“L’arte è emancipazione”: parola al direttore della Pilotta Simone Verde

Ospite del programma “Quasi Parmigiani” su RadiorEvolution, il direttore del complesso monumentale della Pilotta, Simone Verde si racconta: “I parmigiani sono abituati ad avere a che fare con l’arte da sempre. Il rapporto della città con l’arte è una costante universale. Ci sono molti artisti, molti visitatori, molti spettatori delle varie attività culturali e teatrali della città. È una città molto fervida e privilegiata da questo punto di vista. Sono abbastanza soddisfatto dell’atteggiamento di Parma anche se, ovviamente, io voglio sempre di più.”

Verde, allora, elenca i principali punti ‘deboli’, quelli sui quali bisogna lavorare. “Forse mancano i quasi parmigiani (ride, ndr). Manca una maggiore partecipazione dei giovani e in particolare dei giovani non di Parma, che sono davvero numerosi e proprio per questo dovremmo riuscire ad attrarli nel nostro museo e alle nostre attività. Se non vengono è anche colpa nostra, bisogna mettersi d’impegno affinché vengano anche loro sempre più numerosi”. Problema che, come sottolinea, non riguarda solo i giovani. “Credo comunque che ci sia uno scollamento generalizzato fra museo e territorio. La dinamica dei flussi di visitatori nei più grandi musei italiani sono per lo più legati ai flussi turistici, mentre bisognerebbe ri-radicare i musei nelle loro comunità di riferimento. È fondamentale che il museo crei comunità, altrimenti perde un’enorme parte della sua missione”

Poi, un appunto su Parma capitale italiana della cultura 2020: ”È una grande opportunità per lanciare le nostre città come organismi complessi, anche perché ormai nel mondo globalizzato più che gli Stati nazione possono le città, che sono delle entità quasi autonome. Iniziative come questa servono a far scoprire delle centralità territoriali come Parma e rilanciarli all’interno del loro territorio.”

Verde muove anche una critica al modello “artistico” italiano, soprattutto se confrontato con quello degli altri paesi. “A livello organizzativo non c’è proprio confronto, siamo inferiori. Anche a livello professionale purtroppo: manca da noi tutto quel ventaglio di professioni artistiche che fanno sì che la cultura sia un settore serio, competitivo e al centro delle politiche pubbliche come avviene nel resto dei paesi e anche negli altri settori lavorativi. In ospedale, ad esempio, ci sono infermieri, anestesisti, chirurghi e tutta una serie di figure specifiche che nel mondo dell’arte in Italia non sono presenti. L’università italiana ha creato tutta una serie di profili molto generici e superficiali a cui si dà un’infarinatura con un po’ di tutto ma che, al momento del bisogno, non sanno come intervenire”.

Esclama Verde “L’arte è emancipazione”. Quando decide di dare una definizione sull’utilità dell’arte e dei musei, il direttore della Pilotta lo fa nel modo più specifico e ‘profondo’ possibile: “Un museo è un luogo che deve servire all’emancipazione dei cittadini, si va in un museo per comprendere la propria storia ed eventualmente anche rifiutarla o contestarla. Un luogo di comprensione della storia per decidere chi si è, liberandosi attraverso la conoscenza, dei pregiudizi che hanno gravato sulla nostra educazione. Cresci con tutta una serie di preconcetti dati dalla famiglia, poi andando nei luoghi in cui le prove di questi concetti sono esposti, capisci i processi di cui sei figlio e decidi, emancipandoti, di diventare una persona libera e quindi un cittadino.”

Fra le esperienze più importanti della vita di Simone Verde c’è sicuramente quella negli Emirati Arabi. “Io mi sono diplomato all’Ècole du Louvre, poi sono tornato in Italia per qualche anno, ho desiderato tornare all’estero e attraverso il mio tutor della scuola del Louvre del tempo sono entrato a far parte di questo importante progetto. Prima ho avuto ben sei colloqui, al settimo e dopo addirittura un anno sono stato scelto. Il progetto era visionario, un paese relativamente nuovo che investe in cultura e decide di essere un paese fondamentalmente basato su una economia di tipo terziario: servizi, finanza e cultura. Il museo è stato finanziato con un accordo intergovernativo con la Francia ed è basato sull’idea che la storia dell’arte non debba essere vista in ottica nazionale, come arte italiana, francese, etc…, bensì come un incrocio fra popoli. Visione che fa di questo museo un polo di innovazione fondamentale in questo settore”.

A conclusione, nel classico appuntamento con la rubrica “Dillo allo gnomo” ideata da Andrea Coppola, l’ospite Verde viene incalzato con una veste più sarcastica: “Simone, da bambino giocavi nei giardini vaticani: cosa ha provocato respirare tutta quell’arte sacra?”, chiede Andrea all’ospite. “Mi ha assolutamente rovinato (ride, ndr), mi ha deviato l’infanzia. Quando cresci in un posto come quello cresci praticamente in paradiso, tutto il resto ti sembra inferno”.

“E se l’arte fosse una bella donna? Cosa le diresti?” chiede Fabio Manis in conclusione. “Le direi di ribellarsi all’uso improprio che noi ne facciamo, di vendicarsi di noi.”

Al prossimo appuntamento con Quasi Parmigiani su RadiorEvolution.

Daniele Gippetto, Ufficio Stampa QP