Bene la congiuntura del commercio di Parma nel terzo trimestre 2021: +4,2%

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Lombatti

Secondo le analisi dell’ufficio Informazione economica della Camera di commercio, sulla base dei risultati dell’indagine congiunturale del sistema camerale sulle aziende commerciali locali, continua il recupero del commercio al dettaglio, che cresce di +4,2%, contro un +2,1% regionale, rispetto al medesimo periodo del 2020, dopo che nel secondo trimestre 2021 si era registrato un +11,8%.

Il 55% delle imprese intervistate conferma, rispetto al 2020, uno sviluppo delle vendite; il 27% registra stabilità e il 18% diminuzione. Analizzando invece l’andamento delle vendite rispetto al trimestre precedente, c’è poca differenza tra le imprese che confermano sviluppo (29%) e stabilità (34%), mentre il 37% registra una diminuzione.

Nelle variazioni tendenziali delle vendite valori tutti positivi. Lo specializzato alimentare è a +1,3%, con previsioni congiunturali a +17,7%. Crescita di +4,9% per lo specializzato non alimentare, con previsioni congiunturali a +32,4%. Al suo interno, il settore abbigliamento e accessori registra un +1,3% di variazione tendenziale e una previsione congiunturale di +43,5%; prodotti per la casa ed elettrodomestici registrano rispettivamente +5% e +17,2% di previsione; altri prodotti non alimentari +6,9% di variazione tendenziale e +30,5% di previsione.

Le aspettative di vendita (previsioni congiunturali) per il quarto trimestre sono quindi molto positive, il saldo dovrebbe passare da +4,2% a +25,6%, con i valori migliori nel settore abbigliamento e accessori.

Secondo la classe dimensionale, le piccole imprese registrano +5,1% di variazione tendenziale, con previsioni per il quarto trimestre a +21,7%; le grandi imprese registrano +3,8% con previsioni di +24,3%, mentre le medie imprese +2,5% con +13,5% di previsioni. A livello regionale si evidenzia una crescita tendenziale di +2,1%, con previsioni a +22,1% sul quarto trimestre.

Relativamente alle previsioni sugli ordinativi del prossimo trimestre, il 59% crede in forte stabilità, il 25% in un aumento, mentre il 16% intravede una diminuzione. Sull’orientamento delle imprese circa l’evoluzione della propria attività nei dodici mesi successivi, il 67% crede nella stabilità, il 30% in un aumento, il 2% teme una riduzione e l’1% immagina il ritiro dal mercato.

Se analizziamo l’andamento delle vendite rispetto allo stesso trimestre del 2019, Parma risulta quarta provincia in regione per crescita con +3,9% e per il 55% degli imprenditori intervistati si è registrata stabilità di mercato, per il 19% espansione e diminuzione per il 26. Se guardiamo alla classe dimensionale, ha registrato maggior stabilità la piccola e la media distribuzione, rispettivamente per 50% e 49%.

Relativamente all’utilizzo del commercio elettronico, per settore di attività e classe dimensionale, sono le aziende del ramo abbigliamento e accessori a sfruttarlo maggiormente: il 21% delle aziende lo utilizza e lo gestisce internamente, il 10% lo utilizza e lo gestisce in parte internamente e in parte esternamente, il 68% ancora non lo utilizza. Il commercio al dettaglio di prodotti alimentari non lo ha ancora individuato come elemento strategico per lo sviluppo della propria attività, visto che per il 95% non lo utilizza affatto e solo il 4% lo utilizza e lo gestisce internamente (l’1% si affida in parte ad esterni). Le imprese degli altri settori non lo utilizzano ancora nel 75% circa dei casi. Naturalmente non è utilizzato dall’80% delle imprese che operano nella piccola distribuzione, dal 75% nella media e dal 60% nella grande.

Se l’azienda commercializzasse anche tramite il commercio elettronico, quale sarebbe il peso di questo canale sul suo fatturato complessivo? Il peso sarebbe del 5% per il 69% degli imprenditori intervistati, fino al 10% per il 18% degli stessi, fino al 25% per il 9%, oltre il 75% per il 3% degli intervistati. Nella fascia che identifica il commercio elettronico come strategico per il 25% del fatturato complessivo vi sono le aziende in particolare del commercio di prodotti non alimentari (20%) e solo l’1% di quelli alimentari. La percentuale dell’alimentare sale al 13% con peso del 10% sul fatturato complessivo e del 78% con peso fino al 5% dello stesso. Il peso sul fatturato estero sarebbe invece del 5% per l’83% degli intervistati, fino al 10% per il 4% degli stessi; fino al 25% per l’8% e oltre il 75% per il 5% degli imprenditori parmensi intervistati.

mariolodi
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