L’artista ribelle

L’artista ribelle

Se vi dico che sono Francesco Mazzola
forse non vorrete ascoltare da me nessuna parola
ma se vi dico che tutti mi chiamano il Parmigianino
certamente mi presterete attenzione un attimino.
Io sono l’unico vero e solo artista parmigiano
per cortesia non confondetemi con l’altro che è reggiano;
perché io sono nato nel cuore della città
in vicolo delle Asse o giù di là
ho studiato a Parma disegno e pittura
grazie ai miei zii che amavano la cultura
e seppur del reggiano ho ammirato gli affreschi
io, dopo, ho realizzato lavori a dir poco fiabeschi.
Mi chiamano Parmigianino per il mio aspetto minuto
e per il mio fare gentile sono stato spesso ben voluto,
comunque la mia storia è questa qua
ed è pregna di straordinaria autenticità
perché già a 16 anni ero un pittore autonomo
e dei miei affari divenni presto un attento economo,
pensate che facevo dei miracoli con il disegno
e da ciò si scoprì il mio adolescenziale ingegno;
poi lontano dai cittadini sguardi
realizzai l’incantevole pala di Bardi,
divenni quasi subito un affermato artista
essendo spesso un richiestissimo ritrattista.
In San Giovanni dipinsi un putto e alcune cappelle laterali
e le mie pennellate venivano considerate geniali,
così ricevetti tantissime commissioni
seguite da ancor più gratificazioni,
fin quando il mio stile lineare e delicato
fu richiesto anche dai Signori di Fontanellato
dove dipinsi le lunette con la favola di Diana ed Atteone
e tutto ciò riscosse un’enorme attenzione.
Poi partii per Roma e il suo Stato Pontificio
e la mia fama ebbe più che un beneficio
ancora si ammira il mio particolare autoritratto
che in uno specchio convesso ho fatto.
Tante frequentazioni ai circoli dei discepoli di Raffaello
perché nella capitale, l’urbinate era un modello.
Poi andai nella bella Bologna in San Petronio
dove dipinsi il San Rocco che vale un patrimonio,
non riposavo mai e lavoravo senza aver mai posa
realizzando le Madonne di Santa Margherita e della Rosa.
Tutti dicevano che il mio tratto era veloce
e che del manierismo ero la principale voce,
molti ritenevano il mio disegno colto e ardito
e per questo dai più giovani fui gradito.
Infine ritornai nella nostra città ducale
e in Steccata feci qualcosa di speciale,
sempre su un ponteggio ad affrescare le volte
detti corpo alle vergini sagge e a quelle stolte.
Poi fui giudicato inadempiente
e in carcere fui spedito immediatamente,
mi riscattai agli occhi di tutti con il ritratto di una giovane donna
è la nota “schiava turca” che è bella come una madonna;
un dipinto intenso e leggiadro
sicuramente il mio più bel quadro.
Alla fine della mia vita fuggii a Casalmaggiore
dove continuai l’attività di pittore,
non tutte le mie opere le ho completate e finite
comunque tutte con estro e genio le ho eseguite.
I miei capolavori mettono stupore negli occhi di chi li ammira
sia per le figure che per l’atmosfera che si respira
e se qualcuno prova forti ed inattese emozioni
sarà per l’allineamento che facevo delle proporzioni,
mi sono impegnato tanto nella minuziosa ricerca dei dettagli
e forse avrò commesso involontariamente degli sbagli;
di certo ci ho tenuto molto all’uso espressivo del colore
per dare alle mie opere e alla mia vita più forza e più valore

Elvis & Raffaele