Nuova piattaforma per una contrattazione inclusiva

Lombatti

28/11/2014
h.13.00

È imprescindibile per l’azione sindacale degli anni a venire lanciare una vasta campagna di recupero di autorità contrattuale, che abbia come finalità quella di includere i non rappresentati e i non organizzati. L’iniziativa deve esplicarsi soprattutto nei confronti di quel 50% del mondo del lavoro, costituito principalmente da giovani, che oggi il sindacato non rappresenta e non organizza se non in minima parte.
Agli occhi di questi lavoratori le battaglie contro la precarietà, tutte giocate sul piano legislativo, sono talvolta risultate distanti e percepite come inefficaci. Occorre dunque cambiare passo e sperimentare una contrattazione inclusiva che sappia ricomporre la filiera dei diritti, sancire per tutti una giusta retribuzione, individuare i nuovi diritti legati alla formazione, all’autonomia, alla professionalità.
Anche per arginare la crisi dell’azione sindacale sulle nuove generazioni è urgente comprendere non solo come agire nei contesti più tradizionali di lavoro, ma anche come includere nella rappresentanza e nella contrattazione le nuove professioni, i precari e i disoccupati, cercando allo stesso tempo di promuovere una qualificazione dei processi produttivi. Un obiettivo che dovrebbe stare a cuore anche a quelle imprese che mettono qualità e innovazione al centro delle loro strategie di mercato, e che spesso pagano la concorrenza sleale di chi invece punta su una via bassa alla competitività.
Alla precarietà e alla flessibilità tradizionalmente appannaggio della forza lavoro giovanile si aggiungono, anche nel nostro territorio, nuove precarietà che coinvolgono i quarantenni e i cinquantenni, frutto delle espulsioni dai cicli produttivi determinate dalla recessione e frutto di una rioccupazione spesso materializzatasi in forme provvisorie se non addirittura occasionali.
Anche il sistema degli appalti, già di per sé fonte di abusi e di possibili illegalità, per effetto della crisi rischia di trasformarsi nel grimaldello attraverso il quale comprimere i diritti e i salari di lavoratori spesso impiegati nell’attività “core”.
Il sindacato deve dunque sforzarsi di ricomporre un puzzle che rischia di diventare sempre più complesso e sempre meno leggibile, e di costruire, pur senza pretesa di completezza, un modello di contrattazione inclusiva, come elaborata, tra i primi e innovativi esempi a livello nazionale, nel Protocollo/Piattaforma per la Contrattazione di Secondo Livello condivisa da CGIL, CISL e UIL provinciali, che sarà prossimamente presentata alle organizzazioni datoriali.

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