Cari Vignali e Bernazzoli, non è che stiamo facendo una grossa cazzata con questo inceneritore?

Lombatti

20/04/2010

Ho aderito con un certo coinvolgimento personale alla due giorni della manifestazione contro gli inceneritori promossa dal Coordinamento Gestione Corretta dei Rifiuti e svoltasi a Parma il 16 e il 17 aprile.
I miei dubbi sull’inceneritore hanno lasciato il posto alla convinzione che sarebbe un grosso errore procedere nella costruzione di questo impianto.
E dico ciò non per fare il demagogo anti-tutto, qualunquista e privo di senso di responsabilità, ma perché finalmente mi è tanto chiara la praticabilità dell’alternativa “Rifiuti Zero” quanto mi sono incerte le rassicurazioni sulla non nocività per la salute umana degli inceneritori.
Ma cosa significa opzione “Rifiuti Zero”, nel concreto?
Vuol dire, come dimostra l’esperienza già operativa, ad esempio, della città di San Francisco, che è possibile gestire i rifiuti senza per forza dotarsi di un inceneritore.
Come, in estrema sintesi e con parole semplici?
Step 1. Portare la percentuale della raccolta differenziata al 70 % con il metodo “porta a porta”. Tale percentuale non è un’utopia campata per aria buona solo per qualche paese scandinavo più o meno ariano, ma un risultato già conseguito in tantissimi Comuni italiani, oltre che nella nostra provincia nella quale nel 2009 Soragna e Trecasali erano oltre l’80%, Zibello, Roccabianca, Felino, Fontanellato Mezzani, Fontevivo e altri sopra al 70%. Il Comune di Parma è al 50%, in crescita: l’obiettivo del 70% appare alla portata entro pochi anni.
Step 2. All’interno di apposite aree sul rimanente 30% indifferenziato avviene un ulteriore recupero manuale e meccanizzato di un altro 15% (in particolare metalli, carta, plastiche, tessuti, legno…).
Step 3. Una quota successiva viene riciclata attraverso un’estrusione meccanica che tritura senza alcuna combustione il materiale producendo un granulato che può essere riutilizzato nello stampaggio di plastiche o rivenduto nel comparto edilizio. Tale tecnologia è già attiva ad es. a Vedelago (in provincia di Treviso), in Sardegna (Tergu) ed in Lazio (Colleferro).
Step 4. Il rimanente 7-8% di rifiuto stabilizzato viene smaltito in discarica.
E no!, adesso non è che dopo decenni che esportiamo tutti i rifiuti fuori provincia, diventiamo all’improvviso più realisti del re e ci tiriamo in casa per vent’anni un inceneritore per smaltire un residuo del 7-8%!!!! E no, dai!
Un residuo che comunque ci sarebbe anche se andassimo a realizzare un inceneritore considerato che bruciare i rifiuti produce scorie solide pari al 15-20% in peso, a cui si va ad aggiungere un 5% di ceneri (ovviamente tutti rifiuti pericolosi)… e quindi la necessità, anche maggiore, di disporre di una discarica a valle si presenterebbe ugualmente.
Ma la questione non è solo quantitativa, perché la soluzione “Rifiuti Zero” non è paragonabile all’inceneritore dal punto di vista ambientale poiché eviterebbe, nel caso previsto a Parma, di bruciare 130.000 tonnellate di materiale all’anno.
Al di là dei sofismi sostenuti da tecnici più o meno interessati e di parte, mi limito, da ingegnere, ad un mero bilancio di massa, che parte dal fondamento primo della fisica: “Nulla si crea, e nulla di distrugge”. Se nell’inceneritore entreranno ogni anno 130.000 tonnellate di rifiuti, fatti salvi il residuo della combustione e le ceneri di cui sopra, vuol dire che oltre 100.000 tonnellate saranno disparse nell’aria da un camino che si trova a circa 5 km dal centro storico della città. Tanti studi ci rassicurano che questi fumi non sono inquinanti, altrettanti denunciano che lo sono. Alcuni luminari garantiscono che le nanoparticelle (quelle piccolissime generate dalla combustione per le quali non sono previsti limiti di legge) non sono un problema, altri che sono cancerogene.
Orbene, in un’incertezza scientifica così manifesta, siamo convinti fino in fondo che la decisione di incrociare le dita e di fidarci degli inceneritoristi sia quella migliore, a maggior ragione se altrove si sta praticando l’opzione “Rifiuti Zero” che se funziona a San Francisco non si capisce perché non dovrebbe funzionare a Parma?
Ci dicono che nell’inceneritore non si bruceranno rifiuti provenienti da altre province ma poi si autorizza un impianto da 130.000 t/a già oggi superiore alle necessità di smaltimento di rifiuti solidi urbani con le attuali percentuali di raccolta differenziata che nei vari documenti di programmazione tutti dicono di volere incrementare… e per di più si colloca l’inceneritore nell’inquietante posizione all’uscita del casello dell’autostrada…
Ma chi ce lo fa fare di piazzare un inceneritore nel cuore della Food Valley (il che sicuramente non farà una pubblicità positiva ai nostri prodotti alimentari, anzi…), che sarà gestito dal colosso ENIA-IRIDE nel quale il Comune di Parma conterà per il 6% e quindi, tra l’altro, senza un reale potere nella governance della società?
Siamo sicuri, cari Vignali e Bernazzoli, che stiamo compiendo la scelta giusta, o, viceversa, non è che stiamo facendo una grossa cazzata?
Le tecnologie, la normativa, le prospettive sono cambiate rispetto a quelle di 7-8 anni fa quando iniziò l’iter dell’inceneritore. Forse anche la sensibilità dei cittadini sull’argomento.
Ragioniamoci ancora sopra, perché non è mai troppo tardi per perseguire l’interesse pubblico. 

                                                                                Andrea Marsiletti

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