubriaconi, nel momento in cui lo scontro è diventato “prendere o lasciare” o “muoia Sansone con tutti i filistei”, ha accettato il compromesso, portando comunque a casa tanto di quello che gli interessava. “Ha vinto il buonsenso” ha dichiarato il leader leghista che con questa accordo da un lato stabilizza il proprio consenso (che l’ultimo sondaggio del Tg di La7 di Mentana attesta ai massimi storici) dall’altro il calo del M5S.

Per il Pd, al quale era rimasta la carta di essere l’unico interlocutore possibile con l’Europa e con le banche (pagata a caro prezzo elettorale), è una sconfitta, l’ennesima, che ormai non fa più notizia.

A differenza dall’altro Matteo, Salvini non ha fatto la fine di Icaro, personaggio della mitologia greca.

Imprigionato nel Labirinto di Minosse con il padre inventore Dedalo, per scappare Icaro costruì delle ali con delle penne e se le attaccò al corpo con la cera. Sebbene il padre si fosse raccomandato di non salire oltre le nuvole, Icaro si fece prendere dall’ebbrezza del volo, si illuse di avere le stesse capacità dell’aquila e si avvicinò troppo al sole. Il calore fuse la cera, facendolo schiantare in mare.

Il volo di Icaro è diventato il simbolo della sopravvalutazione imprudente di se stessi, del mancato riconoscimento dei propri limiti e, quindi, della scelta di compiere azioni al di sopra delle proprie forze. Chi lo fa muore.

Già portati a casa la chiusura dei porti, il Decreto Sicurezza, Quota 100, la Flat Tax per alcune tipologie d’impresa, ruspati i Casamonica, trovata la quadra con l’UE (rimanendo, però, “euroscettico”) e costruiti solidi rapporti con Trump e Putin, non è immaginabile come da qui a un anno Salvini potrà perdere consensi. La razionalità induce a pensare, piuttosto, che li accrescerà, considerati la sempre più manifesta assenza di avversari e la prossima approvazione della “Legittima Difesa” che gli italiani accoglieranno in tripudio.

Ci vorrebbe un Icaro per buttare tutto all’aria.

Renzi lo è stato.

Salvini non sembra esserlo.

Almeno per ora.

Andrea Marsiletti