“L’unico partito democratico è oggi quello comunista… roba da matti”

05/05/2009
h.11.40

Ricordo sempre con piacere la mia esperienza di membro eletto del Comitato e della Direzione provinciali del Partito Popolare (PPI), organi, sia pur di un piccolo partito di opposizione, che però a modo loro contavano qualcosa. Ognuno diceva la sua, cercava di argomentare e convincere gli altri e poi chiedeva il consenso dell’assemblea. Ciascuno valeva “uno” e così capitava che il sottoscritto insieme ad altri “pasdaran” quali Massimo Passera e Giovanni Agostini, stringendo le alleanza giuste (ad esempio con la montagna del carissimo amico Sandro Sozzi), riuscivamo a contrastare i mostri sacri del partito, a partire da Giorgio Pagliari che evidentemente era troppo superiore per mettersi a contare le tessere o troppo sicuro delle sue doti oratorie… e così, spesso e volentieri, finiva in minoranza. Che ridere!
Sono passati solo 7-8 anni da allora, ma quelle buone pratiche di democrazia interna appaiono oggi come vezzi retrò messi in soffitta dal berlusconismo e dai suoi tentativi di imitazione nei DS prima e nel PD poi. E sì, perché il degrado della politica ha annichilito questi organismi provinciali, di fatto svuotando il significato dei partiti stessi a livello locale.
Parto ovviamente da Forza Italia che penso più di ogni altro abbia introdotto il virus della decisione imposta dall’alto, del commissariamento e contro-commissariamento d’imperio, della selezione della classe dirigente del partito tramite nomina fiduciaria da parte del vertice e l’aberrante criterio di misura del potere interno non fondato sul radicamento territoriale o sul consenso ma sulla più o meno accentuata vicinanza (anche fisica) al leader nazionale o ad altri che a questi hanno la possibilità di accedere per amicizia o incarico istituzionale.
A giudicare dal modo con cui è stato dato il via libera alla candidatura per la Provincia di Giampaolo Lavagetto, ovvero come emanazione del volere del Capo ratificata con un pugno sul tavolo a Roma, direi che l’andazzo del PDL si sta rivelando in perfetta continuità con quello di Forza Italia, al punto che al congresso fondativo del nuovo partito si è arrivati ad inserire nello statuto l’inquietante dicitura di “partito carismatico” elevata ad elemento distintivo e di grande innovazione politica.
Comprendo che i Lavagetto o i Bernini, più di altri prodotti della politica berlusconiana, non si scandalizzino per questo verticismo che irride gli organismi locali del partito, ma mi chiedo come facciano persone come Villani e Moine, cresciuti dentro la DC e Alleanza Nazionale a pane e congressi da quando portavano i pantaloncini corti, ad accettare queste logiche interne.
Ma il più berlusconiano di tutti per concezione leaderistica e personalistica del partito è colui che Berlusconi non lo ha mai voluto neppure alla porta durante le campagne elettorali temendo che potesse fargli perdere consensi (facendo però meno lo schizzinoso nei confronti dei voti di Forza Italia), ovvero Elvo Ubaldi, che è si è spinto a teorizzare la coincidenza tra la sua esperienza amministrativa e l’esistenza stessa di Civiltà Parmigiana, dichiarando l’esaurimento del movimento civico con quello del suo mandato di sindaco. Ma Ubaldi ha osato oltre il berlusconismo, arrivando a ricondurre il nome e il simbolo di Civiltà Parmigiana non al volere dell’assemblea dei suoi iscritti ed amministratori ma alla titolarità di 4-5 suoi fedelissimi che vent’anni prima avevano sottoscritto l’atto costitutivo dell’associazione davanti al notaio.
Sul fronte del PD assistiamo ad un verticismo bolognese e nazionale praticamente speculare a quello del PDL, con l’aggravante dello scimmiottamento e dell’ipocrisia del definirsi, tanto nel nome quanto nei proclami, un partito democratico fondato sulle primarie, sebbene ormai sia chiaro anche al più trinariciuto dei compagni che queste sono utilizzate dal PD sempre in modo strumentale e propagandistico per avvallare decisioni già assunte dall’alto (vedi le primarie finte e plebiscitarie che hanno consacrato Prodi e di Veltroni) e mai come reale possibilità di contesa della candidatura. E’ dell’anno scorso la mancata convocazione delle primarie per la scelta dei parlamentari… la stessa dimenticanza che si è verificata in queste settimane per l’individuazione dei candidati nei collegi provinciali, tanto per fare alcuni esempi.
A Parma si è arrivati a paradossi grotteschi, tra cui spicca il commissariamento della sezione del PD di Fidenza “rea” di aver chiesto l’applicazione dello Statuto, ovvero le primarie per la scelta del candidato sindaco. Penso questo sia un caso che possa davvero essere insegnato a scuola come esempio di disprezzo delle regole e degli associati, oltre che di contraddizione e falsità politici.
E così, se si vuole trovare una qualche pratica di effettiva consultazione interna ai partiti, oggi bisogna volgere lo sguardo a sinistra, soprattutto tra le fila di Rifondazione Comunista. Tanto per rimanere in ambito locale, tutti ricorderanno il congresso lacerante del PRC di Parma di un anno fa dove, dopo mesi di travagli interni, di mozioni e contro-mozioni, di distinguo e sfumature, di velleitari richiami a categorie e personaggi del passato, i delegati si sono spaccati e hanno votato a maggioranza il ritiro degli assessori provinciali Conte e Carraro dalla giunta Bernazzoli, la successiva battaglia interna per la ratificata da parte del Comitato Politico Federale e poi la scelta di correre da soli alle provinciali… tutte decisioni che se la maggioranza congressuale fosse stata diversa non sarebbero stata compiute. Solo il responso delle urne dirà se queste loro scelte sono state giuste o sbagliate… ma almeno sono state loro. Coi tempi che corrono non mi pare cosa di poco conto.
E così siamo arrivati a dover ammettere che l’unico partito democratico lo si trova in uno comunista… roba da matti!

                                                                                Andrea Marsiletti

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“L’unico partito democratico è oggi quello comunista… roba da matti”

Shadow 2.0
Finalità del Progetto
Elenco dei
membri del Governo Ombra
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05/05/2009

Il presente intervento è a titolo personale e i suoi contenuti non impegnano in nessun modo il Governo Ombra del Comune e della Provincia di Parma Shadow 2.0. 

Ricordo sempre con piacere la mia esperienza di membro eletto del Comitato e della Direzione provinciali del Partito Popolare (PPI), organi, sia pur di un piccolo partito di opposizione, che però a modo loro contavano qualcosa. Ognuno diceva la sua, cercava di argomentare e convincere gli altri e poi chiedeva il consenso dell’assemblea. Ciascuno valeva “uno” e così capitava che il sottoscritto insieme ad altri “pasdaran” quali Massimo Passera e Giovanni Agostini, stringendo le alleanza giuste (ad esempio con la montagna del carissimo amico Sandro Sozzi), riuscivamo a contrastare i mostri sacri del partito, a partire da Giorgio Pagliari che evidentemente era troppo superiore per mettersi a contare le tessere o troppo sicuro delle sue doti oratorie… e così, spesso e volentieri, finiva in minoranza. Che ridere!
Sono passati solo 7-8 anni da allora, ma quelle buone pratiche di democrazia interna appaiono oggi come vezzi retrò messi in soffitta dal berlusconismo e dai suoi tentativi di imitazione nei DS prima e nel PD poi. E sì, perché il degrado della politica ha annichilito questi organismi provinciali, di fatto svuotando il significato dei partiti stessi a livello locale.
Parto ovviamente da Forza Italia che penso più di ogni altro abbia introdotto il virus della decisione imposta dall’alto, del commissariamento e contro-commissariamento d’imperio, della selezione della classe dirigente del partito tramite nomina fiduciaria da parte del vertice e l’aberrante criterio di misura del potere interno non fondato sul radicamento territoriale o sul consenso ma sulla più o meno accentuata vicinanza (anche fisica) al leader nazionale o ad altri che a questi hanno la possibilità di accedere per amicizia o incarico istituzionale.
A giudicare dal modo con cui è stato dato il via libera alla candidatura per la Provincia di Giampaolo Lavagetto, ovvero come emanazione del volere del Capo ratificata con un pugno sul tavolo a Roma, direi che l’andazzo del PDL si sta rivelando in perfetta continuità con quello di Forza Italia, al punto che al congresso fondativo del nuovo partito si è arrivati ad inserire nello statuto l’inquietante dicitura di “partito carismatico” elevata ad elemento distintivo e di grande innovazione politica.
Comprendo che i Lavagetto o i Bernini, più di altri prodotti della politica berlusconiana, non si scandalizzino per questo verticismo che irride gli organismi locali del partito, ma mi chiedo come facciano persone come Villani e Moine, cresciuti dentro la DC e Alleanza Nazionale a pane e congressi da quando portavano i pantaloncini corti, ad accettare queste logiche interne.
Ma il più berlusconiano di tutti per concezione leaderistica e personalistica del partito è colui che Berlusconi non lo ha mai voluto neppure alla porta durante le campagne elettorali temendo che potesse fargli perdere consensi (facendo però meno lo schizzinoso nei confronti dei voti di Forza Italia), ovvero Elvo Ubaldi, che è si è spinto a teorizzare la coincidenza tra la sua esperienza amministrativa e l’esistenza stessa di Civiltà Parmigiana, dichiarando l’esaurimento del movimento civico con quello del suo mandato di sindaco. Ma Ubaldi ha osato oltre il berlusconismo, arrivando a ricondurre il nome e il simbolo di Civiltà Parmigiana non al volere dell’assemblea dei suoi iscritti ed amministratori ma alla titolarità di 4-5 suoi fedelissimi che vent’anni prima avevano sottoscritto l’atto costitutivo dell’associazione davanti al notaio.
Sul fronte del PD assistiamo ad un verticismo bolognese e nazionale praticamente speculare a quello del PDL, con l’aggravante dello scimmiottamento e dell’ipocrisia del definirsi, tanto nel nome quanto nei proclami, un partito democratico fondato sulle primarie, sebbene ormai sia chiaro anche al più trinariciuto dei compagni che queste sono utilizzate dal PD sempre in modo strumentale e propagandistico per avvallare decisioni già assunte dall’alto (vedi le primarie finte e plebiscitarie che hanno consacrato Prodi e di Veltroni) e mai come reale possibilità di contesa della candidatura. E’ dell’anno scorso la mancata convocazione delle primarie per la scelta dei parlamentari… la stessa dimenticanza che si è verificata in queste settimane per l’individuazione dei candidati nei collegi provinciali, tanto per fare alcuni esempi.
A Parma si è arrivati a paradossi grotteschi, tra cui spicca il commissariamento della sezione del PD di Fidenza “rea” di aver chiesto l’applicazione dello Statuto, ovvero le primarie per la scelta del candidato sindaco. Penso questo sia un caso che possa davvero essere insegnato a scuola come esempio di disprezzo delle regole e degli associati, oltre che di contraddizione e falsità politici.
E così, se si vuole trovare una qualche pratica di effettiva consultazione interna ai partiti, oggi bisogna volgere lo sguardo a sinistra, soprattutto tra le fila di Rifondazione Comunista. Tanto per rimanere in ambito locale, tutti ricorderanno il congresso lacerante del PRC di Parma di un anno fa dove, dopo mesi di travagli interni, di mozioni e contro-mozioni, di distinguo e sfumature, di velleitari richiami a categorie e personaggi del passato, i delegati si sono spaccati e hanno votato a maggioranza il ritiro degli assessori provinciali Conte e Carraro dalla giunta Bernazzoli, la successiva battaglia interna per la ratificata da parte del Comitato Politico Federale e poi la scelta di correre da soli alle provinciali… tutte decisioni che se la maggioranza congressuale fosse stata diversa non sarebbero stata compiute. Solo il responso delle urne dirà se queste loro scelte sono state giuste o sbagliate… ma almeno sono state loro. Coi tempi che corrono non mi pare cosa di poco conto.
E così siamo arrivati a dover ammettere che l’unico partito democratico lo si trova in uno comunista… roba da matti!