Le domande di Rainieri sui punti oscuri della legionella a Parma

SMA MODENA
lombatti_mar24

“Spero che l’assemblea pubblica sull’epidemia di legionella al Montebello sia l’occasione per fare chiarezza sui tanti punti oscuri di questa vicenda. Il sindaco Pizzarotti cercherà sicuramente di trasformarla in un’occasione di propaganda elettorale ma credo che le probabili lacune sue e di altri di cui ho già chiesto conto in Regione e sulle quali ancora mi soffermo nella nuova interrogazione che ho presentato oggi, non possano avere risposte propagandistiche ed evasive, alle quali Pizzarotti ci ha abituato da ormai 5 anni, ma ben circostanziate anche nel rispetto della serietà della vicenda”.

Queste le parole con le quali il Vice Presidente dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ed esponente della Lega Nord, Fabio Rainieri, ha introdotto l’illustrazione dell’ultima interrogazione sulla legionella al Montebello che ha presentato in Regione, proprio poche ore prima dell’atteso secondo incontro pubblico fissato dalle istituzioni presso la Scuola Don Milani per ascoltare e dare risposti ai parmigiani.

Rainieri nel documento sottolinea innanzitutto l’importanza dell’epidemia di legionellosi verificatasi a Parma nella zona Montebello del Quartiere Cittadella tra il 22.08.2016 e il 09.10.2016, perché si tratta della più estesa per numero di casi interessati registrata in Italia almeno negli ultimi 25 anni. Dopo avere esaminato la relazione prodotta dall’Unità di Crisi, appositamente istituita dalla Regione Emilia-Romagna per gestire l’epidemia ed accertarne le cause, il consigliere regionale leghista ha posto alla Giunta regionale le seguenti domande:

– per quali motivi il Comune di Parma o altri enti da esso delegati non hanno predisposto e curato la tenuta di un apposito “Catasto” delle torri di raffreddamento ad umido e dei condensatori evaporativi esistenti, da implementarsi mediante notifica da parte dei responsabili degli impianti di raffreddamento, come prescritto dalla Linee guida nazionali per la prevenzione ed il controllo della legionellosi emanate a seguito dell’Accordo intervenuto tra Governo, Regioni e Province Autonome il 07.05.2015;

– su quali torri di raffreddamento, le ispezioni e le indagini ambientali svolte non possono essere considerate conclusive nell’escludere il loro ruolo come potenziale fonte di contaminazione perché, quando è stato fatto l’accertamento, alcune erano state già spente e altre erano già state sottoposte a bonifica;

– se ritiene tempestive l’allerta per epidemia scattata il 26.09, quando erano stati segnalati già cinque casi correlati alla stessa zona della città, nonché la prima riunione formale tra Area Malattie Infettive e Area Ambiente del Servizio Igiene e Sanità Pubblica e il Servizio Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro tenutasi il 28.09 quando i casi segnalati erano divenuti almeno già sette;

– per quali motivi solo per pochi dei 41 casi riscontrati nel cluster, l’esame colturale per campioni respiratori, che è risaputo essere il solo idoneo a isolare il ceppo della legionellosi, è stato eseguito su un numero limitato di pazienti, determinando così la situazione che ad oggi sono disponibili solo 8 campioni probabilmente insufficienti per identificare il tipo di Legionella responsabile dell’epidemia e quindi la sua causa;

– se, dato che si tratta della più importante epidemia di legionellosi in Italia almeno negli ultimi 25 anni, vi è riscontro di un doveroso interessamento diretto da parte del Ministero della Salute ed esso sia attivo sia nel far proseguire le ricerche delle cause, sia nel migliorare gli strumenti di prevenzione prendendo in considerazione quanto è avvenuto e, all’evidenza, non ha funzionato per questa epidemia.