Il Coronavirus influenza anche la ricerca di una nuova casa. Ecco a cosa aspirano i parmigiani. INTERVISTA a Diana De Pasquale (Confesercenti)

Molte cose stanno cambiando dentro e fuori le nostre abitazioni. Si è adeguato a questo anche il nuovo catalogo Ikea che nell’ultima edizione è dichiaratamente: “una guida per una vita quotidiana migliore a casa”.

Dal catalogo emerge chiaramente che sono state analizzate le nuove abitudini di vita, alle quali siamo stati tutti obbligati durante il lockdown e necessariamente proposte soluzioni per rispondere alle nuove esigenze.

Perché cucine e soggiorni, come in tanti sappiamo, si sono trasformati per fare spazio ad angoli per lo studio, il lavoro o la didattica a distanza. Le persone cercano spazi flessibili e modulabili, stanze meno rigide. Allo stesso modo nelle nostre città sta cambiando il mercato immobiliare. Abbiamo cercato di capire le nuove tendenze con Diana De Pasquale, presidente provinciale Anama (Associazione nazionale mediatori) Confesercenti e titolare di un’agenzia Tecnocasa.

“La pandemia è arrivata in un momento in cui sia il mercato nazionale che locale era in ripresa, vivevamo un momento di entusiasmo. Entusiasmo che a Parma era accentuato dalla nomina a Capitale Italiana della Cultura 2020 – spiega De Pasquale -. C’erano infatti tanti investitori che cercavano appartamenti di piccolo taglio da destinare alle formule quali affitti temporanei o b&b; la convinzione era che ci sarebbe stato un overbooking. Ora invece questa fascia si è completamente bloccata e sta a guardare”.

Come è andata la ripresa del mercato dopo l’apertura?

Devo dire che la ripresa è stata più veloce e sorprendente di quanto ci aspettassimo. Questo vale per Parma, ma anche per il resto dell’Italia; noi contiamo su di 2600 agenzie nel Paese e riusciamo ad avere un quadro generale. Effettivamente appena c’è stata la possibilità di riapertura, chi aveva visto qualcosa, si è dato da fare per bloccare e comprare. Chi era in forse, con il lockdown ha avuto il tempo di osservare ancora meglio le mancanze della propria abitazione che si sono tramutate in desideri. Quindi questa situazione ha fatto in modo di permettere alle persone di capire ancora più chiaramente di cosa avevano bisogno. Sono arrivati nelle agenzie con idee precise preparati e con voglia di cambiamento.

Quali le tipologie di abitazione più gettonate? Cosa scelgono?

Abbiamo registrato un po’ tutti il risveglio d’interesse per la prima periferia sud della città perì esempio località come Mariano, Coloreto, Marore, ma anche nei comuni della provincia c’è la tendenza ad uscire dal centro storico. Cercano in primo luogo appartamenti con balconi, terrazzi, magari il giardino o spazi verdi anche di uso comune; l’attico è il desiderio proibito di molti. Ma vengono anche analizzati gli spazi interni che devono consentire di poter lavorare, o studiare; cercano soluzioni possibili per lo smart working e la didattica a distanza per i diversi componenti della famiglia. Le stanze vengono valutate anche in questo senso. E poi in tanti hanno cercato e acquistato, in zone collinari, l’acquisto di segmenti bassi di abitazioni dai 35 ai 50 mila euro. Queste persone hanno optano per la soluzione “sfogo” nella stessa provincia di residenza, da utilizzare in caso di impossibilità di lasciarla, come è stato la scorsa primavera.

E i centri storici, in particolare in città?

In centro storico oggi è più difficile vendere gli appartamenti proprio per l’assenza di balconi. È difficile proporli. Se permarranno queste esigenze di spazi esterni, le soluzioni centrali anche quelle in buoni contesti, con buone finiture, ma senza sfoghi esterni o senza verde, verranno deprezzate, la domanda non pagherà gli stessi prezzi pre-lockdown. Questa è la nostra sensazione.

Per quanto riguarda i prezzi? Ci sono stati cambiamenti sostanziali?

È presto per dirlo, ma immagino che aumenteranno i prezzi per le periferie e le case con spazi verdi, le soluzioni in vendita diminuiranno, la domanda è tanta e quindi… I segmenti di clientela medio alti, quelli che sono più strutturati magari che hanno un commercialista o un tecnico che li segue cercano case in pessime condizioni per ristrutturare e sfruttare il superbonus del 110%. Gli investitori, che negli ultimi anni erano aumentati passando dal 18 al 25%, prima investivano per mettere a reddito, oggi invece, con questa incertezza, investono per sfruttare benefici fiscali e rivendere. Quindi ci sono ma stanno cambiando strategia.

I tempi di vendita?

Per me il tempo di vendita va da quando entrano qui a quando si va a rogito. Lo preciso perché ultimamente sento dire “l’ho venduta in 5 minuti” e non può essere così per diversi motivi. Il potenziale acquirente si trova in breve tempo, è vero, ma poi c’è il discorso dei sopralluoghi dei tecnici, dell’accesso agli atti dell’urbanistica; il Comune risponde via e-mail: “oggi non si può andare”. Poi gli istituti di credito hanno dei tempi per deliberare il mutuo, in particolare per quelli con l’avallo del “Fondo di garanzia per la prima casa” (Consip). Oggi è tutto più rallentato.

Quali sono i suoi auspici per il futuro?

Chiuderemo sicuramente con un decremento delle compravendite perché sarà impossibile recuperare i tre mesi di inattività, anche se come dicevo all’inizio, sta andando decisamente meglio delle più rosee previsioni. È difficile fare ipotesi, dobbiamo aspettare e capire cosa succederà da settembre che sarà un mese importante per la riapertura delle scuole. Ci sarà movimento di insegnanti? Si tornerà parzialmente alla didattica a distanza? E poi le grandi aziende cosa faranno? Molti dipendenti sono ancora in smart working, continuerà questa tendenza?

Tutto ciò condizionerà anche il mercato immobiliare. Siamo alla finestra.

Tatiana Cogo