“Azzerare il ceto dei professionisti della politica”

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kaleidoscopio
SanMartino
Casa Bambini

03/01/2011
h.14.40

In queste ore si è riaccesa la polemica sugli stipendi ai parlamentari italiani a seguito della notizia che essi risultano i più alti d’Europa (superiori a 16.000 euro al mese). E’ del tutto evidente che questi importi sono scandalosi e vanno tagliati in modo drastico, subito, a maggior ragione quando si vanno a chiedere sacrifici ai cittadini.
Ma al di là di questi casi eclatanti è da abbattere nel suo complesso la categoria dei “professionisti della politica”, cioè di coloro che da 20, 30, se non 40 anni passano da un incarico politico retribuito all’altro per riuscire a portarsi a casa uno stipendio ogni mese. Spesso anche perché non hanno mai avuto un mestiere con cui altrimenti mantenersi, essendo vissuti sempre di indennità pubbliche.
Questo ceto politico che si annida dentro le amministrazioni locali o le società partecipate inevitabilmente è portato ad agire più nell’interesse della propria sopravvivenza e dei referenti politici che lo hanno nominato e lo possono riconfermare che della Comunità. Questa dipendenza ha conseguenze gravi… gli esempi di spreco di denaro pubblico determinato da forzature e da condizionamenti sono innumerevoli, a partire dal passato recente della nostra città.
Bisogna, una volta per tutte, eliminare questa cappa parassitaria di gente che ricatta ed è ricattata. Occorre fare in modo che la partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica sia una parentesi nella vita di una persona che deve avere un inizio ed una fine, e questa fine non debba per forza coincidere con la morte della persona stessa. Questo per due semplici motivi: in primis perché un politico che sa già in partenza che il proprio incarico pubblico sarà a tempo determinato rimane più libero nelle proprie decisioni; in secundis perché se per troppo tempo si vive al di fuori del reale mercato del lavoro si rischia di perdere il contatto con i problemi che la gente comune si trova a dovere affrontare nella quotidianità.
Pertanto quando sarò sindaco non nominerò nella giunta del Comune di Parma o nei Cda di qualsiasi società partecipata chi, anche retroattivamente, ha già ricoperto per 10 anni (non necessariamente consecutivi) incarichi politici e amministrativi, da parlamentare nazionale, assessore e consigliere regionali, assessore provinciale e comunale, da consigliere di amministrazione di società pubbliche o da membro di Fondazioni varie, retribuiti con almeno 1.200 euro netti al mese. 1.200 euro è lo stipendio medio di un impiegato e di un operaio e quindi può essere assunto come la soglia per poter vivere di politica.
Tutta questa gente non può pensare di vivere sulle spalle dei contribuenti fin che campa, perché ciò, tra l’altro, non consente di valorizzare la base dei militanti di partito spesso rilegati ad incarichi di bassa manovalanza.

Simone Rossi
(candiato alle primarie del centrosinistra di Parma)

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