
27/08/2011
h.14.40
Nel giugno abbiamo assistito ad un ritorno alla politica da parte di tantissimi italiani, i quali hanno espresso la loro voglia di partecipare, nonostante il solito muro di gomma delle oligarchie.
I partiti volevano gli italiani al mare, ma loro non ci sono andati.
La vittoria dei sì ai referendum, la vittoria in particolare del quorum, non la può rivendicare nessuno al di fuori dei comitati, ed è la dimostrazione pratica del risveglio della società civile, slegata da appartenenze di qualunque genere o schieramento.
Hanno vinto insomma le persone, o meglio i cittadini attivi, che dopo il trauma di non sentirsi rappresentati da alcuno, si sono rimboccati le maniche, non senza sudore, e hanno percorso la strada da soli, opponendosi alla straripante arroganza del potere.
L’arte dell’arrangiarsi, tipicamente italiana, è sfociata questa volta in una brillante performance.
Prova ne sia l’atteggiamento tenuto dalle stesse compagini politiche, che improvvisamente si sono messa alla rincorsa affannosa del treno vincente, già partito da tempo.
Non si sono formati partiti nuovi ne se ne formeranno, ma è parso evidente che dei partiti si può fare senza e questa considerazione dovrebbe allarmare non solo gli organi alti della partitocrazia italiana, ma anche i cespugli sparsi nelle amministrazioni locali.
E’ un tintinnante campanello d’allarme.
La risposta dei cittadini è un volano oggi potente per andare oltre e suggellare con altri temi la presa d’atto che i cittadini ci sono e vogliono contare, facendo emergere ancora le emozioni provate in quelle settimane.
Una corale richiesta di dignità, troppo a lungo calpestata dalle forme rappresentative tradizionali, una tensione democratica che ha lasciato tutti spiazzati.
Anche i cittadini informati di Parma hanno capito alcune semplici equazioni.
L’inceneritore era stato presentato fin qui come la macchina delle meraviglie, tanto arrosto, niente fumo, ma è bastato un comitato a smontare del tutto questo assioma, facendo emergere il tanto fumo e scoprendo il magro arrosto.
Ora siamo di fronte a ciò che sarà davvero l’impianto, un’industria insalubre di classe prima, costruita a ridosso dei cittadini per sfruttarne il calore ed avvantaggiare le casse del gestore con il teleriscaldamento e i certificati verdi, un forno che metterà a rischio ambiente e persone, qualità della vita e salute.
I cittadini sì che hanno ascoltato le parole preoccupate di chi se ne intende, e parliamo di oncologi di fama internazionale, che hanno affermato che costruire un inceneritore in zona urbana è un crimine contro l’umanità. Non rimangono dubbi sulla loro insalubrità.
Per il principio di precauzione ci dovremmo fermare qui e non ci sono costi che tengano di fronte alla salute dei concittadini.
Oggi i cittadini hanno una seconda opportunità per affermare il valore fondamentale della salute, ribadito con forza con il referendum sul nucleare, ribadito del resto dalla nostra stessa Costituzione all’articolo 32 come interesse non solo dell’individuo ma della collettività.
Oggi Parma può fare quadrato su questo tema e trovare comunione di intenti fra quei cittadini che hanno capito quali sono i valori messi sul tavolo della trattativa.
Possono farlo, superando individualismi e egoismi che fino ad oggi hanno impedito un collante che porti una minoranza a divenire movimento di opinione importante in questa città.
Specialmente ora che la costruzione del forno è ferma per abuso edilizio, si può approfittare del momento di stallo per guardare oltre.
Sperando che anche i magistrati dedichino un po’ del loro prezioso tempo ad analizzare tutte le carte depositate sul tema del Pai, una serie di esposti arrivati da più persone, che meritano attenzione.
Prevalga il diritto alla salute di tutti sull’avidità di pochi.
Sia fatta piena luce.
Ci vuole un sì al referendum, nonostante il coraggio scarseggi fra i nostri amministratori e la melina ancora stia prevalendo. Un pessimo segnale di quella chiusura che sta portando al collasso una nazione intera.
Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR
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