Pizzarotti come Re Leonida: “L’Emilia Romagna deve fermare l’invasione di Salvini” (di Andrea Marsiletti)

“Le elezioni regionali dell’Emilia Romagna si terranno alla fine del 2019 o all’inizio del 2020 e saranno uno spartiacque, in un senso o nell’altro. Potrebbero essere la svolta, l’inversione di tendenza e l’arresto dell’invasione di Salvini”.

Non ha usato mezze parole il sindaco Federico Pizzarotti che ieri sera ha presentato il debutto pubblico di “Italia in Comune” a Parma.

La sede del partito non è un palazzetto dello sport ma era piena dei suoi fedelissimi (consiglieri e assessori comunali delle sue due amministrazioni) e simpatizzanti. Ci sono in prima fila i tre lider maximi dell’accoglienza, Laura “la Rossa”, Nadia Buetto, Marco Maria Freddi, ma nessuno straniero. Italia in Comune è italianità cristallina, che non ha ancora raggiunto la purezza radical chic del Pd ma è sulla buona strada. Si vedono più migranti ai comizi di Salvini.

“Posso annunciare che parteciperemo da soli alle comunali di tutti i capoluoghi della Regione… rimane in dubbio Reggio Emilia. Ci saremo anche alle regionali in Sardegna e Piemonte. Stiamo aprendo le nostre sedi quasi dappertutto sul territorio nazionale. Domani inauguriamo a Torino” dice Pizzarotti che poi fa una panoramica sulla situazione politica in vari comuni sparsi per l’Italia.

“In Emilia Romagna siamo 300 iscritti” rende noto col tono belligerante di Re Leonida che, a capo di 300 spartani sprezzanti della morte, nella strettoia delle Termopili tentò di fermare l’avanzata dell’esercito di persiani composto da 300.000 effettivi, che l’esagerato Erodoto moltiplicò in tre milioni di soldati.

Pizzarotti non ha il fisico statuario di Leonida ma è bravo, simpatico, ha il suo perchè, perfino un pò di carisma. E appare un titano rispetto a Zingaretti, Martina, Giacchetti, Calenda, Delrio, Speranza, Bonino, Tabacci, Bonelli, D’Alema e agli altri impauriti re delle Città-Stato greche. Nel racconto però qualcosa non torna, perchè è difficile pensare a Salvini, quello che ha bloccato l’invasione delle navi africane, come al re persiano Serse I che invase la civiltà occidentale. Comunque un dettaglio.

Fermare l’esercito della Lega non sarà facile. Pizzarotti lo sa e lo ammette: “Non mi aspetto sorprese alle prossime europee. Noi ci presenteremo con i Verdi con un nuovo simbolo comune. Il tema ambientale è centrale a livello nazionale ed europeo. Sull’ambiente abbiamo maturato un’esperienza che ci consente di dire la nostra”. A uno che vede in sala l’ex assessore all’ambiente Gabriele Folli tornano in mente i marciapiedi di Parma pieni di rifiuti e di topi e storce la bocca.

“Dobbiamo combattere il populismo facendo proposte concrete e fattibili, non con i video acchiappa like e gli slogan” dichiara Pizzarotti. Ma in assenza di proposte anche quello sembra uno slogan. “Dobbiamo stare tra la gente. I banchetti oggi li fanno solo quelli della Lega, ogni tanto quelli del M5S. Il Pd non li fa più neppure in campagna elettorale.”

Poi si apre la fase delle presentazioni. “Mi piace questa rivisitazione dei Verdi. Sono stato un loro militante fino agli anni ’90, prima di sgommare via a tutta velocità quando ho capito chi erano. Ci sono ancora i segni delle mie ruote davanti alla sede.” “Io vengo dal Partito Liberale”. “Io non ho mai fatto politica e mi piace Federico”.

I nuovi si arruolano con entusiasmo. “Ho aperto Effetto Langhirano” annuncia un militante. Probabilmente una sezione monopersonale.

Pizzarotti li accoglie tutti con affetto. Non sarà decisivo ma anche “Effetto Langhirano” può essere scagliato contro Salvini. Nel paese del prosciutto altra carne da macello.

Il partito è in costruzione, “senza un soldo”, ma cresce.

C’è Pizzarotti. Non è poco.

Andrea Marsiletti