Al via il primo giro di vaccinazioni al Centro Cardinal Ferrari di Fontanellato: Saranno 170 gli operatori coinvolti

“Un gesto di grande responsabilità professionale nei confronti dei pazienti fragili che assistiamo ogni giorno”.

Questi i commenti dei primi vaccinati del Centro Cardinal Ferrari.

Ed è con questo spirito e con un’adesione del 95% che il noto ospedale riabilitativo di Fontanellato ha dato il via alla campagna vaccinale contro il Covid -19.

Saranno circa 170 gli operatori sanitari che si sottoporranno a questo primo giro di vaccinazione.

Un momento cruciale per una struttura che ospita pazienti fragili, con disabilità complesse e gravi cerebrolesioni, che necessitano di percorsi lunghi e di un’assistenza specializzata per un ritorno al proprio ambiente di vita. “La pandemia ci ha costretti, con grande rammarico, a chiudere o limitare, a seconda delle disposizioni dell’emergenza, le visite dei parenti – spiega il direttore Antonio De Tanti –, rinunciare quindi ad un principio cardine della nostra filosofia riabilitativa che si basa sull’alleanza terapeutica e sul coinvolgimento attivo dei familiari nel percorso di cura”.

“La terza ondata in corso – continua De Tanti – rimane preoccupante e restiamo cauti, rispettando tutte le norme di legge, ma l’arrivo dei vaccini rappresenta oggi sicuramente una speranza per tutti. C’è entusiasmo, l’adesione ha raggiunto subito il 95%”.

Ricordiamo che il Centro Cardinal Ferrari, nel periodo della maggiore emergenza, ha svolto un ruolo importante a supporto della sanità pubblica territoriale ospitando pazienti positivi Covid dimessi dagli ospedali di Parma e dell’Emilia Romagna. Il Centro, da aprile a giugno 2020, aveva riservato un reparto di 13 posti letto isolato rispetto al resto della struttura, mettendo a disposizione le proprie competenze riabilitative nella gestione di casi complessi per favorire il recupero motorio e cognitivo necessario per il rientro a domicilio post Covid.

“Oggi, quando ripenso a questa esperienza sento il carico della grande fatica che ancora leggo negli occhi di tutti noi – conclude De Tanti- ma ci sentiamo ripagati dal ricordo di come siamo riusciti ad aiutare la maggior parte dei nostri pazienti Covid a superare le disabilità con cui sono arrivati al Centro, a superare lo stato di confusione e fragilità psicologica che si portavano dietro, come se arrivassero da un teatro di guerra con una grave sindrome post-traumatica da stress”.