“La vita negli oceani”

31/05/2012
 
Che cos’è il mare e quale grande storia si nasconde nelle sue profondità? Domande che nascono dalla vorace curiosità di un bambino di fronte all’immensità dell’oceano e da cui comincia un viaggio attraverso la storia dell’universo vista con gli occhi del mare e delle sue creature. Perché tutto quello che succede nel mondo si riflette nell’oceano, e tutto quello che succede negli oceani determina il nostro futuro.
Terra, aria, acqua. Sembra procedere come una ricerca attraverso gli elementi naturali la seconda vita di Jacques Perrin come documentarista. Un pedinamento caparbio, pronto a cogliere sempre più in profondità e con sempre maggiori dettagli le vite microscopiche degli insetti (Microcosmos), i lunghi viaggi dei volatili (Il popolo migratore) e ora l’infinità della fauna marina. Con l’evolvere della tecnologia forense e militare, anche le ambizioni e la misura dei suoi film si fanno sempre più grandi, passando da raffinatissimi documentari etologici a vere e proprie opere-mondo che contemplano le meraviglie della natura per cogliere i misteri della vita.
Non a caso, Le vite degli oceani elimina il commento didattico e avanza per capitoli scanditi da grandi domande, interrogativi tanto ingenui quanto sconfinati che invocano l’epica del grande spettacolo. Le straordinarie riprese del mondo acquatico (quattro anni di ricerca e circa diciotto differenti troupe sparse per tutto il globo), prima ancora di acquisire il valore di documentario divulgativo, costruiscono un immaginario spettacolare prettamente cinematografico, evocando scene di combattimenti di massa, di intense passioni o di forte tensione. Seguendo le variegate partiture di Bruno Coulais, i due registi creano una sorta di Fantasia disneyana ripresa dal vero: una sinfonia che paiono essere le immagini stesse a eseguire.
È attraverso questa ricerca di complessità e di associazioni sia biologiche che immaginifiche che si stabilisce lo scarto maggiore rispetto agli altri documentari sull’universo marino: se mostrare l’umanità e l’antropomorfizzazione degli animali rappresenta lo strato più basso dell’identificazione, il cuore del lavoro di Perrin e Cluzaud sta nello stabilire un’armonia e un’empatia fra mare, terra e cielo. Ovvero nel ricreare fra le inquadrature un intero geosistema in cui ogni fenomeno sta in rapporto di causa-effetto con l’altro.
Progetto decisamente sconfinato e che in alcuni momenti soffre dell’eccesso di sovrapposizione fra ecologia ed etologia, evoluzione ed estinzione, epica ed etica. Eppure c’è una passione coinvolgente in questo tentativo di abbracciare l’intero ciclo vitale dentro e fuori dall’oceano, dentro e fuori dal cinema. Una passione che coinvolge Perrin al punto di farsi non solo voce narrante (doppiata in italiano da Neri Marcorè), ma anche accompagnatore-demiurgo di un bambino che ha dentro di sé tutti gli sguardi meravigliati degli spettatori del film. In questo senso, non è certo un caso che il gigantesco acquario del finale somigli moltissimo a uno schermo cinematografico.

(Si ringrazia Mymovies.it per la collaborazione)
Clicca qui per conoscere la programmazione nelle sale di Parma.

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