La pandemia arresta la corsa dell’export dell’Emilia Romagna (-25%)

Nel secondo trimestre 2020 si è verificata l’attesa flessione delle esportazioni regionali per effetto della pandemia (-25,3 per cento).

L’Emilia-Romagna si conferma però la seconda regione italiana per valore delle esportazioni e ha contenuto i danni al meglio. La caduta del commercio estero è analoga in Veneto, leggermente superiore in Lombardia, del 27,8 per cento a livello nazionale e ancora più elevata in Toscana e soprattutto Piemonte. L’andamento settoriale è molto disomogeneo. Aumenta l’export agricolo e segna un boom la farmaceutica, tiene l’alimentare e bevande, ma i mezzi di trasporto perdono il 36,0 per cento e la moda oltre il 40 per cento. La perdita risulta attorno a un quarto sui mercati di tutti i continenti, ma l’andamento è differenziato per la diversa intensità con cui la pandemia ha colpito ogni singolo paese di destinazione

Secondo i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, analizzati da Unioncamere Emilia-Romagna, tra aprile e giugno si è avuto l’atteso calo dovuto alle conseguenze della pandemia. Le esportazioni emiliano-romagnole sono risultate pari a poco più di 12.709 milioni di euro, equivalente al 14,3 per cento dell’export nazionale, e hanno fatto segnare una caduta del 25,3 per cento. La flessione ha dimensione importante, tuttavia più contenuta rispetto alla diminuzione del 28,9 per cento riferita al secondo trimestre del 2009. Tra le regioni grandi esportatrici e maggiormente colpite dalla pandemia, l’andamento non è affatto omogeneo. L’Emilia-Romagna ha contenuto i danni al meglio e si conferma la seconda regione italiana per quota dell’export nazionale. Le esportazioni si sono ridotte del 25,4 per cento nel Veneto e del 26,9 per cento in Lombardia, ma quelle della Toscana hanno perso il 29,2 per cento e quelle del Piemonte addirittura il 35,7 per cento.

I settori. Il segno rosso ha prevalso in tutti i comparti principali, con la sola eccezione dell’agricoltura (+0,6 per cento). Il principale contributo negativo è venuto dalle esportazioni del settore dei macchinari e apparecchiature meccaniche (-26,7 per cento), seguito dai mezzi di trasporto, che perde il 36,0 per cento delle vendite estere, e delle industrie della moda (-41,4 per cento), che registrano la più ampia caduta tra i settori considerati. Tengono meglio le esportazioni dell’aggregato delle altre industrie manifatturiere (-15,0 per cento), grazie all’industria del tabacco (-8,9 per cento), quelle delle industrie chimica, farmaceutica e delle materie plastiche (-8,0 per cento), sostenute da un incremento del 34,2 per cento dei farmaceutici avvantaggiatisi della pandemia, e quelle dell’industria alimentare e delle bevande (-6,0 per cento).

Le destinazioni. I risultati ottenuti sui diversi mercati hanno risentito della differente composizione dell’export regionale e della diversa intensità con la quale il Covid19 ha colpito ogni singolo paese. La caduta dell’export regionale si colloca attorno a un quarto, leggermente minore sui mercati dell’Oceania (-23,8 per cento) ed europei (-24,0 per cento), più ampia sui mercati asiatici (-26,9 per cento), americani (-27,9 per cento) e dell’Africa (-31,1 per cento).
In ognuna di queste macroaree, la minore intensità della pandemia in alcuni Paesi ha però permesso di contenere la discesa.
In merito singoli Paesi si segnalano la più contenuta flessione in Germania (-15,6 per cento), quella quasi doppia in Francia (-28,4 per cento) e Spagna (-28,2 per cento) e quella più che doppia nel Regno Unito (-37,4 per cento). È risultato pesante il mercato statunitense (-28,0 per cento), ma meglio sostenuto quello canadese (-14,9 per cento). La diminuzione dell’export è stata più marcata in Cina (-24,7 per cento), ma più contenuta in Giappone (-17,8 per cento).