“L’economia di Parma è in forte ripresa. Qualunque sarà il futuro politico di Draghi, il lavoro da lui impostato deve continuare”. INTERVISTA al direttore dell’UPI Cesare Azzali

Cesare Azzali

La nostra economia, dopo anni di profondo torpore, tra una crisi finanziaria e l’altra e l’assenza di innovazioni del sistema paese, si sta svegliando. La pandemia ha dato una forte scossa e come detto più volte, fatto emergere le tante criticità che in molti ambiti attanagliano il paese. Ma a questo è conseguito un grande impegno delle istituzioni europee, che in Italia è sfociato nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Next Generation EU è uno strumento da 750 miliardi, pensato per stimolare una riforma “sostenibile, uniforme, inclusiva ed equa”. Una grossa fetta di fondi, come sappiamo, arriverà nel nostro paese che, nel frattempo, sta facendo registrare una buona ripresa del pil con le prospettive di arrivare ai livelli pre Covid nei primi mesi del 2022. Un paese, il nostro, che dovrà farsi trovare pronto per la transizione ecologica e digitale e, anche per questa ragione, dovrà mettere finalmente mano a riforme non più prorogabili.

Proprio di riforme, ripresa economica, green pass e ambiente abbiamo parlato con Cesere Azzali, direttore generale Unione Parmense degli Industriali che, dal suo osservatorio privilegiato, ha il polso della situazione delle imprese locali.

Fra pochi giorni sarà obbligatorio il green pass anche nel privato, le imprese sono pronte?

Le imprese si stanno attrezzando è ragionevole immaginare che, dato che la maggior parte della popolazione è vaccinata, non ci saranno grossi problemi. La percezione che abbiamo noi è che il personale delle aziende, chi con maggiore chi con minore convinzione, si sia allineato. Non ci aspettiamo rebound negativi.

Quale è lo stato di salute dell’economia del parmense?

Dopo un forte rimbalzo dei consumi interni e internazionali fino fine estate l’andamento è stato positivo. Dal punto di vista degli ordini per Parma la valutazione è incredibilmente positiva: c’è un incremento di oltre il 50% di media che arriva al 70% per le imprese più strutturate.

Diversi settori stanno performando molto bene, soprattutto all’estero. Nel primo semestre 2021, infatti, le esportazioni parmensi sono aumentate del 19%. Oltre all’agroalimentare e alla chimica farmaceutica, che avevano tenuto anche nel 2020, hanno reagito ottimamente il settore metalmeccanico (+40%) e quello dell’impiantistica alimentare (+30%). Abbiamo avuto poi incrementi significativi nell’esportazione della chimica e del settore profumiero (+23%).

Anche la domanda interna va molto meglio rispetto al 2020, del resto abbiamo tutti ripreso stili di vita più “ordinari”, ma certo l’elemento più stimolante per le nostre imprese è l’estero.

Tra i problemi più denunciati dalle aziende, oggi ci sono il rincaro delle materie prime e la difficoltà a trovare personale qualificato quale è la situazione nel nostro territorio?

Per quanto riguarda le materie prime, la ripartenza è messa in difficoltà da un lato dall’aumento dei prezzi e dall’altro dalla scarsità. Del resto quando l’offerta è inferiore alla domanda succede che aumentino i prezzi, ma è un processo che dovrebbe normalizzarsi nei prossimi mesi.

Poi facciamo fatica a trovare personale specializzato, è vero. Questo è un problema, perché si è rimessa in moto l’attività produttiva. In questa fase di ripresa, il problema è particolarmente forte là dove si va alla ricerca di competenze specializzate, che nel nostro paese mancano da sempre e che devono scontare il fatto che sì c’è uno sforzo educativo in atto, ma gli esiti si vedranno fra un po’.

Quale può essere la soluzione a questa problematica?

Le aziende sicuramente a fronte della difficoltà di trovare personale stanno investendo molto negli impianti e nell’informatica. Cioè stanno cercando di automatizzare il più possibile il ciclo produttivo. La conseguenza sarà che la presenza di persone sarà meno necessaria.

E sul fronte dell’educazione scolastica?

C’è un fortissimo sforzo che va in questa direzione. Parma ha lavorato molto bene in questi anni, abbiamo avviato diversi “Farm” in vari ambiti, a partire dal cibo. Ora ne sta partendo uno su prosciutto e salumi, ne abbiamo un altro consolidato nel settore metalmeccanico e dei materiali a Fornovo. L’attrattività di questa formazione si sta consolidando, ma è chiaro che, come dicevo prima, per preparare nuove leve serve tempo.

Negli ultimi tempi anche grazie ai giovani ambientalisti si parla sempre più di come conciliare produttività e green. Parma come si sta muovendo?

Le imprese di Parma già da un po’ di anni, hanno imboccato una strada di ricerca di soluzioni, ragionevoli, sostenibili e praticabili. Questa accentuazione dell’interesse sui temi dell’impatto delle attività economiche corrisponde a un percorso già iniziato.

La soluzione dei problemi di impatto ambientale dipende dalla disponibilità di tecnologie adeguate ad affrontare nuove sfide dovute al fatto che la popolazione mondiale è aumentata.

C’è una possibilità di trovare soluzioni adeguate solo se l’impegno sarà globale. Faccio un esempio: in Europa stiamo lavorando sulla riduzione dell’impatto della plastica sugli equilibri naturali e sono stati raggiunti obiettivi significativi. Però è provato che il 90% di plastica nei mari provenga dall’Asia. Lo stesso si può dire sulle emissioni CO2 dobbiamo continuare a perseguire la riduzione, ma anche tener presente che Usa, Cina e India sono responsabili del 70% dell’emissioni. Senza uno sforzo globale non raggiungeremo mai gli effetti attesi.

Quindi il tema è il cambiamento di stili di vita, di cultura complessiva, di condivisione reale. Da questo punto di vista c’è molta strada da fare, perché l’impegno non è lo stesso in tutte le parti del mondo.

Confindustria ha accolto Draghi alla propria assemblea con una standing ovation, cosa accadrà secondo lei se dovesse lasciare Palazzo Chigi per il Quirinale?

Il problema politico esce dalle mie capacità divinatorie… quello che posso dire è che con l’arrivo di Mario Draghi, quanto era stato concordato con le istituzione europee, ha acquisito un quadro di gestione operativa molto promettente. Il giudizio è assolutamente positivo. È ragionevole immaginare che, qualunque scelta a livello politico possa essere compiuta, debba preservare che quanto impostato possa continuare, sia che Draghi rimanga presidente del Consiglio sia che assuma il ruolo di Presidente della Repubblica. Questi mesi hanno dimostrato che è stato possibile raggiungere obiettivi anche in un Paese come il nostro, obiettivamente molto complicato. Dovremo affrontare sfide di trasformazione a livello mondiale e abbiamo bisogno del suo stile di governo e della sua concretezza. Ne abbiamo assoluta necessità.

Lei è quindi ottimista in questo senso?

Dipende molto da come si porranno gli equilibri delle forze politiche, sono abbastanza fiducioso che la “necessità” sarà buona consigliera, questo è l’auspicio. Mettiamola così: non abbiamo alternative al fatto di fare bene. Quindi è ragionevole immaginare che, seppur con qualche difficoltà, le soluzioni che andremo a costruire non siano lontane dall’obbiettivo, perché altrimenti i risultati non saranno quelli di cui abbiamo bisogno. Il nostro è un Paese che spesso, nei momenti di grandi difficoltà, è riuscito a trovare in sé stesso qualità sopite. E poi conto molto sul concetto di provvidenza, che si aggiunga allo sforzo degli esseri umani.

Tatiana Cogo